Vegliò: la religione ha un ruolo decisivo per costruire un futuro

Il Cardinale Vegliò
Foto: MRC
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Anche se “nella realtà attuale, c’è la spiacevole tendenza a considerare la religione come un fattore negativo che alimenta il conflitto”, essa invece può offrire un contributo importante e positivo al processo di pace. Lo ha ricordato il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, intervenendo alla giornata conclusiva del Colloquio “Mediterraneo: una strada nel mare”, organizzato a Pozzallo da Rinascita Cristiana e dal “Mouvement International d’Apostolat des Milieux Sociaux Indépendants” (MIAMSI).

“La religione gioca un ruolo importante nel promuovere l’accettazione della realtà in continua evoluzione e con l’impegno a sviluppare il rispetto per persone di diversa provenienza, in particolare laddove gli effetti delle migrazioni sono più fortemente sentiti”, ha rilevato Vegliò per il quale “accrescendo il rispetto per la dignità di ogni singolo individuo, e favorendo l’unità del genere umano, la religione può aiutare lo Stato a contribuire alla progettazione responsabile e alla gestione pacifica del mondo globalizzato moderno”.

Per la Chiesa, inoltre, “la migrazione diventa l’occasione per promuovere una vera cattolicità, caratterizzata in primo luogo da una vera e propria apertura, dall’accoglienza e dal rispetto delle diverse culture, portando ad un’esperienza di vera fraternità”.
    

“La presenza in Europa di tanti migranti, rifugiati e persone in fuga ci interpella come discepoli di Nostro Signore, Cristo Re dell’Universo”, ha poi osservato il presidente del dicastero vaticano nell’omelia della messa celebrata nella chiesa di Pozzallo. “Di fronte a tante tragedie – ha scandito - non si può rimanere indifferenti e in silenzio”. “Il modo con cui le Nazioni Europee si stanno adoperando per creare un piano di responsabilità comune per la protezione di queste persone divide i Paesi sul rispetto dei diritti umani e lascia spazio ad una propaganda di paura nei confronti dei migranti e dei rifugiati”, ha aggiunto il presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. 

Mentre “le tragedie delle stragi terroristiche, come quella accaduta a Parigi la settimana scorsa, aumentano solo la paura e la mentalità di chiusura e respingimento”, occorre lavorare per una società più accogliente. “La risposta alla situazione di emergenza che l’Europa sta vivendo – ha detto - comporta la necessità di aiutare i Paesi da cui partono migranti e rifugiati: non si limita solo alla guerra agli scafisti o alla restrizione delle norme sull’immigrazione, ma bisogna tenere presente che chi gode di prosperità dovrebbe mettere a disposizione dei poveri e dei bisognosi, intesi sia individualmente che come nazioni, i mezzi con cui poter rispondere ai loro bisogni ed entrare nella via dello sviluppo”. Secondo Vegliò è dunque necessario “contribuire con il nostro impegno a far sì che l’Europa sia luogo di ospitalità e accoglienza, di sicurezza e di progresso per tutti”.

Il Colloquio internazionale di Pozzallo, che per tre giorni ha visto riflettere e confrontarsi rappresentanti del Consiglio d’Europa, delegati di Rinascita Cristiana e del MIAMSI di Italia, Francia, Belgio, Malta, Portogallo, esponenti delle realtà impegnate sul fronte dell’accoglienza e dell’integrazione, si è chiuso con un appello alla politica a “considerare i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo in tutta la loro dignità e a favorire la loro integrazione con giustizia e lealtà, consapevoli delle responsabilità reciproche; a rispettare gli impegni presi nei confronti dei più poveri; a tenere conto del fenomeno migratorio, dalle cause alle conseguenze; a considerare l’obbligo di una giusta ripartizione e di un buon utilizzo delle risorse e dei beni”.
“Alle istituzioni internazionali  - si legge ancora nel testo – chiediamo di sottolineare tempestivamente e con costanza i diritti e i doveri di ognuno, far rispettare le Convenzioni e i Trattati firmati dagli Stati e migliorarli sempre in funzione delle situazioni vissute dagli abitanti dei Paesi coinvolti”. Il documento si rivolge anche “ai responsabili elle organizzazioni associative affinché accolgano positivamente la diversità e collaborino alla realizzazione di percorsi educativi e culturali” così come alle comunità ecclesiali “perché testimonino l’amore e la misericordia di Dio, partecipino al dialogo interreligioso e lavorino in comune per migliorare la vita insieme”.

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