Vangelo, comunicazione e mass media: il Beato Giacomo Alberione

Il Beato Giacomo Alberione
Foto: Figlie di San Paolo
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Mi protendo in avanti”. Questa espressione, tratta dalle Lettere di San Paolo, ad un orecchio non allenato forse direbbe nulla o tanto poco che non cambierebbe niente nella sua vita o in quella degli altri. Eppure ha completamente modificato il modo di vivere e di agire per moltissime persone. Giacomo Alberione (1884-1971) ne ha fatto il suo punto di forza per scalare le vette della sua personale santità, nella difficile missione di annunziare il Vangelo. Descrivere la vita di questo pioniere dei moderni mass media, è un'impresa titanica a cui una vita non basterebbe. Cosa ha fatto il piccolo prete piemontese è davvero stupefacente.

Per dirla in breve: ha fondato nove congregazioni religiose (sacerdoti, laici, suore, istituti di vita consacrata, apostoline, suore claustrali...), ha creato, dal nulla e con pochissimi mezzi economici, la casa editrice Paoline, differenti riviste e libri, per la divulgazione del Vangelo, ha fatto del cinema in un'epoca in cui l'impresa cinematografica seguiva altri dettami del tutto divergenti da quelli professati dal prete di Alba. Ma più di tutto ha amato il Cristo.

Questa meravigliosa storia nasce difronte ad un'adorazione Eucaristica, più di un secolo fa. Nella notte del 1 gennaio 1900, nel seminario di Alba, Giacomo Alberione ebbe dal Signore un'illuminazione del tutto speciale: fare qualcosa per gli uomini del suo tempo.

Oggi questo fa sorridere, facebook, twitter, community. La nostra società non ha, davvero, bisogno di nuovi mezzi di comunicazione, forse ha più necessità di buoni contenuti. Ma all'epoca, era già tanto se alcuni sapevano leggere ed altri scrivere. Eppure Don Alberione ha compreso che vi era la necessità di cambiar pulpito ed uscire dalle sagrestie, per entrare nelle case della gente. Così ha fatto.

Ed il lavoro è stato non solo utile ma indispensabile. Non è possibile pensare, per noi oggi, alla divulgazione del Vangelo se non si pensa a questo gigante della stampa.

Appena ordinato sacerdote (29 giugno 1907) fu mandato come vice parroco a Narzole, un piccolo paese vicino Cuneo. Ma pochi anni dopo, per incarico del suo Vescovo, divenne responsabile della Gazzetta di Alba e da qui l'anno dopo (1914) aprì una tipografia e gettarsi, con coraggio e fiducia, in quest'impresa non solo gigantesca ma per l'epoca impossibile. Se Dio chiede i santi agiscono.

Attento conoscitore del mondo e sempre informatissimo alle novità della società civile e religiosa. Guardava tutto alla luce del Vangelo. Non c'era difficoltà ed asperità che non riuscisse a superare. Non limite che lo fermava:andava avanti sempre proteso alla società, che cambiava.

Un sacerdote fortemente legato al suo tempo ed alla sua impostazione religiosa intrisa di un' intensa vita spirituale. La sua giornata iniziava alle tre di mattina e terminava la sera con la preghiera. Sempre assorto con la mente in Dio ed i piedi a terra. Un uomo del passato proiettato nel futuro. Dai modi, rapidi e decisi, come i suoi ragionamenti e le sue giganti intuizioni.

Vedeva in San Paolo il modello da imitare e nella Madonna, una madre da amare. Per questo, in una celebre intervista, ebbe a dire che i teologi della Pia società San Paolo dovevano essere scrittori ed usare tutti i mezzi di comunicazione per portare il vangelo, come del resto il suo modello di vita, San Paolo fece, con le sue lettere.

"Il nostro don Alberione- ebbe a dire di lui il Beato Paolo VI- una meraviglia del nostro secolo!!”. A tali parole ci uniamo non potendo far altro che tenerlo caro per le quotidiane sfide, che il nuovo secolo ci chiede di intraprendere. E con un così grande modello andiamo avanti. Papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato nel 2003.

 

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