Un domenicano ispirato da Charles de Foucauld nuovo arcivescovo di Algeri

Il vescovo francese Jean-Paul Vesco prende il posto dell’arcivescovo Paul Desfarges alla guida dell’unica metropolia di Algeria

Il nuovo arcivescovo di Algeri Jean-Paul Vesco
Foto: YouTube
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Era arrivato in Algeria la prima volta affascinato e influenzato dalla figura di Charles de Foucauld, e ora si troverà ad assistere alla canonizzazione di de Foucauld, il prossimo 15 maggio, da arcivescovo di Algeri. Jean-Paul Vesco, finora vescovo di Orano, è stato nominato da Papa Francesco arcivescovo di Algeri, al posto dell’ormai 77enne arcivescovo gesuita Paul Desfarges, che ha guidato l’unica metropolia dello Stato nordafricano dal 2016.

Classe 1962, avvocato di formazione, Jean-Paul Vesco ha fatto pratica legale per sette anni prima di entrare nei domenicani. Fa professione solenne nel 1996 e viene ordinato sacerdote nel 2001. Dopo due anni di Studi Biblici a Gerusalemme, si era satbilito in Algeria, rispondendo alla chiamata della provincia a ristabilire la presenza domenica nel Paese dopo l’assassinio del vescovo Pierre Claverie nel 1996.

Segnato dalla figura di Charles de Foucauld, era stato un anno nel primo eremo di Fratel Charles, a Beni Abbés, per imparare l’arabo. È stato, tra l’altro, tra gli organizzatori degli incontri annuali degli studenti sub-sahariani chiamati Taizé à Tlemcen. Nel 2005 viene nominato vicario generale della diocesi, nel 2007 anche economo.

Nel 2010, torna in Francia, a Parigi, eletto priore provinciale dei domenicani francesi. Ma è un ritorno di soli due anni: Benedetto XVI lo nomina nel 2012 vescovo di Orano, al posto di Alphonse Georgem.

Nel 2015 ha preso parte alla XV assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Dopo aver guidato la diocesi di Orano, si sposta nella capitale, in una situazione particolarmente difficile per la Chiesa algerina.

La diocesi di Algeri (oggi arcidiocesi) venne eretta nel 1838, all’inizio della dominazione coloniale francese, e ha visto figure di evangelizzatori di grande spessore. Ma nel 1962, in seguito all’indipendenza, la maggioranza dei francesi e degli Europei ha dovuto lasciare il Paese, la presenza cattolica è crollata da un milione a poche migliaia di unità, mentre il fondamentalismo islamico è cresciuto negli Anni Novanta.

Una crescita culminata con gli omicidi del 1996, prima dei sette trappisti del monastero di Tibhirine e poi del vescovo di Orano, Pierre Lucien Claverie, ucciso da una bomba collocata nel vescovado. Ma sono stati centinaia i cristiani uccisi tra il 1991 e il 1999, il 10 per cento nella sola arcidiocesi di Algeri. Diciannove martiri di Algeria sono stati beatificati l’8 dicembre 2018.

Secondo la costituzione algerina, l’Islam è una religione di Stato, sebbene la Carta riconosca la liberà di culto. Dal 2006, c’è una legge contro il proselitismo religioso, che obbliga tutte le comunità non musulmane a costituirsi in associazione dichiarata e a pregare solo in luoghi di culto conosciuti alle forze dell’ordine, che prevede carcere (da due a cinque alti) e multe salate a chi tenta di convertire un musulmano e persino condanna chi fabbrica o stampa documenti che possano confondere le idee di un musulmano, categoria in cui rientra anche la Bibbia.

L’arcivescovo Desforges ha notato, in una recente intervista, che

“di recente è stata votata una riforma della Costituzione, anche se con una forte astensione (un referendum novembre 2020 ha sancito la riforma costituzionale con il 66,80 per cento dei voti, ma con un’affluenza che non arrivava al 24%, ndr). Promette una maggiore partecipazione della società civile, ma attualmente siamo piuttosto in una fase di grande controllo del potere”.

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