Un nuovo vescovo per l’Iran. Cardinale Sandri: “Offri la luce del Vangelo”

Ordinato vescovo il francescano conventuale Dominique Mathieu. Guiderà l’arcidiocesi di Teheran-Ispahan, in Iran

Il Cardinale Sandri ordina vescovo il francescano conventuale Dominique Mathieu
Foto: Congregazione per le Chiese Orientali
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Quella cattolica latina dell’Iran è una comunità piccola, tra le più piccole comunità cristiane nel territorio dove ci sono anche cattolici caldei e armeni e anche fratelli di altre confessioni cristiane. Ed è lì che l’arcivescovo Dominique Mathieu dovrà portare “la luce del Vangelo”, ha detto il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ordinandolo vescovo il 16 febbraio, festa di San Maruta, patrono dell’Iran.

Francescano conventuale, Mathieu è stato ordinato nella basilica dei Santi Apostoli a Roma, e ha scelto come motto episcopale “Deus Meus in te confido” (Dio mio, in te confido). È chiamato a reggere l’antica diocesi di Ispahan dei Latini, eretta sil 12 ottobre 1629 e arcidiocesi dall’1 luglio 1910, ora unita a Teheran. Una diocesi difficile, senza vescovo da cinque anni. Da quando, per intenderci, il suo predecessore, l’arcivescovo Ignazio Bedini, salesiano, aveva rassegnato le dimissioni per raggiunti limiti di età nel 2015. e con lui erano andati via tutti i salesiani presenti in Iran, nonostante la lunga storia di presenza anche in tempi di rivoluzione khomeneista. In questi cinque anni, amministratore apostolico dell’arcidiocesi sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis è statoil lazzarista Jack Youssef, nato a Teheran nel 1971, dell’eparchia caldea di  Teheran.

Sarà un francescano conventuale a far tornare i salesiani nel Paese? Lo sperano i cattolici di Iran, ed è significativo che tra i vescovi co-consacranti ci fosse proprio l’arcivescovo Bediali.

Nella sua omelia, il Cardinale Sandri ha sottolineato che “se consideriamo le nostre forze personali e siamo onesti nel valutarle, cresce la consapevolezza del nostro nulla: è la stessa esperienza dei discepoli nel Cenacolo, che hanno ricevuto l’annuncio della Resurrezione, ma restano chiusi tra loro ancora avvolti dalla paura e dal tentennamento”. Ma – aggiunge, commentando un brano del profeta Geremia – “in un uomo misero e limitato, fiorisce la grazia di Dio e la parola che egli porta è anzitutto quella di una vita abitata dalla presenza del Signore insieme all’annuncio di quanto gli pone sulle labbra Colui che lo invia”.

Ed è quella l’esperienza di San Francesco, di cui il Cardinale Sandri ricorda il viaggio in Terrasanta e l’incontro con il sultano al-Malik al-Kamel. I momenti dell’incontro, tramandati da diverse fonti, “non hanno cambiato le sorti sul campo, ma hanno avuto una forza ben più dirompente, quella del seme, che dice il Vangelo, solo se è posto nella terra e marcisce, germoglia e porta frutto”.

Il Cardinale Sandri ricorda che “a Damietta san Francesco non ha avuto paura di Maometto e il Sultano non ha avuto paura del Vangelo, l’uno e l’altro ponendosi in ascolto”. E, rivolge un invito al neo arcivescovo Mathieu: “Così potrai fare anche tu”..

Gli spiega che “attraverso il triplice munus, di santificare, di governare e di insegnare che ti viene ora conferito in pienezza attraverso la consacrazione episcopale, ed insieme ai confratelli Vescovi offrite la testimonianza dell’essere sale anche di quella terra e offrite la luce del Vangelo”.

Di quella luce, dice il Cardinale Sandri, “nessuno deve avere paura”, perché “è piuttosto quella luce gentile invocata dal Santo Cardinale Newman che sa risplendere e guidarci a casa proprio quando la tenebra può sembrare più fitta e impenetrabile”.

Una luce che ha illuminato i passi del nuovo vescovo, non solo nell’ultima lotta contro il COVID, ma anche nei suoi vari incarichi pastorali svolti nella sua vita, nella zona musulmana di Bruxelles, o in Libano E ora, sottolinea il Cardinale Sandri, Mathieu parte “per l’antica e nobile terra Persiana, compiendo a ritroso il cammino dei Magi che da quelle zone si misero in cammino scrutando le stelle e cercando il Salvatore: anche tu sei appassionato esploratore dei cieli, e hai voluto porre nel tuo stemma la ‘stella persiana’, richiamo alla sapienza di quel popolo ed insieme rimando a Cristo e Maria Santissima”.

Nato ad Arlon (Belgio) nel 1963, il neo arcivescovo Mathieu è stato ordinato sacerdote nel settembre 1989, nel 2013 è stato incardinato nella Custodia provinciale d’Oriente e di Terra Santa con sede in Libano. Nell’ambito del suo ordine ha ricoperto molti incarichi fino a diventare definitore generale e assistente generale per la Federazione europea centrale dei frati minori conventuali. Parla cinque lingue con studi di arabo letterario, fatti a Bruxelles e in Libano.

La comunità cattolica di rito latino in Iran conta circa 2.000 fedeli e vi operano 6 parrocchie, di cui 4 a Teheran, una a Tabriz e una a Ispahan.

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