Carpi, 18 January, 2026 / 10:00 AM
Il Vangelo di questa domenica ci presenta l’incontro tra Gesù e Giovanni Battista. La prima immagine che il testo sacro ci consegna di Gesù è quella di un Dio che si fa vicino, che viene incontro all’uomo. In quel momento, la Sua vera identità è ancora sconosciuta. Eppure Giovanni, illuminato dallo Spirito Santo, lo indica come “l’ Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. E’ un annuncio folgorante che ha raggiunto, poi, ogni angolo della terra e che continua a risuonare in ogni chiesa durante la celebrazione della Santa Messa. In queste parole è racchiusa una verità decisiva della nostra fede: il Figlio di Dio si è fatto carne per “portare sulle proprie spalle” il peccato del mondo e liberare l’umanità dall’opprimente presenza del male. Questa liberazione spalanca all'uomo non soltanto le porte del cielo, ma consente già ora, nella vita quotidiana di assaporare una felicità altrimenti irraggiungibile. È la gioia profonda che nasce quando scopriamo di essere amati da Dio, custoditi dal suo sguardo, accompagnati dalla Sua presenza che si prende cura del nostro destino nel tempo e nell’eternità.
Ma cosa è il peccato? Sant’Agostino, nelle “Confessioni” lo descrive come un’ “aversio a Deo et conversio ad creaturas”, ovvero un allontanamento da Dio che è il Bene supremo, per cercare la felicità nelle cose create. Quando questo accade le conseguenze sulla persona sono profonde e dolorose. Lontano da Dio l’uomo scivola dalla verità alla menzogna, dall’amore all’odio, dalla bontà alla malizia, dalla purezza alla lussuria, dalla solidarietà all’egoismo, dalla luce alle tenebre, dalla bellezza alla difformità, perchè il riferimento alla propria origine, l’immagine di Dio impressa in lui viene deturpata. Il peccato, spegnendo questa immagine che è Vita, Luce e Amore, conduce inevitabilmente verso l’infelicità, la solitudine e la morte.
E così, per liberarsene, si ricorre non all’Agnello di Dio, ma ad altre forme di aiuto, come la psicoanalisi, che resta una professione nobile e preziosa nel suo ambito. Tuttavia, il peccato è qualcosa di più profondo, perché riguarda il rapporto stesso dell’uomo con Dio. Per questa malattia dell’anima, la Scrittura ci indica un solo medico: Gesù Cristo, morto per amore sulla croce e risorto per la nostra salvezza. Come ogni buon medico, Gesù non si limita a diagnosticare il male, ma lo cura alla radice. La sua terapia non è fatta di parole consolatorie o di tecniche psicologiche. La sua cura è il dono totale di sé: il suo sangue versato, il suo corpo offerto, il suo amore incondizionato.
Gesù è l'unico medico che può davvero guarirci perché è l'unico che ha affrontato il male fino in fondo, scendendo negli abissi della morte per poi risorgere vittorioso. È l'unico che può dire: "Io ho vinto la morte”. La sua medicina è il perdono che riconcilia, la grazia che trasforma, l'amore che rigenera. Questa potenza guaritrice diventa esperienza concreta ogni volta che ci affidiamo a Lui nel sacramento della Riconciliazione, ogni volta che lo accogliamo nell’Eucaristia, ogni volta che invochiamo il suo nome nella preghiera.
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