Italiani nel mondo: i millennials sono indecisi

la copertina del Rapporto 2016
Foto: Tau
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La mobilità è in qualche modo la cifra della modernità. Diventa sempre più evidente che anche gli italiani vivono questo aspetto non più certo come nel tempo dei flussi di migranti per necessità, ma sempre più per scelta.

La fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale italiana ogni anno in un corposo volume racconta la situazione tra testimonianze e cifre.

Come ha ricordato monsignor Di Tora presidente della Fondazione Migrantes presentando il volume, sono molte le famiglie che partono “i numeri dei minori sono sempre più significativi come significative sono le storie che ci giungono dai pensionati per i quali la Fondazione Migrantes sta conducendo una indagine ad hoc che sarà presentata il prossimo anno”.

Una questione che coinvolge l’ UE e l’ Europa perché, dice Di Tora “l’Europa tutta, e quella Unita in particolare, costruita con passione e intelligenza politica  e per la quale tanto si è lavorato, si sta frantumando sulla solidarietà e dimostra che il cammino di Unione realizzato in questi anni aveva a fondamento prioritariamente l’economia e non la giustizia sociale. Ritornano gli individualismi, i nazionalismi; ritorna la paura dell’incontro: dimostrazioni di un’Europa che non riesce a fare un passo in avanti in termini di umanità e civiltà. E i poveri, i migranti rischiano di essere le prime vittime di queste nuove chiusure, più che le cause”.

Il diritto di migrare o di restare come fattore di “sviluppo integrale”, volto alla “promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo” è legato alla pace, anzi ne è il presupposto fondamentale perché se il benessere è armonioso e condiviso crea efficienza, equità e felicità pubblica. Ecco che

Solidarietà, giustizia sociale e carità universale sono tre elementi di estrema attualità che vanno letti all’interno di una cooperazione internazionale strutturale alla politica e alla economia di ogni paese.

Tra gli studi specifici va ricordato quello sui giovani italiani in Australia che “ha permesso alla stessa Australia di leggere meglio gli arrivi degli italiani di oggi e la riflessione con i ricercatori italiani ha avviato un dialogo operativo per trovare modalità di vita e di lavoro più utili e più sostenibili sia per lo Stato italiano che per i migranti italiani, soprattutto per i giovani, ci dice la ricerca, che non si riconoscono per nulla migranti, ma viaggiatori.”

Eccoci alla cifre allora: dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9% passando da poco più di 3 milioni di iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) a oltre 4,8 milioni.

Gli emigranti poi non sono solo del sud, ma arrivano anche da Lombardia e Veneto.

Da gennaio a dicembre 2015, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 107.529. Il 69,2% (quasi 75 mila italiani) si è trasferito nel Vecchio Continente, meta preferita la Germania  seguita da Regno Unito, Svizzera e Francia. E su 107.529 espatriati nell’anno 2015, i maschi sono oltre 60 mila (56,1%). L’analisi per classi di età mostra che la fascia 18-34 anni e la più rappresentativa (36,7%) seguita dai 35-49 anni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni).

Fin qui i numeri, ma il volume racconta molte storie raccolte a Londra, Lussemburgo, Colonia e Buenos Aires  e temi  come le partenze dei pensionati, le nuove rotte migratorie dei giovani e la difficile decisione di partire o non partire della generazione dei Millennials italiani. Per la prima volta si parla anche dei nuovi migranti di origini non italiane, ma che sono recentemente partiti dall’Italia con cittadinanza italiana.  Nuovi italiani li chiamano gli studiosi e anche loro sognano l’ Inghilterra.

Riflessioni anche su cittadinanza, condizione linguistica, l’italicità, il Made in Italy, il ruolo delle Missioni Cattoliche in Europa e la figura del “missionario d’emigrazione”. E poi dove vivono gli italiani all’ estero? Quali zone delle città? Il volume si chiude con gli  allegati socio-statistici e la bibliografia ragionata.

A curare il volume e coordinare gli studi Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo. A presentarlo anche Sabrina Prati, Dirigente Istat - Servizio Registro della popolazione, statistiche demografiche e condizioni di vita; Don Luigi Usubelli, Cappellano per la comunità italiana a Barcellona. Diverse le presenze istituzionali e del giornalismo cattolico.

 

 

 

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