Vaticano: “Gli estremisti religiosi crescono come un cancro”

Roma, Italia, 1 luglio 2014 - l'Arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Ufficio ONU di Ginevra, ad un evento
Foto: Daniel Ibáñez / Catholic News Agency
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Boko Haram, il grido della Santa Sede. Silvano Maria Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ufficio ONU di Ginevra, si lamenta di fronte al Consiglio ONU per i Diritti Umani che “stiamo assistendo al continuo sviluppo e alla disseminazione di un tipo di estremismo radicale e spietato, ispirato da una ideologia che tenta di giustificare i suoi crimini in nome della religione.” Denuncia il fatto che “questi gruppi estremisti stanno crescendo come un cancro, diffondendosi in altre parti del mondo e persino attraendo militanti stranieri.” E sottolinea che è arrivato il tempo che “la comunità internazionale si adoperi per porre fine alla violenza che ha causato numerose vittime civili.”

La 23esima sessione del Consiglio ONU dei Diritti Umani si tiene a Ginevra giovedì 1 aprile 2015. È tutta dedicata al caso di Boko Haram. La Santa Sede da sempre ha puntato i riflettori su quanto accadeva in Nigeria, dove i cristiani vengono uccisi e massacrati da anni. La setta di Boko Haram non solo si è diffusa, ma ha moltiplicato gli attacchi, e di recente ha professato obbedienza verso i militanti dello Stato islamico. Secondo lo Human Rights Watch, solo quest’anno Boko haram ha ucciso più di 1.000 civili  e centinaia di donne e ragazze sono state rapite e costrette a convertirsi all'islam e a sposare i miliziani.

Sono tutti temi che rientrano nell’intervento dell’arcivescovo Tomasi, che si ispira anche alla lettera che Papa Francesco ha recentemente inviato ai vescovi della Nigeria. Il nunzio sottolinea che l’ondata di violenza, persecuzioni e omicidi che Boko Haram ha messo in atto in Nigeria, ma anche in Camerun, Ciad e Niger, è “una seria trasgressione della legge internazionale, ed include crimini di guerra e crimini contro l’umanità.” Per questo – sottolinea con forza – c’è “bisogno di un urgente ed efficace responso dagli Stati coinvolti,” da accompagnare alla “solidarietà della comunità internazionale.”

Afferma l’arcivescovo Tomasi che il terrore si sta disseminando, e in più “la recente esplicita professione di obbedienza di Boko Haram al cosiddetto gruppo dello Stato Islamico” non può non far notare che “questi gruppi estremisti stanno crescendo come un cancro, diffondendosi in altre parti del mondo e anche attraendo militanti stranieri.”

Da tempo, la diplomazia della Santa Sede, di fronte agli attacchi dello Stato Islamico e prima ancora di quelli di Boko Haram, ha chiesto ai leader islamici di prendere le distanze da quello che stava accadendo, in nome del dialogo da sempre professato. L’arcivescovo Tomasi sottolinea che “i crimini in nome della religione non sono mai giustificati. Massacrare persone innocenti in nome di Dio non è religione, ma la manipolazione della religione per ulteriori motivi.”.

Nell’intervento del nunzio, rientrano brani della lettera di Papa Francesco ai vescovi nigeriani, il fatto che questi si siano dovuti confrontare con “violente forme di estremismo e fondamentalismo su basi etniche, sociali e religiosi,” nota il dramma che hanno subito i tanti che non hanno nemmeno potuto tornare a casa.

Tuona il nunzio: “Questi crimini perpetrati nelle mani di Boko Haram sono continuati impunemente, e come abbiamo testimoniato negli ultimi 12 mesi, sono solo cresciute in intensità ed effetti distruttivi.” Ancora una volta, l’arcivescovo Tomasi riprende le parole di Papa Francesco per dire che la tragedia che si vive in Nigeria è una vergogna per l’umanità.

Vero, ci sono stati molti sforzi militari da parte del governo nigeriano per fermare questi terroristi, e di recente si è persino formata una task force multinazionale composta da stati limitrofi che sono allo stesso modo minacciati da Boko Haram. Ma, nonostante questo, gli estremisti “continuano la loro furia di violenza, creando anche più instabilità nell’Africa dell’Ovest.”

La situazione della Regione è incerta. Ci vuole – afferma l’osservatore – una azione “decisiva e combinata” da parte di governo nigeriano, nazioni confinanti, Unione Africana e Nazioni Unite,” perché altrimenti “la seria minaccia della violenza continuerà a mettere a repentaglio le vite di milioni di civili in tutta la regione.”

La comunità internazionale – aggiunge – deve intervenire, perché “di fronte alcune violazione dei diritti umani internazionali e delle leggi umanitarie, non possiamo rimanere in una indifferenza che ci porterebbe a un contagio ancora più allargato della violenza e porrebbe anche un pericoloso precedente di ‘non azione’ di fronte a questi orribili crimini.”

Per questo la Santa Sede incoraggia ogni sforzo internazionale di collaborazione per “affrontare con urgenza questa situazione di crisi, in modo da prevenire l’estensione di Boko Haram e altri gruppi terroristici.”

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