Verso il Sinodo, e in viaggio verso Panama: le sfide della Chiesa

Un momento dei gruppi di lavoro di giovani al convegno "Da Cracovia a Panama"
Foto: Account Flickr del Dicastero Laici, Famiglia e Vita
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Un approccio di maggiore empatia, per sconfiggere anche quell’individualismo nichilista che è probabilmente il vero nemico da combattere. A questo è chiamata la Chiesa, nelle parole di Renato Cursi, incaricato del Movimento Giovanile Salesiano per il Dicastero di Pastorale Giovanile dei Salesiani di Don Bosco. Parlando con ACI Stampa, Cursi tira le fila dell’incontro “Da Cracovia a Panama. Il sinodo in cammino con i giovani”, che si è tenuto dal 5 al 9 aprile scorsi e ha avuto il suo culmine nella veglia di preghiera con Papa Francesco e nella Messa in piazza San Pietro la Domenica delle Palme, giorno in cui i giovani di Cracovia hanno materialmente consegnato ai giovani di Panama la Croce della GMG. Nel mezzo, c’è un sinodo sui giovani cui prepararsi.

Da Cracovia a Panama, quali sono le sfide più grandi per il mondo giovanile? Quali quelle di cui si è discusso nell'incontro? 

C’è un deficit di ascolto dei giovani nel mondo. Eppure non ci sono mai stati tanti giovani nella storia dell’umanità quanti ce ne sono oggi. Questa importante presenza di giovani è certamente più evidente in Africa, Asia ed America Latina, ma il deficit di ascolto e coinvolgimento è purtroppo riscontrabile anche in Europa. Basti pensare alle tragiche cifre della disoccupazione giovanile in questo continente. La Chiesa è chiamata oggi da una parte a portare la gioia del Vangelo ai giovani, e dall’altra a portare la voce dei giovani più poveri ed esclusi all’attenzione dei decisori politici ed economici. Nell’incontro promosso dal Dicastero Laici, Famiglia e Vita si è inoltre discusso della sfida dell’individualismo nichilista, come minaccia allo sviluppo umano integrale dei giovani. Se le GMG vogliono essere “mondiali” e rivolte a tutta la “gioventù”, se il Sinodo vuole parlare a “tutti i giovani”, allora la Chiesa ha bisogno di scegliere ancora di più un’approccio di empatia con i giovani. Un’empatia che non ha paura di incontrare i giovani nel punto in cui si trovano ed incoraggiarli con gradualità ad uscire da sé per scegliere l’amore più grande: “dare la vita per i propri amici”.

Prima della GMG di Panama, c'è un percorso da fare verso il Sinodo. In che modo i due eventi sono collegati? E che tipo di impegno da parte dei giovani hai visto durante l'incontro?

Il Sinodo è certamente un Sinodo dei Vescovi, non “dei giovani”. Il Cardinal Baldisseri e Monsignor Fabene, rispettivamente Segretario Generale e Sottosegretario del Sinodo, hanno inoltre precisato che quello del 2018 non vuole essere un Sinodo “sui” giovani, bensì un vero e proprio Sinodo “con” e “per” i giovani. L’esperienza di questi giorni al Convegno promosso congiuntamente dal Segretariato del Sinodo e dal Dicastero Laici, Famiglia e Vita è stata coerente con l’impegno preso. I giovani partecipanti erano entusiasti della quantità e della qualità del tempo loro concesso per condividere il proprio vissuto di fede all’interno della realtà ecclesiale o del Paese di provenienza. La scelta del Santo Padre di dedicare ai giovani il prossimo Sinodo dei Vescovi rappresenta un’opportunità provvidenziale per allargare la riflessione sulla pastorale giovanile oltre le questioni legate all’organizzazione di eventi come le Giornate Mondiali di Gioventù. Queste, se non sono inserite all’interno di processi pastorali animati da una profonda ed ampia riflessione, rischiano di “occupare la scena” e le preoccupazioni degli operatori pastorali, e non essere più una tappa, pur importante, all’interno di un processo più ampio di crescita dei giovani nella fede. Una crescita che la Chiesa deve curare e accompagnare nel quotidiano della vita dei giovani, lì dove essi si trovano e non lì dove li si voglia radunare ogni tre anni. Il tempo dei processi, della pastorale giovanile e del cammino sinodale della Chiesa, è superiore al pur importante spazio delle GMG.

In questi quattro giorni, quale è stato il momento secondo te più importante? Quali le testimonianze che hai trovato più interessanti?

Per quanto, da una parte, sia stato emozionante tornare con la mente alle belle giornate di Cracovia e valutarle insieme, e quindi iniziare a conoscere l’entusiasmo della realtà di Panama, che accoglierà la prossima GMG nel gennaio 2019, d’altra parte il momento più importante è stato rappresentato dai due giorni centrali del Convegno, dedicati alla presentazione del Sinodo del 2018 e del suo Documento preparatorio. Chiara l’esposizione del Prof. Rosina sulla prima parte del Documento, suggestiva l’introduzione al discernimento da parte del padre Jean Paul Hernandez SJ, illuminante la conferenza sull’azione pastorale di don Fabio Attard SDB. Mezzo secolo dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa ne sta ripercorrendo e verificando le tappe. Dopo la prima Esortazione Apostolica Post-sinodale sull’annuncio del Vangelo nel mondo moderno, l’Evangelii Nuntiandi di Paolo VI, ecco l’Evangelii Gaudium di Francesco, vera carta di navigazione per l’evangelizzazione delle nuove generazioni dei prossimi decenni. La Costituzione Apostolica Conciliare Gaudium et Spes individuava nella dignità del matrimonio e della famiglia il primo dei “problemi più urgenti” del mondo contemporaneo, ed ecco che i due recenti Sinodi sulla Famiglia e il prossimo Sinodo “con” e “per” i Giovani interecettano quella profezia. Tra le testimonianze dei partecipanti al Convegno, le più significative sono state certamente quelle di giovani e religiosi provenienti da Paesi dove il cristianesimo è minoritario, tanto da Paesi dove i cristiani (non solo cattolici) sono minoranze perseguitate da governi autoritari o da gruppi fondamentalisti, quanto da Paesi dove essi sono vittime di una secolarizzazione aggressiva.

In che modo ora credi si svilupperà il lavoro con il mondo giovanile? 

Parto dal titolo scelto da Papa Francesco per il Sinodo dei Vescovi del 2018: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. La pastorale giovanile è chiamata a qualificarsi ancora di più in senso vocazionale. Ad accompagnare, cioè, ogni giovane all’incontro con Dio nel suo percorso di crescita, graduale ma irrinunciabile, verso una misura alta di vita cristiana e verso l’età adulta, contro ogni tentazione di “adultescenza” o “forever young”. L’altro salto di qualità cui la Chiesa è chiamata, è quello del passaggio da una “pastorale degli eventi” ad una “pastorale dei processi”, dove la cura dei giovani non è lasciata all’improvvisazione o alle geniali intuizioni di pochi esperti, quanto piuttosto alla progettualità di una comunità. Per fare ciò, occorre un ripensamento tanto delle metodologie progettuali, quanto delle strutture e risorse a disposizione della pastorale giovanile nelle diocesi e nelle varie realtà ecclesiali. Restano aperte, infine, le sfide missionarie dell’annuncio del Vangelo ai giovani lontani, e del dialogo ecumenico ed interreligioso, che proprio dai giovani può ricevere una sorprendente nuova linfa. Non è sufficiente raccontare ai giovani del mondo che la Chiesa cattolica sta per dedicare loro un Sinodo dei Vescovi. Ben vengano i questionari online accessibili a tutti e tradotti in varie lingue, e soprattutto la convocazione di Sinodi dei giovani nelle diocesi. Senza un vero ascolto e una vera corresponsabilità, senza cioè un vero cammino “con” i giovani, tutti gli sforzi fatti “per” loro rischiano di rivelarsi un boomerang. Per dirla con Don Bosco, “non basta amare i giovani, occorre che i giovani sappiano di essere amati”. E in questo, i migliori apostoli dei giovani sono i giovani stessi: giovani per i giovani, callejeros de la fe. E’ giunto il tempo (kairologico) di un ascolto serio e responsabile, tanto dello Spirito quanto dei giovani stessi, per un discernimento orientato ad un nuovo slancio missionario: “uscire, vedere, chiamare”.

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