Morto l’ultimo monaco di Tibhirine. Sopravvisse al martirio per essere testimone

Jean-Pierre Schumacher aveva compiuto 97 anni. Due anni fa, in Marocco, l’incontro con Papa Francesco

Papa Francesco saluta padre Jean Pierre, l'ultimo sopravvissuto di Tibhirine, Cattedrale di San Pietro, Marocco, 31 marzo 2019
Foto: Alan Holdren / ACI Group
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C’era una croce dei monaci di Tibhirine, custodita nel monastero marocchino di Midelt, sull’altare della Messa di Papa Francesco in Marocco nel 2019. E, poche ore prima, nella cattedrale di San Pietro a Rabat che ha compiuto cento anni, Papa Francesco si era inchinato profondamente di fronte a padre Jean-Pierre Schumacher. Perché lui era uno di quei monaci, unico sopravvissuto del gruppo di monaci ucciso nel 1996 da miliziani islamisti e recentemente beatificati. Padre Jean-Pierre è morto, a 97 anni, nel giorno della festa di Cristo Re. Ha raggiunto così i suoi confratelli che lo avevano preceduto a un destino cui lui era scampato per caso. Non fu martire, rimase come testimone.

Dopo l’incontro con Papa Francesco in Marocco, si schermiva con i giornalisti. Il passo incerto, la voce flebile di un uomo di 95 anni che ha davvero vissuto, padre Schumacher se ne stava nella sacrestia, quasi sovrastato dall’interesse delle persone, e ben protetto dai confratelli del monastero di Midelt, in Marocco, dove era andato a vivere negli ultimi tempi della sua vita.

Una vita che non era più la stessa dal 1996, da quando nella notta tra il 26 e 27 marzo sette suoi confratelli del monastero di Notre Dame de l’Atlas a Tibhirine, in Algeria, erano stati rapitiIl sequestro fu rivendicato dal Gruppo Islamico Armato, che propose alla Francia uno scambio di prigionieri. Le trattative non portarono a nulla, e il 21 maggio i terroristi annunciarono l'uccisione dei monaci: le loro teste furono ritrovate il 30 maggio, mentre non si è mai avuta notizia dei corpi.

Lui scampò, perché prestava servizio in portineria, in un edificio adiacente al convento, e insieme a lui un altro confratello, padre Amédée. Ma tra i sette, poi beatificati insieme ad altri martiri di quel terribile periodo di Algeria, ci sarebbero potuti essere anche lui.

Eppure, il martirio dei confratelli non raccontò quello che lo stesso padre Schumacher ha chiamato “lo spirito di Tibhirine”, quella scelta di dialogo con i musulmani fatta dai monaci sin da quando il monastero era stato fondato nel 1938.

Tanto che dopo il rapimento dei confratelli, padre Jean-Pierre, insieme ad un altro scampato, padre Amedée, non si erano fatti prendere dal panico, certi che i monaci erano stati presi in ostaggio per servire da moneta di scambio. Nessuno immaginava una così tragica fine.

Padre Amédée è morto nel 2008, e con lui padre Jean-Pierre si è chiesto spesso perché sono stati risparmiati. Padre Schumacher raccontò poi che fu la madre abbadessa del monastero della Fille-Dieu, in Svizzera, a dargli una spiegazione che lo mise in pace. Gli scrisse: “Ci sono dei fratelli ai quali è stato chiesto di negoziare con il dono della vita, altri ai quali è chiesto di testimoniare con la vita”.

Padre Schumacher proveniva dalla Lorena. Nato nel 1924, era ad Heidelberg negli anni 40. Nel 1942 fu arruolato forzatamente nell’Arbeitdienst, che era un servizio militare preparatorio che poi finì nella Wermacht. Lui affidò alla Madonna il suo futuro. Nel 1943, una malattia agli occhi lo fa smobilitare dall’esercito tedesco proprio nel momento in cui i suoi compagni lasciavano la caserma di Heidelberg per il fronte russo. Fu l’unico sopravvissuto della sua unità.

Nel 1957, tornò all’abbazia di Timadeuc, e nel l964 risposte alla chiamata del vescovo Duval e di Dom Jean de la Croix, abate di Aiguebelle, per andare Tibhirine.

Nominato superiore del Priorato di Nostra Signora dell'Atlante a Fez, nel 1996, all'età di 75 anni è stato sostituito in questa posizione da padre Jean-Pierre Flachaire nel 1999. Ha continuato a vivere nella comunità.

sette monaci di Tibhirine rapiti il 26 marzo 1996 e uccisi dopo 56 giorni erano: Christian De Chergé, Luc Dochier, Christophe Lebreton, Michel Fleury, Bruno Lemarchand, Celestin Ringeard, Paul Favre-Miville. Sono stati beatificati come martiri l’8 dicembre 2018, insieme ad altri 11 martiri.

Questi erano: il vescovo Pierre Claverie, domenicano, vescovo di Orano, ucciso dal suo autista il 1° agosto 1996; fra Henri Vergès, marista, e suor Paul-Hélène Saint-Raymond, piccola suora dell’Assunzione, uccisi ad Algeri l’8 maggio 1994; suor Esther Paniagua Alonso e suor Caridad Alvarez Martin, agostiniane missionarie uccise il 23 ottobre 1994 a Babael Oued; i padri bianchi Jean Chevillard, Alain Dieulangard, Charles Deckers e Christian Chessel, uccisi il 27 dicembre 1994 a Tizi-Ouzou; le suore missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, Jeanne Littlejohn (suor Angèle-Marie) e Denise Leclercq (suor Bibiane), uccise il 3 settembre 1995; suor Odette Prévost, delle Piccole suore del Sacro Cuore, uccisa ad Algeri il 10 novembre 1995.

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