Un talento che Dio ci affida: la celebrazione del Papa per la cura del Creato

Il Papa celebra la liturgia della Parola
Foto: CTV
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“La terra è il talento che tutti insieme abbiamo ricevuto e di cui dobbiamo rendere conto.” E’ uno dei passaggi della predica che Padre Raniero Cantalamessa ha proposto questo pomeriggio nella basilica di san Pietro in occasione della Veglia di preghiera che Papa Francesco ha voluto per la Giornata per la cura del Creato.

Una veglia che ha proposto un passo della Genesi che racconta la Creazione, un salmo e un passaggio della enciclica di Papa Francesco, Laudato si’ che comprende proprio la preghiera del Santo di Assisi.

Nella preghiera di introduzione Papa Francesco ha pregato perchè Dio illumini" i padroni del potere e del denaro perchè non cadano nel peccato dell'indifferenza, animino il bene comune, promuovano i deboli e abbiano cura di questo mondo che abitiamo. I poveri e la terra stanno gridando: Signore prendi non con il tuo potere e la tua luce pee proteggere ogni vita, per preparare un futuro migliore affincheè venga il Tuo Regno di giustizia, di pace, di amore e di bellezza."

Nella sua predica Padre Cantalamessa ha ripercorso alcune delle teorie contemporanee che tentano di spiegare quel “dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra” del Libro della Genesi. Teorie “estranee” al testo biblico. “Per la Bibbia, il modello ultimo del dominus, del signore, non è il sovrano politico che sfrutta i suoi sudditi, ma è Dio stesso, Signore e padre. Il dominio di Dio sulle creature non è certo finalizzato al proprio interesse, ma a quello delle creature che egli crea e custodisce.”

L’uomo non è una minaccia per il Creato ma il suo custode che “deve rendere conto di quello che ha ricevuto”. Come nella parabola dei talenti.

“Una riprova che non è la visione biblica a favorire la prevaricazione dell’uomo sul creato- ha detto il cappuccino- è che la mappa dell’inquinamento non coincide affatto con quella della diffusione della religione biblica o di altre religioni, ma coincide piuttosto con quella di una industrializzazione selvaggia, volta solo al profitto, e con quella della corruzione che chiude la bocca a tutte le proteste e resiste a tutti i poteri.”

Nella gerarchia della vita l’uomo ha un suo posto preciso, un compito: “Questa gerarchia è per la vita, non contro di essa. Essa viene violata, per esempio, quando si fanno spese pazze per degli animali (e non certo per quelli in pericolo di estinzione!), mentre si lasciano morire di fame e di malattie milioni di bambini sotto i propri occhi.”

Leggendo il Vangelo di Matteo con quel passo: “Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”... Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6, 25-34).” il predicatore ha detto che “Gesù non rivolge quelle parole a tutti indistintamente, ma a coloro che chiama a una sequela radicale, a essere suoi collaboratori nella predicazione del regno, al pari di lui che non aveva dove posare il capo.” Ma anche a noi quelle frasi dicono: “ non preoccupatevi del vostro domani, ma preoccupatevi del domani di quelli che verranno dopo di voi!”

Un richiamo contro lo spreco e “la ricchezza accumulata a spese del prossimo, frutto di corruzione e speculazione, la ricchezza sorda ai bisogni del povero: quella, per esempio, del ricco epulone della parabola, che oggi, tra l’altro, non sta più per un individuo, ma un intero emisfero.”

Padre Cantalamessa ha poi commentato il Cantico delle Creature: “Francesco è la prova vivente dell’apporto che la fede in Dio può dare allo sforzo comune per la salvaguardia del creato” ha detto.

E “Francesco canta la bellezza delle creature quando non è più in grado di vedere nessuna di esse e anzi la semplice luce del sole o del fuoco gli procura atroci dolori! Il possesso esclude, la contemplazione include; il possesso divide, la contemplazione moltiplica.” E aggiunge il frate: “ Quanti latifondisti si sono mai fermati ad ammirare un fiore dei loro campi o ad accarezzare una spiga del loro grano? La contemplazione permette di possedere le cose senza accaparrarle.”

E per questo “dovremmo proporci: non voglio essere ladro di risorse, usandone più del dovuto e sottraendole così a chi verrà dopo di me.”

Quella di Francesco era una visione locale, ma in questo molto moderna: “ Che senso ha, per esempio, prendersela con chi inquina l’atmosfera, gli oceani e le foreste, se io non esito a gettare in riva a un torrente o al mare, un sacchetto di plastica che rimarrà lì per secoli, se qualcuno non lo recupera, se butto dove capita, strada o bosco, quello di cui mi voglio liberare, o se imbratto le mura della mia città?  La salvaguardia del creato, come la pace, si fa, direbbe il nostro Santo Padre Francesco, “artigianalmente”, cominciando subito da se stessi.” E conclude Padre Cantalamessa: “Penso che se Francesco vivesse oggi egli aggiungerebbe un’altra strofa ancora al suo cantico: Laudato sii, mi Signore, per tutti quelli che lavorano per proteggere nostra sorella madre Terra, scienziati, politici, capi di tutte le religioni e uomini di buona volontà. Laudato sii, mi Signore per colui che, insieme con il mio nome, ha preso anche il mio messaggio e lo sta portando oggi a tutto il mondo!”

Tra le preghiere una per i poveri, per gli abbandonati e in arabo, perchè il Signore "tocchi i cuori di quanti cercano solo vantaggi a spese dei poveri e della terra."

 

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