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Letture, rileggere i grandi classici con lo sguardo cristiano

  – si spera – anche di buone letture. E per cominciare bene vorremmo tornare alle pagine di un libro che è un classico, certamente, ma anche un romanzo modernissimo, anzi contemporaneo. E questa, d’altra parte, è una caratteristica dei classici. “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni parla della Storia e delle storie personali, della follia della guerra. Della insensatezza e della  crudeltà del potere, della forza della fede.

Se per molti il romanzo rimanda a noiosi studi scolastici, per molti altri è stata una grande riscoperta, una passione, una guida, una fonte perenne di ispirazione. Come, tanto per fare un esempio, Papa Francesco, che l’ha citato spesso e in un’occasione ha dichiarato: “Ho letto I promessi sposi tre volte e ce l’ho adesso sul tavolo per rileggerlo. Manzoni mi ha dato tanto”.

Rileggere Manzoni e I Promessi Sposi può rappresentare invece l’occasione non solo per riscoprire la bellezza di questa storia e la grandezza del suo autore, ma per ritrovare consolazione e saggezza, una “guida” per affrontare con autentico spirito cristiano quello che accade  quotidianamente, in ogni angolo del mondo.

Il bene non viene sconfitto, alla fine, nonostante i tortuosi percorsi dell’esistenza, i travagli, le pene e le ingiustizie subite. Il bene si propaga forse più lentamente e silenziosamente, ma in modo più capillare e duraturo. La malattia, la pestilenza,  le ingiustizie non sono quelle che avranno l’ultima parola, che invece sarà dei “buoni”, degli umili. Coloro che hanno sempre anteposto l’amore per gli altri a quello egoistico, autoriferito,  potranno dire l’ultima parola. Credendo e confidando nel fatto che  la vita terrena, breve e piena di affanni, non è il fine ultimo del  destino umano, la vera esistenza comincerà dopo la morte. Un messaggio non banalmente consolatorio, ma realistico, basato sulla evidenza della ragione di speranza che offre il cristianesimo. La ragionevolezza della fede, che affronta la realtà  cercando di leggere il bene che contiene e che si può incontrare concretamente, in persone ed eventi.

Infatti Manzoni racconta il sacrificio di tanti, conosciuti e sconosciuti, lungo tutto il doloroso peregrinare dei promessi sposi perseguitati e dei loro familiari, culminante  nel momento della grande paura, dell’infuriare della pestilenza, i quali  resistono al dilagare del male e della morte. 

Il lazzaretto di Milano viene affidato ai padri cappuccini, sotto la guida di padre Felice Casati, noto per la vita caritatevole e molto stimato, affiancato da padre Michele Pozzobonelli, più giovane ma altrettanto animato da fervore caritatevole. Manzoni rileva la "stranezza" di un’autorità governativa che rinuncia al proprio compito per cederlo a uomini religiosi, ma sottolinea come tutto questo si trasformi in  occasione del manifestarsi del potere infinito della carità cristiana. I frati, dunque,  hanno accettato questo gravoso incarico quando nessun altro ha voluto accollarselo, senza altro fine che quello di servire il prossimo e  senza altra speranza che quella della morte che apre le porta per la vita eterna.

Il grande tema è quello dell’affidarsi alla Provvidenza, senza la pretesa di determinare il destino proprio e quello altrui, come invece declama la cultura dominante in questi tempi. Risuona continuamente la parola d’ordine: fai quel che vuoi, sei tu il padrone della tua vita, puoi essere quello che vuoi, cambiare quanto e quando vuoi. Manzoni ha rovesciato questa visione, indica una strada ben diversa.

Ma si vorrebbe anche sottolineare la forza e, vorremmo dire, anche la felicità del raccontare dell’autore. Una narrazione ricca di episodi, di personaggi, di storie che si intessono e si disfano, paesaggi e descrizioni memorabili, fra tutte la Milano delle sommosse, della fame, della peste. E’ vero, il linguaggio manzoniano non è così agevole per i lettori del 2026, ma anche questa è una sfida: imparare a godere di questa lingua ricca, complessa, dotta e capace di abbracciare tutta la gamma dei linguaggi, dai più aristocratici e altisonanti, ai più umili e dialettali, a quelli mistici, introspettivi, psicologici, teologici…

Iniziamo, allora, questo nuovo anno con leggere, o rileggere, con gioia e piacere questa storia eterna che colma il cuore di speranza e rigenera la bellezza della scrittura.

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