Il Papa in aereo: oggi era davvero da piangere

Il lancio delle corone in mare
Foto: Osservatore Romano
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Mezz’ora per parlare del dramma umanitario dei profughi e la lettura del comunicato che spiega la presenza a bordo di 12 rifugiati.

La conferenza stampa in aereo di Papa Francesco sul volo di rientro da Lesbo inizia con il grazie del Papa: “Vi ringrazio dalla vostra giornata di lavoro, per me e anche per voi è stata troppo forte”. Poi le domande.

Si inizia dalla questione dell’ accordo UE- Turchia: “Prima di tutto non c’è speculazione politica- spiega il Papa parlando dell’accordo- perché questi accordi io non li conoscevo bene, ho visto sui giornali. Portare via questi profughi è una cosa umanitaria, è stata una ispirazione di una settimana fa che io ho subito accettato. E’ lo Spirito che parlava. Loro vengono con noi con i documenti in ordine. Vaticano, Italia e Grecia hanno dato il visto. Saranno accolti dal Vaticano con la collaborazione di Sant’Egidio che cercherà loro lavoro, sono ospiti del Vaticano e si aggiungono alle due famiglie siriane che sono già ospitate da due parrocchie del Vaticano”. 

Poi il Papa racconta l’incontro con Bernie Sanders uno dei candidati democratici alla presidenza Usa: “Stamattina quando sono uscito era lì il senatore Sanders che è venuto al convegno sulla Centisimus annus. Lui sapeva che uscivo, ha avuto gentilezza di salutarmi. Tutti i membri del convegno, eccetto i capi di stato erano ospiti a Santa Marta. Un saluto è educazione, non è immischiarsi in politica, chi lo pensa ha bisogno di uno psichiatra”.

Il Papa ha poi spiegato come sono stati scelte le famiglie che sono in aereo e ha risposto sul pericolo  del ritorno di “ghetti” in Europa: “Non ho fatto una scelta religiosa, queste tre famiglie avevano documenti in regola, c’erano due famiglie cristiane che non erano in regola, questo non è un privilegio.  Quanto all’integrazione… lei ha detto una parola che nella cultura attuale è dimenticata, dopo la guerra… oggi esistono i ghetti e alcuni dei terroristi sono figli e nipoti di nati in Europa e cosa è successo? Non c’è stata politica di integrazione, E questo è fondamentale, nella esortazione post sinodale si parla dell’integrazione. Oggi l’Europa deve riprendere questa capacità di integrare, con l’integrazione Europa si è arricchisce. Serve una cultura di integrazione”. 

Alla domanda se blindare le frontiere significhi la fine di Schengen il Papa ha risposto: “Non so, capisco i governi e i popoli che hanno paura. Capisco che dobbiamo avere responsabilità nell’accoglienza. Come si integrano con noi? Fare muri non è la soluzione, lo abbiamo visto nel secolo scorso, la caduta di uno… Non risolve nulla. Dobbiamo fare ponti e si fanno con intelligenza, dialogo e integrazione. Capisco il timore, ma chiudere le frontiere non risolve. Farà male al proprio popolo e l’Europa deve fare politiche di accoglienza, integrazione, lavoro, economia… tutte queste cose sono ponti. Dopo quello che ho visto in quel campo rifugiati... era da piangere, i bambini… mi hanno regalato tanti disegni. I bambini vogliono pace perché soffrono. Lì hanno corsi di educazione… cosa hanno visto? Un bambino annegato! Questo lo hanno nel cuore i bambini. Oggi davvero era da piangere. Lo stesso disegno lo ha fatto un bimbo afghano: ci vorrà tempo per elaborare dalla loro memoria questo ricordo. C’è un sole che piange nel disegno, ecco anche a noi una lacrima farà bene”.

Lei non fa distinzione tra chi fugge per fame e chi per guerra. L’Europa può accogliere tutta la miseria del mondo?

“E’ vero, io ho detto che alcuni fuggono dalla guerra, altri dalla fame. Entrambi sono gli effetti dello sfruttamento della terra. Un capo di governo africano mi ha detto che sta riforestando perché la terra sfruttata era morta. Io inviterei i trafficanti di armi, quelli che le vendono per fare guerre - in  Siria per esempio- a loro direi di passare una giornata in quel campo, credo che per loro sarebbe salutare”. 

Lei ha parlato di un viaggio triste, ma torniamo con dodici profughi accolti…

“Rispondo con una frase di Madre Teresa. Le dicevano… Lei aiuta a morire la gente, quello che fa non serve… lei ha risposto: è una goccia nel mare ma dopo quella goccia il mare non sarà più lo stesso. E’ un piccolo gesto che dobbiamo fare tutti per tendere la mano a chi ha bisogno”.

In Grecia c’è austerity, cosa ne pensa? E anche a Puerto Rico…

“La parola austerità significa economicamente un capitolo di un programma… spiritualmente altro. Quando io ne parlo, lo faccio in confronto con lo spreco. La Fao mi pare disse che con lo spreco di un pasto si potrebbe alimentare il mondo. E noi quanti sprechi facciamo senza volerlo? Io di austerità ne parlo solo in senso cristiano”. 

Quello dei migranti non è solo un problema europeo, come si è visto nel confine tra USA e Messico: “E’ la stessa cosa. Lì arrivano fuggendo dalla fame, è lo stesso problema. In Messico ho celebrato la Messa a 100 metri dal confine, al di là c’erano 50 vescovi degli USA e 50mila fedeli in uno stadio. E’ lo stesso, arrivano in Messico dal Centroamerica, E’ un problema mondiale, io ne ho parlato ai vescovi messicani, ho chiesto loro di aver cura dei rifugiati”.

Ovviamente è arrivata anche una domanda sulla Amoris Laetitia: ci sono novità?

“Sì, la novità c’è. Io vi raccomando di leggere la presentazione del cardinale Schönborngrande teologo, li troverete la risposta”.

E ancora: Perché nell’Amoris Laetitia affronta il tema dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati sono in una nota?

“Uno degli ultimi Papi parlando del Concilio, ha detto che c’era quello in basilica e quello dei media. Quando io convocai il primo sinodo la grande preoccupazione dei media era la comunione ai divorziati risposati, e questo mi ha dato fastidio eh... perché non sono santo! E poi tristezza. Ma non vi accorgete che quello non è importante? Non vi accorgete invece che la famiglia è in crisi, non ci si accorge che il calo di natalità in Europa fa piangere? Che il poco lavoro fa si che che i bambini crescano soli, quelli sono i grandi problemi. Non ricordo la nota, ma sicuro se è in nota è perché ne ho parlato nella Evangelii Gaudium”.

Infine un saluto scherzoso: “Grazie tante, io mi sento tranquillo con voi. Ora vi daranno da mangiare!”.

Come sempre al rientro da un viaggio il Papa si è recato alla basilica di Santa Maria maggiore per pregare ai piedi di Maria.

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