La "memoria grata " di Papa Francesco per i valori dell'Italia

Il Papa e il Presidente
Foto: Quirinale
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Le mie radici sono in questo paese dice il Papa argentino figlio di emigrati piemontesi e “guardo all’Italia con speranza”.

Francesco è per la seconda volta al Quirinale. Dopo Napolitano ora è la volta di Mattarella, un cattolico dichiarato, e il Papa parla nel suo discorso ufficiale del lavoro che fanno le parrocchie per affrontare le sfide internazionali.

La “memoria grata” per i valori italiani che si trovano anche nella costituzione, si intreccia per il Papa con lo sguardo al presente difficile fatto di  “problemi e rischi di varia natura, quali il terrorismo internazionale, che trova alimento nel fondamentalismo; il fenomeno migratorio, accresciuto dalle guerre e dai gravi e persistenti squilibri sociali ed economici di molte aree del mondo; e la difficoltà delle giovani generazioni di accedere a un lavoro stabile e dignitoso, ciò che contribuisce ad aumentare la sfiducia nel futuro e non favorisce la nascita di nuove famiglie e di figli”.

Il grazie del Papa è per come l’ Italia che “si adopera per trasformare queste sfide in occasioni di crescita e in nuove opportunità” anche grazie alle sue forze spirituali.

Il pensiero del pastore va ai tanti colpiti dal terremoto. 200 bambini sono nel cortile della ex residenza pontificia e salutano il Papa: “la fortezza animata dalla fede con la quale le popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto hanno vissuto quella drammatica esperienza, con tanti esempi di proficua collaborazione tra la comunità ecclesiale e quella civile”.

Impegni di tutta la popolazione che, dice il Papa, “ sono espressione di sentimenti e di atteggiamenti che trovano la loro fonte più genuina nella fede cristiana, che ha plasmato il carattere degli italiani e che nei momenti drammatici risplende maggiormente”.

Ovviamente il Papa si sofferma sulla questione migratoria. “ E’ chiaro - dice- che poche Nazioni non possono farsene carico interamente, assicurando un’ordinata integrazione dei nuovi arrivati nel proprio tessuto sociale. Per tale ragione, è indispensabile e urgente che si sviluppi un’ampia e incisiva cooperazione internazionale”.

A proposito del tema lavoro il Papa ricorda la visita di Genova: “ Ribadisco l’appello a generare e accompagnare processi che diano luogo a nuove opportunità di lavoro dignitoso. Il disagio giovanile, le sacche di povertà, la difficoltà che i giovani incontrano nel formare una famiglia e nel mettere al mondo figli trovano un denominatore comune nell’insufficienza dell’offerta di lavoro, a volte talmente precario o poco retribuito da non consentire una seria progettualità”.

Chiede sinergie il Papa e che le risorse finanziarie “siano poste al servizio” di obiettivo di grande valore sociale e “non siano invece distolte e disperse in investimenti prevalentemente speculativi, che denotano la mancanza di un disegno di lungo periodo, l’insufficiente considerazione del vero ruolo di chi fa impresa e, in ultima analisi, debolezza e istinto di fuga davanti alle sfide del nostro tempo”.

Lavoro stabile, famiglia, sono i temi di cui parla il Papa insieme ai progetti per le nuove generazioni che “hanno il diritto di poter camminare verso mete importanti e alla portata del loro destino, in modo che, spinti da nobili ideali, trovino la forza e il coraggio di compiere a loro volta i sacrifici necessari per giungere al traguardo, per costruire un avvenire degno dell’uomo, nelle relazioni, nel lavoro, nella famiglia e nella società”.

Serve rafforzare il legame tra politica e gente, tra istituzioni e popolo per un “impegno corale” da cui “si sviluppa la vera democrazia e si avviano a soluzione questioni che, a causa della loro complessità, nessuno può pretendere di risolvere da solo”.

Poi il Papa parla della Chiesa in Italia “realtà vitale, fortemente unita all’anima del Paese, al sentire della sua popolazione” con un rapporto con lo stato che è “una peculiare forma di laicità, non ostile e conflittuale, ma amichevole e collaborativa, seppure nella rigorosa distinzione delle competenze proprie delle istituzioni politiche da un lato e di quelle religiose dall’altro. Una laicità che il mio predecessore Benedetto XVI definì “positiva”. E non si può fare a meno di osservare come, grazie ad essa, sia eccellente lo stato dei rapporti nella collaborazione tra Chiesa e Stato in Italia, con vantaggio per i singoli e l’intera comunità nazionale”.

Il Papa ricorda la  “cordiale e generosa disponibilità e collaborazione dello Stato italiano”  per il lavoro della Sede Apostolica come si è visto durante il Giubileo che si è svolto “in maniera tranquilla e con grande vantaggio spirituale. Del grande impegno assicurato dall’Italia al riguardo la Santa Sede è pienamente consapevole e sentitamente grata”.

Il Papa conclude con l’auspicio che “l’Italia saprà avvalersi di tutte le sue risorse spirituali e materiali in spirito di collaborazione tra le sue diverse componenti civili, troverà la via giusta per un ordinato sviluppo e per governare nel modo più appropriato i fenomeni e le problematiche che le stanno di fronte.

La Santa Sede, la Chiesa Cattolica e le sue istituzioni assicurano, nella distinzione dei ruoli e delle responsabilità, la loro fattiva collaborazione in vista del bene comune. Nella Chiesa Cattolica e nei principi del Cristianesimo, di cui è plasmata la sua ricca e millenaria storia, l’Italia troverà sempre il migliore alleato per la crescita della società, per la sua concordia e per il suo vero progresso.

Che Dio benedica e protegga l’Italia!”.

Ti potrebbe interessare