Vatileaks tre anni dopo

La cupola di San Pietro di notte
Foto: CNA
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Quando a maggio del 2012 scoppiò il caso “vatileaks”, con la pubblicazione in un libro di alcune carte private di Benedetto XVI sembrava un evento irreale. Come poteva una persona vicina al Papa, che viveva con lui ogni giorno come il suo aiutante di camera, tradire la sua fiducia e trafugare documenti da dare a dei giornalisti? E soprattuto perché?

La notizia della fuga di documenti non arrivò all’improvviso. Per mesi alcuni pubblicarano anticipazioni, piccoli “assaggi” fino all’exploit finale.

Il Papa volle subito istituire una commissione di tre cardinali per indagare, al fianco della Gendarmeria vaticana. All’epoca nella legislazione vaticana non c’erano norme specifiche per questo tipo di reato, e il procedimento cardinalizio prima e giudiziario poi, seguì la strada del “furto”.

Molti pensarano ad un attacco a Papa Benedetto, qualcosa di personale, altri ad una “crisi della Chiesa” cosa del tutto assurda, ma usata da chi confonde la Chiesa cattolica con la Curia romana.

Alla fine, dopo fiumi di carta stampata, processi e parecchie vendite di un libro più morboso che documentato, il Papa perdonò quello che sembrava il solo colpevole: il suo aiutante di camera. E gli altri? Ovvio che non poteva aver fatto tutto da solo, e che la motivazione di averlo fatto “per aiutare il Papa” sembrasse poco credibile.

Poi venne la rinuncia di Papa Benedetto XVI, evento quasi senza precendenti, e il tono della stampa cambiò. Avrà rinuciato a causa di vatileaks? Ovviamente no. Tutto si dissolse comunque con la elezione di Papa Francesco. Nuova onda mediatica, in parte creata, per un Papa che riportava una attenzione positiva sui fatti della Chiesa. In effetti l’attenzione era grande per il Papa che, si diceva “avrebbe cambiato la Chiesa”. Ma di che cambio di doveva trattare? Amministrativo? Dottrinale?

Papa Francesco si mise subito all’opera e creò delle Commissioni che dovevano valutare il lavoro da compiere. Il Papa nominò delle persone, alcune di sua conoscenza, altre no.

I media proseguirono a raccontare la luna di miele del Papa e della gente.

Tre anni dopo si torna alla stessa vicenda di vatileaks, e con le stesse modalità di allora. Qualcuno che afferma di farlo per un supposto bene della Chiesa, giornalisti a caccia di sensazioni, e il tradimento della fiducia del Papa.

Questa volta però lo Stato della Città del Vaticano ha nuovi strumenti legislativi rispetto al 2012 e certo Francesco non è Benedetto XVI.

Non resta che attendere per capire meglio cosa si cela davvero dietro alla parola vatileaks.

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