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Un servizio di EWTN News

Note storiche, quel discorso di San Giovanni Paolo II sulla guerra nei Balcani e la Divina Misericordia

Il 12 gennaio del 1994 San Giovanni Paolo II tenne una catechesi per l' Udienza Generale che fece storia. Un testo di teologia della storia. La questione al centro era la guerra nei Balcani, ma la riflessione, di larga prospettiva, è perfetta ancora oggi nelle situazioni di guerra che ormai avvolgono il mondo.

Il Papa ricorda di aver indetto una giornata di preghiera "preceduta da un giorno di digiuno" per la pace nei Balcani. E poi cita Pascal:“Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo” (Pensées, “Le mystère de Jésus”, 553). Un pensiero che ha guidato l'incontro che si è appena svolto per una "percezione più approfondita delle cause, della realtà e delle conseguenze del sanguinoso conflitto".

Ecco attraverso questi avvenimenti il Papa rivede “l’agonia di Cristo che continua fino alla fine del mondo” . . .  e spiega: "Benché San Paolo ricordi che “Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rm 6, 9), quest’ultima non cessa, tuttavia, di essere presente nell’esistenza degli uomini.(…) Cristo continua a morire tra gli avvenimenti tragici in atto in quella parte del mondo, e questo è stato oggetto della nostra comune riflessione. Continua Cristo la sua agonia in tanti nostri fratelli e sorelle: negli uomini e nelle donne, nei bambini, nei giovani e negli anziani; in tanti cristiani e musulmani, in credenti e non credenti".

Ora basta sostituire la parola Balcani con Ucraina, Terra Santa, Sud Sudan e tanto altro per aggiungere: nella guerra "la stragrande maggioranza delle vittime è costituita da persone innocenti" e molti non sanno quello che fanno come sul Golgota dice il Papa, ma si chiede: "è veramente possibile affermare che le persone e gli ambienti responsabili dei tragici eventi dell’ex Jugoslavia non sanno quello che fanno? In realtà, non possono non saperlo. Forse la verità è che cercano di trovare delle giustificazioni per il loro operare. Il nostro secolo purtroppo ci ha fornito non pochi esempi del genere".

Il Papa parla di dei totalitarismi, "sia quelli di matrice nazionalista che quelli di matrice collettivista" e torna alla fine della seconda guerra mondiale quando "l’umanità si rese conto di quanto tutto ciò fosse contrario al bene dell’uomo e delle nazioni" e la risposta fu la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ma ora sembra, dice il Papa, "che si sia ritornati, in un certo senso, al punto di partenza. I diritti dell’uomo vengono violati in maniera spaventosa e tragica ed i responsabili arrivano a giustificare le loro azioni col principio dell’obbedienza agli ordini e a determinate ideologie".

Che fare allora?  "Mentre riconosciamo la doverosa esigenza di fare giustizia nei confronti dei colpevoli, non possiamo dimenticare il grido di Cristo sulla Croce: “Perdonali! . . .”. Non possono dimenticarlo la Chiesa e la Sede Apostolica, né gli ambienti ecumenici che veramente portano in cuore la causa dell’unità dei cristiani. Non possono dimenticarlo i difensori dei diritti dell’uomo, che parlano a nome delle Organizzazioni internazionali europee e mondiali. Non è certo questione di una indulgenza superficiale di fronte al male, ma di un sincero sforzo di imparzialità e della necessaria comprensione nei riguardi di coloro che hanno agito mossi da una coscienza erronea.

Di tutto ciò si è parlato nel corso dell’incontro svoltosi di recente in Vaticano. E la conclusione generale che è emersa è la seguente: problemi tanto gravi non si possono risolvere senza far riferimento a Cristo".

Il cristiano è un debole? Ebbene "la debolezza dei cristiani mette in risalto ancora di più la potenza di Cristo. Senza di Lui non è possibile risolvere problemi che si complicano di giorno in giorno per le istituzioni e le organizzazioni internazionali, nonché per i diversi governi coinvolti nel conflitto".

Ecco allora la teoria il principio dell’intervento umanitario. "Non in primo luogo un intervento di tipo militare, ma ogni tipo di azione che miri a un “disarmo” dell’aggressore". Ma è ovvio che "l’intervento umanitario più potente rimane sempre la preghiera" che è "un’arma per i deboli e per quanti subiscono l’ingiustizia. È l’arma di quella lotta spirituale che la Chiesa combatte nel mondo: essa non dispone di altre armi".

E qui entra la verità teologica della Misericordia divina e suor Faustina Kowalska,"cosciente dell’importanza del messaggio affidatole da Cristo" me che "non poteva sapere ancora quanto ampiamente esso si sarebbe diffuso nel mondo già qualche anno dopo la sua morte. L’umanità intera ha bisogno di tale messaggio sulla misericordia di Dio. Ne ha bisogno il mondo di oggi, in particolare la tormentata terra dei Balcani. Il messaggio della misericordia di Dio è, al tempo stesso, un forte richiamo ad una fiducia più viva: “Gesù, confido in te!”. È difficile trovare parole più eloquenti di quelle trasmesseci da suor Faustina.

Gesù, confido in te! Ecco la speranza che ci ha guidato nei trascorsi giorni di comune riflessione, tenendo viva la consapevolezza che la pace nei Balcani è possibile. “Spes contra spem!”. Niente è impossibile presso Dio! È possibile soprattutto la conversione, capace di trasformare l’odio in amore e la guerra nella pace. Per questo più insistente e fiduciosa diviene la nostra preghiera: Gesù, confido in te!".

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