Volo papale in Iraq, tutti i giornalisti dovranno essere vaccinati

Pubblicate le informazioni logistiche per il viaggio del Papa in Iraq

Papa Francesco in volo con i giornalisti
Foto: Edward Pentin / ACI
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Tutti i giornalisti ammessi al volo papale per il viaggio in Iraq dovranno essere vaccinati. E la vaccinazione potrà avvenire anche in Vaticano, secondo un calendario prestabilito, per quanti non la hanno già prenotata nel loro Paese. Per la prima volta, le norme di un volo papale prevedono anche le restrizioni sanitarie, e si definisce finalmente la necessità per tutti i giornalisti di essere vaccinati.

Le norme sono state pubblicate oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede, insieme all’apertura degli accreditamenti, che scadono il 25 gennaio. Per il vaccino, ci vogliono almeno tre settimane dal primo richiamo, dunque per rientrare nei tempi del volo papale – il viaggio è previsto dal 5 all’8 marzo – sarà necessario vaccinarsi la prima settimana e poi fare un richiamo la quarta settimana dello stesso mese.

Spiegano le informazioni logistiche che “a causa della attuale situazione pandemica, sarà necessario indossare i dispositivi di protezione individuale (mascherina chirurgica o di tipo FFP2/FFP3) in ogni occasione in cui si potrà entrare in contatto con almeno un’altra persona e non sia garantita la distanza di sicurezza di almeno un metri”.

Visto che ci possono comunque essere imprevisti, se la vaccinazione è stata già fissata in tempo adeguato nel proprio Paese, basterà un certificato di vaccinazione. Altrimenti, “per i giornalisti ammessi al Volo Papale che ne faranno richiesta, si provvederà alla somministrazione del vaccino secondo un calendario vaccinale che sarà comunicato in seguito. Solo per finalità organizzative, si prevede che la prima vaccinazione venga effettuata nei primi giorni di febbraio e il richiamo nell’ultima settimana dello stesso mese”.

Ad ogni modo, ci si dovrà sottoporre a test PCR prima di ogni partenza internazionale, e se questi risulteranno positivi nonostante il vaccino allora “non potranno partecipare al viaggio e dovranno sostenere le spese per le penali relative all’hotel in Iraq e al biglietto aereo”. Lo stesso se i giornalisti risulteranno positivi in Iraq prima del ritorno, cosa per cui dovranno eventualmente “affrontare i periodi di sorveglianza sanitaria nel Paese, secondo quanto previsto dalle competenti autorità, provvedendo a quanto necessario per il soggiorno e le spese sanitarie”.

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