Una nuova democrazia è possibile? Il vescovo Toso risponde di sì

La copertina del libro "Per una nuova democrazia" del vescovo Mario Toso
Foto: Libreria Editrice Vaticana
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Si parla di “crisi della democrazia”, di “democrazia a bassa e alta intensità”, di nuove oligarchie. Eppure, la risposta alla crisi democratica di oggi si potrebbe trovare nella Dottrina Sociale della Chiesa. Ed è quello che si può comprendere da un libro di recente pubblicazione “Per una nuova democrazia,” scritto dal vescovo Mario Toso di Faenza-Modigliana.

Il vescovo Toso è tra i massimi esperti di Dottrina Sociale al mondo. Già segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, con una formazione ramificata, ha elaborato nel corso degli anni un modello di Dottrina Sociale che in molti hanno voluto politicizzare, definendolo a tratti socialista, a tratti persino populista. Sarebbe bastato leggere le sue pubblicazioni per rendersi conto che non si tratta di niente di tutto questo. E lo conferma questo “Per una nuova democrazia”.

La base del testo è un piccolo volume che il vescovo Toso aveva pubblicato qualche anno fa, e che si chiamava “Riappropriarsi la democrazia”. E le radici di quel volume erano l’Evangelli Gaudium di Papa Francesco, ma anche il discorso sul centocinquantenario della nascita dell’Argentina pronunciato dal Cardinale Bergoglio.

Perché ci vuole una nuova democrazia? Perché la democrazia oggi si presenta preda di populismi, oligarchismi e paternalismi, che in definitiva espropriano i cittadini della loro sovranità. Si deve invece recuperare il progetto originario della democrazia. Ma al centro dei processi democratici deve sempre esserci il popolo.

Viene fuori, tra le pagine dei saggi che compongono il libro, il progetto di una democrazia popolare, ma non populista. Una democrazia più attenta ai bisogni delle persone che delle oligarchie. Una democrazia realmente partecipativa, o inclusiva, che possa davvero perseguire il bene comune.

Chi vada cercando un progetto politico definito dietro queste parole, rimarrà deluso. Il ragionamento del vescovo Toso è squisitamente teologico, e non di stampo sociologico-politico. Ma il fatto che si parta da un ragionamento teologico non significa che il ragionamento non sia concreto.

Come fare allora? L’idea di fondo è quella di creare un nuovo movimento culturale, che possa rappresentare anche il punto di vista cattolico. Perché “se analizziamo tali rappresentanze, dobbiamo registrare una loro progressiva desertificazione. La crisi della democrazia, infatti, soggetta a forme di populismo e di leaderismo oligarchico, ha contribuito al loro indebolimento”.

E quindi – continua il vescovo Toso – “diventa sempre più chiaro che, se le società civili intendono conservare uno stile di vita di tipo democratico e partecipativo, occorre adoperarsi per la nascita di nuovi movimenti sociali, per la riforma dei partiti e delle molteplici istituzioni, che popolano il tessuto civile, non esclusi i sindacati. In mancanza di ciò, sarà impossibile sperare nel rilancio di adeguate rappresentanze politiche”.

È un progetto di ampio respiro, che tocca prima il fronte culturale, poi i cosiddetti corpi intermedi, e quindi i più grandi partiti politici. Un sistema dal basso verso l’alto, secondo il principio della sussidiarietà, che crei appunto un nuovo sentimento democratico.

Non è solo la risposta alla crisi della rappresentanza democratica. È la risposta alla Primavera Araba, la cui evoluzione ha testimoniato proprio un deficit di democrazia. È la risposta ai freddi organismi politici sovranazionali, come gli organismi europei che impongono i nuovi diritti sugli Stati anche quando gli Stati non vogliono questi nuovi diritti.

La domanda che resta è se ci sia già una nuova democrazia? E forse si potrebbe dire che una nuova coscienza democratica si sta già formando. Basti pensare alla Romania, dove una iniziativa di cittadinanza ha raccolto 2 milioni di firme per modificare la Costituzione in modo da chiarire meglio la definizione di famiglia. Basti pensare a Croazia, Slovenia, Slovacchia, dove l’introduzione del matrimonio omosessuale è stata ribaltata dalla volontà popolare. Basti pensare alla Polonia, dove c’è n movimento fortissimo che chiede con forza il bando della legge dell’aborto.

Il libro del vescovo Toso chiede di fare il passaggio successivo. Dai temi della vita ai temi sociali. Per creare una società davvero basata sul bene comune, come spiega e insegna la Dottrina Sociale della Chiesa.

 

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