Lutero, Sant'Agostino e la Riforma spiegata da Padre Vittorino Grossi

Ritratto di Martin Lutero di Lucas Cranach (1529)
Foto: pd
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Oggi si apre l’anno delle commemorazioni del V centenario della Riforma protestante, che si concluderà il 31 ottobre 2017: infatti in questo giorno Martin Lutero, giovane monaco agostiniano e docente di Sacra Scrittura, affiggeva alla porta della chiesa del castello di Wittenberg 95 tesi che contestavano la pratica delle indulgenze nella chiesa del tempo. Infatti questo giorno è celebrato nel mondo protestante come ‘giorno della Riforma’.

La commemorazione è presieduta congiuntamente da Papa Francesco, dal vescovo Munib A. Younan e dal reverendo Martin Junge. La celebrazione si fonda sulla ‘Common Prayer, preghiera comune’, guida liturgica preparata da cattolici e luterani e inviata alle Chiese della Federazione luterana e alle Conferenze episcopali cattoliche.

La commemorazione si inquadra nel processo di ricezione del documento congiunto del 17 giugno 2013 ‘Dal conflitto alla comunione: commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma nel 2017’, primo tentativo di scrivere insieme la storia della Riforma. Inoltre il 2017 coincide anche con il 50° anniversario del dialogo internazionale luterano-cattolico, dal quale è scaturito il rilevante documento ‘Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione’, firmata nel 1999, che ha annullato ‘le dispute antiche di secoli’ sulle verità fondamentali della ‘Dottrina della giustificazione’, che era al centro della Riforma.

Per una miglior comprensione della visita di papa Francesco e soprattutto Lutero, a padre Vittorino Grossi, direttore responsabile della rivista di studi patristici ‘Augustinianum’ e professore emerito ordinario della cattedra di Patrologia e Patristica della Pontificia Università Lateranense, abbiamo chiesto come si è evoluta la Riforma storicamente:

“Nel 1514 papa Leone X fece una bolla per raccogliere soldi per la costruzione di san Pietro promossa da Michelangelo e dagli umanisti del tempo, concedendo l’indulgenza plenaria a chiunque avesse dato l’offerta per ricostruire di nuovo san Pietro. Avvenne che l’arcivescovo della diocesi di Lutero raccoglieva i soldi, ma aveva anche debiti con una banca tedesca,  tenendosi la metà dei soldi che doveva inviare a Roma. Lutero su questa questione dell’indulgenza stilò le 95 tesi e le mise sul portale della chiesa del castello di Wittenberg, per sottoporle a discussione, dove era anche professore.

Ma un predicatore domenicano, Pettel, non fu d’accordo con Lutero, sostenendo che chi dava le offerte per un’anima del Purgatorio, questa sarebbe andata in Paradiso. Ma nella proposizione della prima tesi Lutero parlava della conversione di Giovanni Battista. Le 95 tesi divennero un pubblico cartello di contestazione alla Chiesa di Roma e di conseguenza all’indizione del Giubileo del 1525 fondato, come ogni Anno Santo, sulla possibilità per il pellegrino romeo di lucrare l’indulgenza giubilare.

La risposta romana a Lutero si concretizzò nell’intervento di Leone X al cardinale legato Gaetano de Vio con il decreto ‘Postquam’ del 9 novembre del 1518, nel quale si spiegava il sentire cattolico delle indulgenze. Il card. De Vio invitò Lutero alla ritrattazione delle sue tesi sulle indulgenze. Il suo rifiuto portò alla Bolla di papa Leone X ‘Exsurge Domine’ del 15 giugno 1520 e alla scomunica del frate agostiniano con la Bolla ‘Decet romanum pontificem’ del 3 gennaio 1521. Tra le proposizioni luterane condannate nella Bolla ‘Exurge Domine’ vi erano, tra le altre, le seguenti riguardanti le indulgenze: ‘I tesori della Chiesa dai quali il papa dà le indulgenze non sono meriti di Cristo e dei santi’; ‘Le indulgenze sono frodi pie dei fedeli’; ‘Le indulgenze non sono né necessarie né utili per sei generi di persone, vale a dire: per i morti o i moribondi, gli infermi, coloro che sono legittimamente impediti, coloro che non hanno commesso crimini o non pubblicamente, per coloro che operano bene’.

Inoltre, nei primi anni del secolo XVI il papato promosse un cammino per una riforma nella Chiesa. I domenicani scelsero che la riforma nel proprio ordine fosse fatta dal papa, mentre gli agostiniani scelsero che fosse fatta dal Superiore generale; Lutero entrò nel circuito della riforma dell’ordine che venne promossa anche nelle regioni tedesche. A quel tempo quelli che volevano fare la riforma potevano avere conventi propri, però sempre dipendenti dal padre generale. In Germania erano 7 i conventi; la riforma dei conventi fu promossa dal superiore dell’ordine agostiniano in Germania, von Staubitz, che promosse anche un movimento di fare teologia nelle università con il Vangelo. Da tale impostazione scaturì che le mediazioni, che ci sono nelle discussioni religiose, caddero e si arrivò con Lutero alla ‘sola Scriptura’, senza la mediazione della Chiesa. Questo fu il punto fondamentale. Così incominciò la Riforma”.

Altri temi importanti per Lutero riguardano la predestinazione ed il libero arbitrio: quali sono le differenze con sant’Agostino?

“Il rapporto con sant’Agostino e gli agostiniani era ottimo. Avendo articolato una proposizione di san Paolo nella Lettera ai Romani sulla giustizia nella fede Lutero si rese conto che con tutte le attività che facciamo si possa programmare la vita eterna, perché essa è un dono di Dio; per quanto riguarda i nostri peccati non si riescono mai ad eliminarli, perché in ognuno di noi c’è sempre il fomite (causa primaria) della concupiscenza: ciò che umano è contro lo Spirito. Non si riesce ad eliminarlo neppure con il Battesimo. Nel XVI secolo hanno letto questo fomite della concupiscenza che per sant’Agostino era una prova che in ognuno di noi era insito il peccato originale, per Lutero è stato tradotto che non potendo eliminare il peccato non possiamo eliminare il peccato e solo ci può coprire la giustizia di Gesù Cristo. Ci possiamo riannodare a Gesù solo tramite la fede, che è la sola giustizia, che è in grado di coprire la nostra ingiustizia. Questa fu una nuova lettura della lettera di san Paolo ai Romani”.

Come chiesa cattolica cosa possiamo recepire dalla riforma luterana?

“Lutero non ha voluto mai dividere la Chiesa, ma nel corso dei secoli ci sono state altre cause che hanno portato alla divisione. I luterani sono quelli che meno hanno adulterato la dottrina cattolica, per cui oggi si vedono anche i punti in comune. Per quanto riguarda l’Eucarestia Lutero era contro il termine ‘transustanziazione’; lui parlava di ‘consustanziazione’, cioè c’è la trasformazione nel Corpo e Sangue di Cristo, ma rimane anche la sostanza del pane e del vino. Oggi queste tesi sono viste come diversi approfondimenti teologici per spiegare alcune questione teologiche di cose che crediamo: sappiamo che quello è il Corpo ed il Sangue del Signore”.

Il viaggio del papa in Svezia può essere considerato un evento storico?

“Il problema non è tanto togliere questa separazione, ma come creare comunione con il gruppo dei luterani del Nord Europa. Quindi il problema è quello, pur rispettando la loro storia, di trovare un punto di comunione. Naturalmente ci sono molte cose da chiarire, però l’ecumenismo si fa con rispetto, non chiedendo che uno si annulli a spese dell’altro. Il cammino è aperto”.     

Sant’Agostino può essere un punto fermo per un cammino ecumenico comune?

“La speranza è che uno studio attento e sereno del vescovo d’Ippona e di Lutero possa portare ottimi frutti sul piano ecumenico. Finite le asprezze della polemica e subentrata la serenità della ricerca, è più facile imboccare la strada della verità e dell’incontro. Agostino dunque può essere un punto comune di partenza per le ricerche”.

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