Uno sguardo in retrospettiva: San Vincenzo Pallotti e l'apostolato cattolico

San Vincenzo Pallotti
Foto: Wikipedia pubblico dominio
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Roma 1795, in una piccola via di questa città nasce Vincenzo Pallotti. Il santo vide la luce, in una famiglia modesta ma ricca di fede.

In quest'anno poco distante dalla penisola italiana e precisamente in Francia è appena terminata la fase acuta della Rivoluzione francese ed ovunque si respira un atmosfera di crisi di valori, di identità ed una grande e diffusa povertà.

Nella città santa, il Papa guarda, con sgomento, ciò che accade e chiede a se stesso ed alla Chiesa, qualcosa di più che il semplice stare in guardia.

In questo contesto storico opera San Vincenzo Pallotti (1795-1850). Ordinato sacerdote, non si chiude nella sagrestia di una chiesa, ma guarda con attenzione ciò che si può e si deve fare, per portare il Regno dei cieli qui in terra. Il suo motto è Caritas Christi urget nos. Agisce, da subito. Crea da principio un'opera di evangelizzazione personale: entra nelle carceri; negli ospedali; riporta i fedeli alla pratica religiosa; predica missioni; passa molte ore della sua giornata tra la preghiera, lo studio ed il confessionale; organizza una mensa, per i poveri, nella chiesa di Santo Spirito dei napoletani, per l'epidemia di colera che nel 1837 ha devastato parte della popolazione romana; fonda una Lega antidemoniaca. Tutte queste attività non sono isolate opere di beneficenza, ma costituiscono una rete più grande di quello che lui chiama Apostolato cattolico. Con questo nome, intende non solo una congregazione religiosa che fonda e che opera (1835)per il bene della Chiesa ma anche una vasta opera di evangelizzazione, aperta anche ai laici, con lo scopo di portare Cristo nella quotidiana realtà della vita di tutti i giorni.

L'intuizione del Pallotti è grande, meravigliosa e non la si comprende, se non la si guarda nel divino. Questo piccolo prete romano, intravede nell'opera del laicato, una risorsa per il bene della società. Con tale intuizione, che ha del divino, anticipa di duecento anni, le impostazioni ecclesiali del Concilio Ecumenico Vaticano II, che nell'Apostolicam Actuositatem contengono i principi, intravisti dal santo romano.

Cosa significa tutto questo per la nostra società ? Ha un senso o è solo un semplice ricordo storico, chiuse nel dimenticatoio di un cassettone, lasciato in eredità da qualcuno?

Certamente non ha solo un senso ma indica una direzione specifica e determinata e d insegna che, forse, la realtà contemporanea, culturale ed economica, non è troppo distante da quella, in cui ha operato il santo romano. In fondo è, assolutamente vero, ciò che scriveva Marco Tullio Cicerone al fratello Quinto, con il dire che la società nella quale loro vivevano, era lontana dalla primitiva società romana, cosi ricca di sacri principi. Ed il celebre oratore, in tale punto della lettera, riporta come esempio una nave che si allontana da una riva per un approdo incerto (paragonando le due società in evoluzione). Mutano i comportamenti ed il pensiero, ma l'uomo, con i suoi problemi ed inquietudini,rimane sempre tale.

San Vincenzo Pallotti, con il suo insegnamento, ha da insegnarci molto: ha saputo guardare avanti e non si è lasciato arenare nelle secche della vita. Per dirla con le parole dell'apostolo delle genti, San Paolo, ha saputo sperare contro ogni speranza (spem contra spes). Ed ancora oggi, nella città di Roma, quando si fa un po' di bene, anche distrattamente, si può scorgere la presenza di San Vincenzo Pallotti, che non solo guarda, ma dà forza e vigore nel compiere ciò. Ed allora si può essere certi di sentirsi Pallottini.

 

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