Un'ora di colloquio con i giornalisti, anche sulla teologia della liberazione

Il Papa durante la conferenza stampa
Foto: Alan Holdren/CNA
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Dai movimenti popolari ai quali il Papa vuole portare la dottrina sociale della Chiesa cattolica, alla croce sulla falce e martello della teologia della liberazione di cui il Papa ripercorre la storia senza dare giudizi.

La conferenza stampa di Papa Francesco sull’ aereo che lo ha riportato a Roma alle 13.40 è durata poco più di un’ora, quattordici domande tra cui la situazione greca, la politica latino americana e i nuovi rapporti da Usa e Cuba, e come sempre qualche battuta.

Quella che segue è una traduzione di lavoro sulla trascrizione del gruppo di giornalisti sul volo papale, e della Radio Vaticana.

Dopo la consueta introduzione di Padre Lombardi e il saluto del Papa, la prima domanda viene da un giornalista del Paraguay. La conferenza è durata un’ora.

 Aníbal Velázquez – Abc Color: Grazie per aver elevato il santuario di Caacupé a basilica pontificia. Ma perché il Paraguay non ha un cardinale? Qual è il peccato del Paraguay perché non ha il cardinale?

 Non avere un cardinale non è un peccato,( risate) la maggioranza dei paesi del mondo non ha un cardinale. Le nazionalità non ricordo quante siano, ma sono una minoranza. È vero, il Paraguay non ha avuto cardinali fino ad ora e non saprei dirle la ragione. A volte si bilancia, si valutano i dossier e il carisma della persona, del cardinale, che è quello di assistere il Papa nel governo della Chiesa. Il cardinale è incardinato alla Chiesa di Roma e deve avere una visione universale. Questo non vuol dire che non ci siano vescovi che non ce l'abbiano in Paraguay. È che siccome non si possono designare più di 120 cardinali elettori, allora è per questo. Bolivia ne ha avuti due, Uruguay due... Alcuni paesi centroamericani non l'hanno avuto... Ma non c'è alcun peccato: dipende dalle circostanze, dalle persone, ma non significa un minor valore. Ci sono vescovi che hanno fatto la storia del Paraguay e non sono stati cardinali. Se uno chiedesse: merita il Paraguay di avere un cardinale? Guardando alla Chiesa del Paraguay, direi che ne meriterebbe non uno solo ma due: è una Chiesa viva, gioiosa, che lotta, con una storia gloriosa.

 Priscila Quiroga – Cadena A, y Cecilia Dorado Nava – El Deber, de BoliviaConsidera giusto l'anelito dei boliviani di tornare ad avere uno sbocco al mare, all’ Oceano Pacifico? Lei accetterebbe di fare una mediazione tra Cile e Bolivia?

La mediazione è cosa delicata e sarebbe un ultimo passo. L'Argentina l'ha vissuta con il Cile ed è stata per evitare una guerra, una situazione limite, ben fatta perché la Santa Sede ha ricevuto l'incarico per interessamento di Giovanni Paolo II, con la buona volontà dei due Paesi coinvolti. E’ curioso, almeno in Argentina, c’era un gruppo che non ha mai voluto questa mediazione e il presidente Alfonsin ha convocato un plebiscito per vedere se la proposta di una mediazione sarebbe stata accettata, ovviamente la maggioranza della nazione disse: sì! Ma c’era un gruppo che ha sempre resistito. Sempre quando si parla di una mediazione difficilmente tutto il paese è d’accordo.

Però è l'ultima istanza. Ci sono altre figure diplomatiche che aiutano. In questo momento io devo essere molto rispettoso, perché Bolivia ha fatto ricorso a un tribunale internazionale. Se io faccio un commento ora, io sono il capo di uno Stato, sembrerebbe che mi immischi nella sovranità di un altro Stato. Io rispetto la decisione che ha preso il popolo boliviano che ha fatto questo ricorso. So che ci sono stati anche altri tentavi di dialogo.

Mi hanno detto che al tempo del presidente Lagos si era vicini a una soluzione, me lo ha raccontato il cardinale Errazuriz. Nella cattedrale di Bolivia ho toccato questo tema in modo molto delicato tenendo in conto la situazione del ricorso al tribunale internazionale. Mi ricordo perfettamente il contesto: i fratelli devono dialogare, i popoli latinoamericani devono dialogare, per creare la Patria Grande, il dialogo è necessario. Lì mi sono fermato e ho detto: penso al mare. E ho continuato: ci vuole dialogo e dialogo. E’ chiaro che questo intervento era un riferimento al problema ma rispettando la situazione come è al momento attuale. Bisogna aspettare il tribunale internazionale prima di una mediazione. Sempre c'è una base di giustizia quando ci sono cambiamenti nei confini territoriali dopo una guerra. Non è ingiusto esprimere questo desiderio. Ricordo che nell'anno 1961, quando facevo al primo anno di filosofia, ci mostrarono un documentario sulla Bolivia e credo che si chiamasse "Le dieci stelle": presentava ognuno dei nove dipartimenti del Paese e come decimo si vedeva il mare, senza alcun commento. E’ una cosa che ha registrato nella mia mente, doveva essere un anelito forte. Certo dopo una guerra di quel tipo arrivano le perdite. E’ importante quindi prima il dialogo e un serio negoziato.

 Fredy Paredes - Teleamazonas, Ecuador: L'Ecuador era scombussolato prima della sua visita, e dopo che lei ha lasciato il Paese, gli oppositori sono tornati a uscir per strada. Sembra che la sua presenza in Ecuador si voglia usare politicamente, specialmente per quella sua frase sul popolo ecuadoriano che si è rimesso in piedi con dignità. Lei simpatizza con progetto politico del presidente Correa? Crede che le considerazioni che ha fatto aiutino a costruire la democrazia, lo sviluppo e il non continuare con la politica dello scarto come dice sempre , possa avere un futuro in Ecuador?

 Evidentemente so che c'erano problemi politici, lo so. Non conosco le complicazioni della politica ecuadoriana. Sarebbe sciocco da parte mia fare un commento. Mi dicono che c'è stata come una parentesi durante la mia visita, non ci sono state proteste, e io ringrazio e lo apprezzo, perché il gesto di un popolo in piedi che vuole rispettare la visita del Papa. Ma se le proteste vanno avanti vuol dire che i problemi e le discussioni politiche continuano. Io mi riferivo alla maggior coscienza che il popolo ecuadoriano ha del suo valore. C'è stata una guerra con il Perù da poco tempo, c'è l'esperienza della guerra. E poi una maggior coscienza della varietà di ricchezza etnica dell'Ecuador. Non è un paese che scarta per quello che riguarda tutto il popolo e tutta la dignità. Dopo la guerra si è messo in piedi e ha preso coscienza della sua diversità, della ricchezza della varietà che ha, per cui non si può attribuire ad una situazione concreta. Questa stessa frase mi hanno detto, io non l’ho visto, è stata utilizzata da entrambi i lati. Una frase si può strumentalizzare, e credo che in questo c’è da essere molto prudenti, e ha apprezzato molto la domanda perché ci permette di dare l’esempio di come si è prudenti.

E se mi concedete cinque minuto, aggiungo: è molto importante nel vostro lavoro l'ermeneutica di un testo: non si può interpretare con una frase, l'ermeneutica è nel contesto. L’ermeneutica deve essere fatta in tutto il contesto. Ci sono frasi che sono tutta la chiave ermeneutica, altre che non lo sono che sono dette di passaggio. Bisogna vedere tutto il contesto e la situazione compresa la storia di questo momento o se stiamo interpretando un fatto del passato, farlo con l'ermeneutica di quel tempo. Come ad esempio, le crociate. Bisogna leggere le crociate come si pensavano al tempo.  E’ importante capire un testo con un ermeneutica totalizzante non isolata. Scusatemi, non voglio fare il maestro, è un aiuto per voi.

 E ora passiamo al guarnì?  (risata)

Stefania Falasca - Avvenire: Nel discorso che Lei ha fatto in Bolivia ai Movimenti popolari ha parlato del nuovo colonialismo e ha parlato dell’idolatria del denaro che sottomette l’economia, e dell’imposizione dei mezzi di austerità che aggiustano sempre, come ha detto, la cinta dei poveri. Ora, da settimane noi in Europa abbiamo questo caso della Grecia e della sorte della Grecia che rischia di uscire dalla moneta europea: Lei che cosa pensa di quanto sta accadendo in Grecia e che riguarda anche tutta l’Europa?

Prima di tutto, perché questo intervento mio nel convegno dei movimenti popolari: è il secondo. Il primo è stato fatto in Vaticano, nell’aula vecchia del Sinodo, c’erano circa 120 persone. E’ una cosa che organizza Giustizia e Pace. Io sono vicino a questo, perché è un fenomeno in tutto il mondo, in tutto il mondo. Anche in Oriente, nelle Filippine, in India, in Tailandia. Sono movimenti che si organizzano fra loro non solo per fare una protesta, ma per andare avanti e poter vivere. E sono movimenti che hanno forza, e questa gente, che sono tanti e tanti, non si sente rappresentata dai sindacati, perché dicono che i sindacati adesso sono una corporazione, non lottano – adesso sto semplificando un po’ – ma l’idea di tanta gente questa gente è che non lottano per i diritti dei più poveri. E la Chiesa non può essere indifferente. La Chiesa ha una Dottrina sociale e dialoga con questo movimento, e dialoga bene. Voi avete visto: avete visto l’entusiasmo di sentire che la Chiesa non è lontana da noi, la Chiesa ha una dottrina che ci aiuta a lottare per questo. E’ un dialogo. Non è che la Chiesa fa una opzione per la strada anarchica. No, non sono anarchici: questi lavorano, cercano di fare tanti lavori anche con gli scarti, le cose che avanzano; sono lavoratori davvero. Questo è il primo, l’importanza di questo. Poi, sulla Grecia e il sistema internazionale: io ho una grande allergia all’economia, perché papà era ragioniere e quando non finiva il lavoro in fabbrica lo portava a casa, il sabato e la domenica, con quei libri, di quei tempi, dove i titoli si facevano in gotico … e lavorava, e io vedevo papà …e ho un’allergia. Io non capisco bene com’è la cosa, ma certamente sarebbe semplice dire: la colpa è soltanto di questa parte. I governanti greci che hanno portato avanti questa situazione di debito internazionale, hanno anche una responsabilità. Col nuovo governo greco si è andati verso una revisione un po’ giusta. Io mi auguro - è l’unica cosa che posso dirti, perché non so bene … che trovino una strada per risolvere il problema greco e anche una strada di sorveglianza per non ricadere in altri Paesi nello stesso problema, e che questo ci aiuti ad andare avanti, perché quella strada del prestito e dei debiti alla fine non finisce mai. Mi hanno detto un anno fa più o meno, ma non so se … questa è una cosa che ho sentito, che c’era un progetto nelle Nazioni Unite (se qualcuno di voi sa questo sarebbe bene che lo spiegasse), c’era un progetto per il quale un Paese può dichiararsi in bancarotta, che non è lo stesso che il default, ma è un progetto che ho sentito e che non so come è andata, se era vero o no. Lo dico per illustrare come una cosa che ho sentito, ma se un’impresa può fare una dichiarazione di bancarotta, perché un Paese non può farla e così si va all’aiuto degli altri? Questi erano i fondamenti di questi progetto, ma di questo non posso dire niente di più. Poi, per quanto riguarda le nuove colonizzazioni: evidentemente vanno tutte sui valori. La colonizzazione del consumismo. L’abito del consumismo è stato un progresso di colonizzazione. Perché l’abitudine: ti porta a un’abitudine che non è la tua e anche ti squilibra la personalità. Il consumismo squilibra anche l’economia interna e la giustizia sociale e pure la salute fisica e mentale, tanto per dare un esempio.

Anna Matranga – Cbs News: uno dei messaggi più forti di questo viaggio è stato che il sistema economico globale spesso impone la mentalità del profitto a ogni costo, a scapito dei poveri. Questo è percepito dagli statunitensi come una critica diretta del loro sistema e modo di vivere. Lei come risponde a questa percezione? E qual è la sua valutazione dell’impatto degli Stati Uniti nel mondo?

Quello che ho detto, quella frase, non è nuova. L’ho detto nella Evangelii Gaudium: “questa economia uccide”.  Quella frase la ricordo bene, c’è un contesto. E l’ho detta nella Laudato si’, la critica è una cosa non nuova, si sa. Ho sentito che alcune critiche sono state fatte negli Stati Uniti. L’ho sentito. Ma non le ho lette e non ho avuto il tempo di studiarle bene, perché ogni critica dev’essere recepita e studiata per poi fare il dialogo. Lei mi chiederà, che cosa penso, ma se io non ho dialogato con quelli che fanno la critica non ho diritto di fare un pensiero così, isolato dal dialogo. Questo è quanto mi viene da dirle.

...Lei adesso andrà negli Stati Uniti, Lei ha un’idea di come sarà ricevuto, ha qualche pensiero sulla nazione…

No, devo cominciare a studiare adesso, perché fino a oggi ho studiato questi tre Paesi bellissimi, che sono una ricchezza e una bellezza. Adesso devo cominciare a studiare Cuba, perché ci andrò due giorni e mezzo,e poi gli Stati Uniti, le tre città all’Est – perché all’Ovest non posso andare – c’è Washington, New York e Filadelfia. Si, devo cominciare a studiare queste critiche e poi dialogare un po’.

Aura Vistas Miguel Santità, che cosa ha provato quando ha visto quella falce e martello con Cristo sopra, offerto dal Presidente Morales? E dove è finito questo oggetto?

Io – è curioso – non conoscevo questo, e neppure sapevo che Padre Espinal era scultore e poeta anche.  L’ho saputo in questi giorni. L’ho visto e per me è stata una sorpresa. Secondo: lo si può qualificare come il genere dell’arte di protesta. Per esempio, a Buenos Aires alcuni anni fa è stata fatta una mostra di uno scultore bravo, creativo, argentino. Adesso è morto. Era arte di protesta, e io ricordo un’opera che era un Cristo crocifisso che era su un bombardiere che veniva giù. Era una critica del cristianesimo che è alleato con l’imperialismo che era il bombardiere. Primo punto, quindi, non sapevo, secondo, io lo qualifico come arte di protesta che in alcuni casi può essere offensiva, in alcuni casi. Terzo, in  questo caso concreto: Padre Espinal è stato ucciso nell’anno 80. Era un tempo in cui la teologia della liberazione aveva tanti filoni diversi, uno di questi era con l’analisi marxista della realtà, e Padre Espinal apparteneva a questo. Questo sì, lo sapevo, perché in quel tempo io ero rettore della facoltà teologica e si parlava tanto di questo, dei diversi filoni e di quali ne erano i rappresentanti. Nello stesso anno, il Padre Generale della Compagnia di Gesù, Padre Arrupe, fece una lettera a tutta la Compagnia sull’analisi marxista della realtà nella teologia, un po’ fermando questo, dicendo: no, non va. Sono cose diverse, non va, non è giusto. E quattro anni dopo, nell’84, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblica il primo volumetto piccolino, la prima dichiarazione sulla Teologia della liberazione, che critica questo. Poi viene il secondo, che apre le prospettive più cristiane. Sto semplificando, no? Facciamo l’ermeneutica di quell’epoca. Espinal è un entusiasta di questa analisi della realtà marxista, ma anche della teologia, usando il marxismo. Da questo è venuta quest’opera. Anche le poesie di Espinal sono di quel genere di protesta, ma era la sua vita, era il suo pensiero, era un uomo speciale, con tanta genialità umana, e che lottava in buona fede. Facendo un’ermeneutica del genere io capisco quest’opera. Per me non è stata un’offesa. Ma ho dovuto fare questa ermeneutica e la dico a voi perché non ci siano opinioni sbagliate. Quest’oggetto ora lo porto con me, viene con me. Lei ha sentito forse che il Presidente Morales ha voluto darmi due onorificenze, la più importante della Bolivia, e l’altra, l’Ordine del Padre Espinal, un nuovo Ordine. Ora, io non ho mai accettato un’onorificenza, non mi viene… Ma lui lo ha fatto con tanta buona volontà e con il desiderio di farmi piacere. E ho pensato che questo viene dal popolo della Bolivia – ho pregato su questo, e ho pensato: se lo porto in Vaticano questo andrà in un museo e nessuno lo vedrà. Allora ho pensato di lasciarlo alla Madonna di Copacabana, la Madre della Bolivia, e andrà al Santuario: sarà nel Santuario di Copacabana la Madonna con queste due onorificenze che ho consegnato. Invece il Cristo lo porto con me. Grazie.

Anaïs Feuga: Durante la Messa a Guayaquil Lei ha detto che il Sinodo doveva far maturare un vero discernimento per trovare soluzioni concrete alle difficoltà delle famiglie. E poi ha chiesto alla gente di pregare perché persino quello che a noi sembra impuro, ci scandalizza o ci spaventa, che Dio lo possa trasformare in miracolo, ha detto. Ci può precisare a quali situazioni impure o spaventose o scandalose Lei si riferiva?

Anche qui farò l’ermeneutica del testo. Stavo parlando sul miracolo del buon vino e ho detto che le anfore di acqua erano piene, ma erano per la purificazione. Ossia ogni persona che entrava in quella festa faceva la sua purificazione e lasciava le sue sporcizie spirituali. E’ un rito di purificazione prima di entrare in una casa, o anche nel tempio. Un rito che noi adesso abbiamo nell’acqua benedetta: è rimasto questo di quel rito ebraico.  Ho detto che proprio Gesù fa il più buon vino con l’acqua delle sporcizie, del peggio. In genere, ho pensato di fare questo commento: la famiglia è in crisi, lo sappiamo tutti, basta leggere l’Instrumentum laboris che voi conoscete bene perché è stato presentato, è lì … A tutto questo io facevo riferimento, in genere: che il Signore ci purifichi da queste crisi, da tante cose che sono descritte in quel libro dell’Instrumentum laboris. E’ una cosa in genere, non ho pensato a nessun punto particolare: che ci faccia migliori, ci faccia famiglie più mature … migliori. La famiglia è in crisi, che il Signore ci purifichi e andiamo avanti. Ma le particolarità di questa crisi sono tutte nell’Instrumentum laboris del Sinodo, che è finito e voi lo avete.

Javier Martínez Brocal di Romereports: Santità grazie mille per questo dialogo che ci aiuta tanto personalmente e anche nel nostro lavoro. Faccio la domanda a nome anche di tutti i giornalisti di lingua spagnola. Abbiamo visto come è andata bene la mediazione tra Cuba e Stati Uniti. Pensa che si possa fare qualcosa di simile in altre situazioni delicate del Continente latinoamericano, penso a Venezuela e penso anche a Colombia?Poi ho una curiosità: penso a mio padre, che ha qualche anno meno di Lei ma ha la metà delle energie. Lo abbiamo visto in questo viaggio, lo abbiamo visto in questi due anni e mezzo. Qual è il suo segreto?

Qual è la sua “droga”, vorrebbe domandare lui … (ride). Eh, quella era la domanda!

Il processo fra Cuba e Stati Uniti non è stato mediazione. Non ha avuto il carattere di mediazione. C’era un desiderio che era arrivato. Dall’altra parte anche, desiderio,… E poi, dico la verità, questo è stato a gennaio dell’anno scorso, e poi sono passati tre mesi in cui soltanto ho pregato su questo, non mi sono deciso: ma che cosa si può fare con questi due, dopo più di cinquant’anni che stanno così? Ma poi il Signore mi ha fatto pensare a un cardinale. Lui è andato lì, ha parlato, e poi non ho saputo niente, sono passati mesi e un giorno il Segretario di Stato (che è qui) mi ha detto: “Domani avremo la seconda riunione con le due équipes …” – “Ma come?” – “ Sì, si parlano, fra i due gruppi si parlano e stanno facendo …”.  Da solo è andato, non è stato mediazione, è stata la buona volontà dei due Paesi: il merito è loro, sono loro che hanno fatto questo. Noi non abbiamo fatto quasi nulla, soltanto piccole cose, e a metà dicembre è stato annunziato. Questa è la storia, davvero, non c’è di più. A me preoccupa in questo momento che non si fermi il processo di pace in Colombia. Questo devo dirlo e io mi auguro che questo processo vada avanti e in questo senso noi siamo sempre disposti ad aiutare, in tanti modi di aiuto. Ma sarebbe una cosa brutta che non possa andare avanti. Nel Venezuela, la Conferenza episcopale lavora per fare un po’ di pace, ma anche lì non c’è nessuna mediazione. In quello degli Stati Uniti è stato il Signore e due cose per caso, e poi è andato avanti da solo; per la Colombia mi auguro e prego e dobbiamo pregare perché non si fermi questo processo; è un processo che dura da più di cinquant’anni anche lì, e quanti morti! Ho sentito che sono milioni; sul Venezuela non ho niente di più da dirti.

Ah….  la “droga”. Ma, il mate mi aiuta, ma non ho assaggiato la coca. Questo è chiaro, eh?

Ludwig Ring-Eifel - Kna Santo Padre, in questo viaggio abbiamo sentito tanti messaggi forti per i poveri, anche tanti messaggi forti, a volte severi, per i ricchi e i potenti, ma una cosa che abbiamo sentito pochissimo erano messaggi per la classe media, cioè la gente che lavora, la gente  che paga le tasse, la gente normale, quindi. La mia domanda è:perché nel magistero del Santo Padre ci stanno così pochi messaggi per questa classe media? E se ci fosse un tale messaggio, quale sarebbe?

Grazie tante, è una bella correzione, grazie!  Lei ha ragione, è uno sbaglio da parte mia. Devo pensare su questo. Farò qualche commento ma non per giustificarmi. Lei ha ragione, devo pensare un po’. Il mondo è polarizzato. La classe media diviene più piccola. La polarizzazione fra i ricchi e i poveri è grande, questo è vero, e forse questo mi ha portato a non tenere conto di quello. Parlo del mondo, alcuni Paesi no, vanno benissimo, ma nel mondo in genere la polarizzazione si vede e il numero dei poveri è grande. Poi perché parlo dei poveri? Ma perché è al cuore del Vangelo, e sempre parlo dal Vangelo sulla povertà, benché sia sociologica. Poi, sulla classe media ci sono alcune parole che ho detto, però un po’ “en passant”. Ma la gente semplice, la gente comune, l’operaio ... quello è un grande valore. Ma credo che Lei mi dica una cosa che devo fare, devo approfondire di più il magistero su questo. La ringrazio. La ringrazio per l’aiuto eh? Grazie!

Vania De Luca – Rainews 24: Lei in questi giorni ha insistito sulla necessità dei percorsi di integrazione, di inclusione sociale, contro la mentalità dello scarto. Ha sostenuto anche progetti che vanno in questa direzione del vivere bene. Anche se ci ha già detto che deve ancora pensare al viaggio negli Stati Uniti, toccherà, pensa, questi temi all’Onu, alla Casa Bianca? Pensava anche a quel viaggio quando ha parlato di queste problematiche?

No, pensavo soltanto a questo viaggio concreto e al mondo in genere. Ma il debito in questo momento dei Paesi del mondo è terribile. Tutti i Paesi hanno debiti e vi sono uno o due Paesi che hanno comprato i debiti dei grandi Paesi. E’ un problema mondiale. Ma con questo non ho pensato particolarmente al viaggio negli Stati Uniti.

Courtney Walsh – Fox News:  Santità, abbiamo parlato un po’ di Cuba, dove Lei va a settembre prima di andare negli Stati Uniti, e del ruolo che il Vaticano ha avuto nel loro avvicinamento. Adesso che Cuba avrà un ruolo maggiore nella comunità internazionale, secondo Lei L’Avana dovrà migliorare la sua reputazione sul rispetto dei diritti umani e compresa la libertà religiosa? E Lei crede che Cuba rischia di perdere qualcosa in questo nuovo rapporto con il Paese più potente del mondo?

Ma, i diritti umani sono per tutti e non si rispettano i diritti umani soltanto in uno o due Paesi. Io dirò che in tanti Paesi del mondo non si rispettano i diritti umani, in tanti Paesi del mondo! E cosa perde Cuba e cosa perdono gli Stati Uniti? Tutti e due guadagneranno qualcosa e perderanno qualcosa, perché in un negoziato è così. Ma quello che guadagneranno tutti e due, è la pace. Questo è sicuro. L’incontro, l’amicizia, la collaborazione: questo è il guadagno. Ma cosa perderanno non riesco a pensarlo, saranno cose concrete, ma sempre in un negoziato si guadagna e si perde. Ma tornando sui diritti umani e sulla libertà religiosa, ma pensate nel mondo ci sono Paesi, anche qualche Paese europeo, che non ti lascia fare un segno religioso, no?, per diversi motivi, no? E in altri continenti lo stesso, no?  Sì, questo. La libertà religiosa non è rispettata in tutto il mondo, ci sono tanti Paesi in cui questo non avviene.

Benedicte Lutaud: Santità, Lei si pone come nuovo leader mondiale delle politiche alternative; vorrei sapere perché punta molto sui Movimenti popolari e meno sul mondo dell’impresa, e se Lei pensa che la Chiesa la seguirà nella Sua mano tesa verso i Movimenti popolari che sono molto laici.

Grazie! Il mondo dei Movimenti popolari è una realtà; é una realtà molto grande, in tutto il mondo. Io che ho fatto? Ciò che ho fatto è dare a loro la dottrina sociale della Chiesa, lo stesso che faccio con il mondo dell’impresa. C’è una Dottrina sociale della Chiesa. Se Lei legge quello che ho detto ai Movimenti popolari, che è un discorso abbastanza grande, è un riassunto della Dottrina sociale della Chiesa, ma applicata alla loro situazione. Ma è la Dottrina sociale della Chiesa. Tutto quello che ho detto è dottrina sociale della Chiesa, e quando devo parlare al mondo dell’impresa dico lo stesso, cioè che cosa dice del mondo dell’impresa la Dottrina sociale della Chiesa. Per esempio nella Laudato si’ c’è un pezzo sul bene comune e anche sul debito sociale della proprietà privata che va in quel senso; ma è applicare la Dottrina sociale della Chiesa.

Lei pensa che la Chiesa la seguirà in questa mano tesa?

Sono io che seguo la Chiesa qui, perché semplicemente predico la Dottrina sociale della Chiesa a questo Movimento. Non è una mano tesa con un nemico, non è un fatto politico, no. E’ un fatto catechetico. Voglio che questo sia chiaro. Grazie.

Cristina Cabrejas : Santo Padre, non ha un po’ paura che Lei e i suoi discorsi siano strumentalizzati dai governi, dai gruppi di potere, dai movimenti. Grazie.

Un po’ ripeto quello che ho detto all’inizio. Ogni parola, ogni frase di un discorso può essere strumentalizzata. E’ quello che mi domandava il giornalista ecuadoriano. Proprio la stessa frase, alcuni dicevano che era pro-governo e gli altri che era contro il governo. Per questo mi sono permesso di parlare della ermeneutica totale. E sempre sono strumentalizzati. Alcune volte vengono notizie che prendono una frase e poi fuori contesto. Sì, non ho paura, semplicemente dico, ma guardate il contesto! Se sbaglio, con un po’ di vergogna chiedo scusa e vado avanti.

Mi permette una battuta: che cosa pensa di tutte queste autofoto, selfie, in mezzo alla Messa, che si fanno i giovani, i bambini, i colleghi?

 Cosa penso? E’ un’altra cultura. Mi sento bisnonno. Oggi, nel congedarmi, un poliziotto, grande, avrà avuto quarant’anni, mi ha detto: mi faccio un selfie – gli ho detto: ma tu sei un adolescente. Si è un’altra cultura, ma la rispetto.

Andrea Tornielli: Santo Padre, in sintesi, che messaggio ha voluto dare alla Chiesa latinoamericana in questi giorni? E che ruolo può avere la Chiesa latinoamericana, anche come segno nel mondo?

La Chiesa latinoamericana ha una grande ricchezza: è una Chiesa giovane, e questo è importante. Una Chiesa giovane con una certa freschezza, anche con alcune informalità, non tanto formale. Anche, ha una teologia ricca, di ricerca. Io ho voluto dare animo a questa Chiesa giovane e credo che questa Chiesa può dare tanto a noi. Dico una cosa che mi ha colpito tanto. In tutti e tre i Paesi, tutti e tre, c’erano lungo le strade i papà le mamme con i bambini; facevano vedere i bambini. Mai ho visto tanti bambini, tanti bambini. E’ un popolo – e anche la Chiesa è così – che è una lezione per noi, per l’Europa, dove il calo delle nascite spaventa un po’, e anche le politiche per aiutare le famiglie numerose sono poche. Penso alla Francia che ha una bella politica per aiutare le famiglie numerose ed è arrivata, credo, a più del due per cento, mentre altri sono vicini allo zero, anche se non tutti.  Credo che in Albania il 45 per cento, ma in Paraguay oltre il 70 per cento della popolazione sia dai 40 anni in giù. La ricchezza di questo popolo e di questa Chiesa è che si tratta di una Chiesa viva. E’ una ricchezza, una Chiesa di vita. Questo è importante. Credo che noi dobbiamo imparare da questo e correggere, perché al contrario, se non vengono i figli … E’ quello che mi tocca tanto dello “scarto”: si scartano i bambini, si scartano gli anziani, con la mancanza di lavoro si scartano i giovani. Per questo i popoli nuovi, i popoli giovani ci danno più forza. Per la Chiesa, che direi una Chiesa giovane – con tanti problemi, perché ne ha di problemi – credo che questo sia il messaggio che io trovo: non avere paura per questa gioventù e questa freschezza della Chiesa. Può essere anche una Chiesa un po’ indisciplinata, ma col tempo si disciplinerà, e ci dà tanto di buono.

 

 

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