Viganò ricorda San Carlo alla Ambasciata italiana e la difesa della dignità

Palazzo Borromeo
Foto: pd
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Credere non è sufficiente “ci è chiesto l’impegno della testimonianza, ognuno nella funzione e nella responsabilità a cui si trova a rispondere. Nel proprio compito istituzionale non si smarrisca mai il bene della persona, la sua dignità, il riconoscimento delle sue fragilità e la difesa dei suoi diritti. Nel rispetto delle norme, delle istituzioni e degli organismi nei quali operiamo non venga mai meno il primato della persona come immagine di Dio, come regola del nostro servizio e del nostro agire”.

A ricordarlo questa mattina monsignor Dario Edoardo Viganò Prefetto della Segreteria per le comunicazioni della Santa Sede nella omelia della messa celebrata all’ Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede si trova a Palazzo Borromeo, dove visse da giovane San Carlo, per la festa di San Carlo di sabato 4 novembre.

Viganò ha definito il Santo Vescovo Carlo Borromeo, “pastore che si consumò per il bene del suo popolo difendendolo dai soprusi dei prepotenti e dalle ingiustizie dei potenti” e per questo ha incoraggiato il personale diplomatico ad averlo “come costante protettore e come modello a cui ispirarvi nello svolgimento dei vostri quotidiani compiti”.

Commentando le letture del giorno il Prefetto  ha detto che: “Quella dignità di figli ristabilisce la dignità, e anche ci dà la speranza. Una dignità che va avanti, fino all’incontro definitivo con lui. Questa è la strada della salvezza, e questo è bello: lo fa l’amore soltanto. Siamo degni, siamo donne e uomini di speranza. Accade tuttavia che a volte noi vogliamo salvare noi stessi e crediamo di farcela. “Io salvo me stesso!”. Quella salvezza non va, è una salvezza provvisoria, una salvezza apparente, come quelle volte in cui ci illudiamo di salvarci con la vanità, con l’orgoglio, credendoci «potenti, mascherando la nostra povertà, i nostri peccati con la vanità, l’orgoglio: tutte cose che finiscono, mentre la veransalvezza ha a che fare con la dignità e la speranza ricevute grazie all’amore di Dio”.

Ed ha concluso dicendo che quella di Dio è “una Parola, dunque, che ci invita a riconoscere la fedeltà di Dio alle promesse fatte al suo popolo, e la sua signoria sulla storia. Il credere e accogliere queste verità, però, non è sufficiente, ci è chiesto l’impegno della testimonianza, ognuno nella funzione e nella responsabilità a cui si trova a rispondere”.

Ti potrebbe interessare