Verso il Sinodo dei giovani: la prospettiva bielorussa

Ekaterina Adamchik, la giovane dalla Bielorussia che parteciperà alla riunione presinodale
Foto: EA / per gentile concessione
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C’è anche un delegato che viene dalla Bielorussia al pre-sinodo dei giovani che si tiene dal 19 al 24 marzo prossimi. Si chiama Ekaterina Adamchik, ha 23 anni, e ha un passato da studente di sinologia all’Università, con un periodo di formazione in Cina. Oggi studia teologia e lavora in una compagnia di "information technology". È lei che è stata scelta per rappresentare i giovani bielorussi all’incontro della prossima settimana.

Quali sono le aspettative dei giovani della Bielorussia per il pre Sinodo?

Sono molto felice che sia stata la possibilità ai giovani di esprimere le loro opinioni e le loro aspettative. I giovani sono la base della Chiesa, e così spero che i vescovi possano sentire la vita della gioventù di oggi, e magari comprendere e accettare che i giovani oggi non sono il male né sono una generazione rotta. Non c’è bisogno di sfuggire dal confronto con i giovani. Porterò con me le opinioni dei giovani bielorussi, i loro problemi, le loro frustrazioni, ma anche la loro felicità e i loro sentimenti, cercando di farli comprendere pienamente.

Come vi siete preparati a questo incontro pre-Sinodo?

I vescovi hanno dichiarato quest’anno come l’anno dei giovani, e così i giovani da tutto il mondo si sentono meno soli. La Chiesa ha realmente cercato di focalizzarsi su di noi. In Bielorussia, la Chiesa ha organizzato moltissimi eventi: festival di musica cristiana, incontri di giovani, attività nei social network, in modo da comprendere in generale cosa pensano i giovani di oggi ed esprimerlo nel Sinodo. Ma non si trattava di cercare di creare qualcosa di speciale per il Sinodo Piuttosto, di cercare di immaginare come sia la Chiesa giovane.

Cosa hai fatto in particolare?

Ho prima di tutto chiesto ad un numero enorme di giovani cosa desiderano cambiare, il motivo per cui si sentono non a proprio agio a volte e quali sono le possibili soluzioni per rendere la Chiesa più vicina e reale. È stato organizzato anche un incontro pastorale, chiamato FIDES, per andare più vicino possibile ai cuori giovani e comprendere i loro bisogno. Anche il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee che si è riunito a Minsk lo scorso settembre ha discusso di giovani, e ha ascoltato a giovani testimonianze di fede. Questo sicuramente aiuterà il Sinodo.

Come sono i giovani di Bielorussia? Speranzosi e rassegnati?

La Chiesa Cattolica in Bielorussia è stata considerata per lungo tempo quasi il male, così come la religione in generale. Non abbiamo una Chiesa così forte nella società come succede in Polonia o n Italia, ad esempio. Ma i nostri sacerdoti fanno il loro meglio per rinnovare la Chiesa, svilupparla, accogliere giovani, perché quella è la base di tutto. Ma non credo che per ora i giovani siano davvero parte della Chiesa, non si sentono ancora a casa nell’istituzione. La velocità dello stile di vita è altissima, i giovani sono in una società moderna mentre la Chiesa e la dottrina hanno una loro storia. Ci vuole tempo per riraccontare e ricostruire la sua storia in modo che i giovani possano comprendere l’idea della Chiesa, capire che la Bibbia è reale più di ogni altra cosa che nel mondo è stata, è e sarà creata. Dal mio punto di vista, il problema principale è che facciamo il nostro meglio vivere la vita, mantenere la velocità dei cambiamenti, e ci dimentichiamo del tutto di fermarsi e non pensare solo a noi stessi, ma anche agli altri. “Non guardate ai vostri interessi, ma ognuno si curi degli interessi degli altri”, dice San Paolo nella lettera ai Filippesi.

Quanto i giovani partecipano alla Messa in Bielorussia?

Non c’è bisogno di nascondere che sempre più giovani preferiscono sfuggire da Dio, solo perché gli viene detto di Dio e ricevono una forte influenza dalla società. Alcuni semplicemente non vedono nella Chiesa una amica, perché la considerano piena di restrizioni più che di piaceri. Per quanto riguarda la Bielorussia, in particolare, si può descrivere la situazione dividendo il tutto in gruppi: giovani le cui famiglie hanno mantenuto la fede la tramandano ai figli, e ci sono molte famiglie di questo tipo; e famiglie che sono state profondamente influenzate dalla dominazione sovietica e hanno permesso che la loro fede fosse distrutta. Ma posso dire che siamo sulla giusta strada per far crescere la cultura spirituale e andare verso Dio.

Cosa dirai in particolare durante il Sinodo?

Prima di tutto, voglio ascoltare gli altri e mettere in luce allo stesso tempo la visione, situazione e aspettative della Bielorussia. Spero che tutti insieme possiamo creare qualcosa di assolutamente nuovo e così ci saranno positivi cambiamenti nel vivere la Chiesa cattolica nel mondo. Quello che vorrei per la Chiesa bielorussa è che si diano maggiori responsabilità ai laici, perché sembra che la Chiesa abbia troppa paura di non prendere ogni cosa sotto il controllo del clero. Per esempio, gli incontri di pastorale giovanile potrebbero anche essere gestiti da laici giovani, con cui i giovani possono meglio comunicare, mentre hanno paura di parlare ai sacerdoti, con il timore di essere fatti sentire in colpa o non compresi. La mia idea è di creare corsi mondiali di leader pastorali per condividere conoscenza e idee.

Cosa ti aspetti da questo viaggio a Roma?

Ho un po’ paura che le risoluzioni del Sinodo saranno limitate da discussioni teoretiche e non avranno alcuna ricaduta pratica. Ma ho anche la speranza che la voce dei giovani sia ascoltata, che i vescovi potranno accettare le opinioni che proporremo e si fidino di noi. E spero che i vescovi comprendano che i giovani di oggi sono completamente diversi da loro e questo non è male. Semplicemente, questo costringe i vescovi ad attuare un nuovo approccio.

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