Ultime Notizie: Sigitas Tamkevicius

Uno dei numeri delle Cronache della Chiesa Lituania, il giornale clandestino più longevo di Oltre Cortina di Ferro / JM / ACI Group

Nella Lituania sovietica, c’era un giornale di libertà che ha compiuto 50 anni

Per 17 anni, le Cronache della Chiesa Cattolica Lituana rappresentarono uno squarcio di luce per i cattolici perseguitai del Paese Baltico. A redigerle, quello che allora era un giovane prete, Sigitas Tamkevičius, che fu poi incarcerato per otto anni. Era lui, dietro Papa Francesco, quando il Papa visitò il “Museo del genocidio” a Vilnius. E il Papa lo ha creato cardinale, rendendo questa memoria storica presente, viva e onorata. Una memoria storica che ha compiuto cinquanta anni.  

L'arcivescovo Sigitas Tamkevicius mostra il microfilm con cui distribuiva le Cronache della Chiesa Lituania, Kaunas, 21 settembre 2019  / Foto: AG / ACI Group

Sigitas Tamkevicius, il prossimo cardinale lituano che fu nelle prigioni del KGB

Parlando con i membri del Dicastero per la Comunicazione, Papa Francesco ha fatto riferimento a lui, come esempio di testimonianza. Ma Sigitas Tamkevicius, gesuita di 80 anni, arcivescovo emerito di Kaunas, tutto si aspettava tranne di essere creato cardinale. La sua era stata una presenza silenziosa alle spalle di Papa Francesco, mentre il Papa, a Vilnius, visitava quella che era stata la prigione del KGB. E in quella prigione c’era stato anche lui, giovane sacerdote, per il suo lavoro di denuncia del sistema sovietico. Così, c’era anche Tamkevicius nel piccolo seguito che accompagnava Papa Francesco. E Papa Francesco se ne è ricordato nel momento di scegliere i nuovi cardinali.  

L'arcivescovo Sigitas Tamkvevicius, imprigionato dal KGB dal 1983 al 1988 / Andrea Gagliarducci / ACI Stampa

Il vescovo sopravvissuto al KGB: “Papa Francesco ha visto le radici del nostro male”

È stato imprigionato, deportato in Siberia, e poi liberato nei tempi della Perestrojka. Ed era lì, accanto a Papa Francesco, a visitare il Museo dell’Occupazione, facendogli vedere quelle celle in cui lui stesso era stato. “È lì che ci sono le radici del nostro male”, sottolinea l’arcivescovo Sigitas Tamkevicius.