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Un Giubileo speciale per i vicariati di Arabia

Millecinquecento anni fa, Sant’Areta e compagni furono trucidati. La loro storia racconta di una presenza cristiana nel Golfo lunga millenni

Il vescovo Berardi apre la Porta Santa del Giubileo di Sant'Areta e compagni presso la cattedrale di Nostra Signora di Arabia in Bahrein | AVONA / You Tube Il vescovo Berardi apre la Porta Santa del Giubileo di Sant'Areta e compagni presso la cattedrale di Nostra Signora di Arabia in Bahrein | AVONA / You Tube

Papa Francesco sarà negli Emirati Arabi Uniti dall’1 al 3 dicembre, per parlare di cura della casa comune al COP28 di Dubai. Ma se oggi i cristiani nella regione sono pochi, e quasi tutti migranti, la realtà è che c’è una presenza cristiana nel Golfo che risale a millenni fa. Tanto che i Vicariati per l’Arabia del Nord e del Sud hanno aperto, a inizio novembre, una speciale Porta Santa per celebrare un Giubileo molto importante: il millecinquecentenario del martirio di Sant’Areta e compagni.

Così, lo scorso 4 novembre, il vescovo Aldo Berardi, vicario apostolico per l’Arabia del Nord, ha benedetto la porta santa dello speciale Giubileo indetto per ricordare Sant’Areta e compagni in una celebrazione che ha incluso anche l’arcivescovo Eugene Martin Nugent, nunzio apostolico in Kuwait, Bahrein e Qatar.

Chi era Sant’Areta? Giovanni di Efeso racconta che Dhū Nuwās, diventato ebreo, annunciò che avrebbe perseguitato i cristiani che vivevano nel suo regno, perché questi avevano perseguitato i correligionari nei loro regni. La persecuzione, che avvenne a Najran, la moderna al Ukhdud in Arabia saudita, è condannata anche in un sura del Corano. Pare piuttosto che il sovrano himyarita non volesse non rimborsare un forte debito contratto con la comunità cristiana di Najran, e per questo eliminò i creditore. E così, Dhū Nuwās attaccò prima la guarnigione del regno aksumita a Zafar, conquistando la cittadina e bruciando le sue chiese, e poi si mosse verso Najran, la portò alla resa e massacrò i cristiani della città che non avevano abiurato alla loro fede.

La notizia del massacro fu diffusa dallo stesso Dhū Nuwās in una lettera inviata all’imperatore Kavadh di Persia e al re lakhmide al-Mundhir, esortandoli a comportarsi nello stesso modo. Al-Mundhir rivelò il contenuto della lettera di Dhū Nuwās agli ambasciatori bizantini che restarono inorriditi per il suo contenuto.

Fu così che la notizia del massacro si diffuse rapidamente negli imperi bizantino e sasanide. Gli scampati alla carneficina trovarono ospitalità presso l’Imperatore bizantino Giustino I.

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Areta, la moglie Ruma e l'intera comunità di Najran sono ricordati dalla Chiesa cattolica il 24 ottobre, nonostante fosse monofisiti. Si legge nel martirologia. "A Nagran in Arabia, passione dei santi Áreta, principe della città, e trecentoquaranta compagni, martiri al tempo dell'imperatore Giustino, sotto Du Nuwas o Dun‘an re d'Arabia".

L’anno Giubilare è cominciato il 24 ottobre e terminerà il 23 ottobre 2024, e concede anche l’indulgenza plenaria ai fedeli che visitano la cattedrale di Nostra Signora di Arabia e la chiesa parrocchiale di Sant’Areta in pellegrinaggio.

Nella sua lettera pastorale in occasione dell’anno Giubilare, il vescovo Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, ha sottolineato che la comunità dell’Arabia settentrionale “è parte di una lunga storia di cristiani che hanno vissuto nel Golfo”, e che è vero che la comunità è “una Chiesa di migranti”, ma che “venendo in questa terra siamo parte della storia della Chiesa in questa regione”.

Ricordando i martiri, il vescovo Berardi ha notato che “il testimone non è una persona migliore di altre, non è una persona che comunica sé stessa. Comunica la fede cristiana e l’incontro con Gesù attraverso la sua vita e parole”.