Il Papa spiega la consolazione del Dio delle sorprese, un Padre che sa piangere

Il Papa tra i fedeli prima dell' udienza generale
Foto: OR/ Aci Group
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E’ la consolazione divina il tema della riflessione del Papa questa mattina di agosto. E arriva tra nel tante notizie di morte che ogni minuto riempiono i notiziari. “Provate a meditare questo brano della Sacra Scrittura non in maniera astratta, ma dopo aver letto una cronaca dove si riportano notizie tristi a cui tutti quanti rischiamo di assuefarci. Ho salutato alcuni da Barcellona del Congo...quante notizie tristi...dei nostri giorni... Ho salutato alcuni da Barcellona del Congo...quante notizie tristi...dei nostri giorni.

Provate a pensare ai volti dei bambini impauriti dalla guerra, al pianto delle madri, ai sogni infranti di tanti giovani, ai profughi che affrontano viaggi terribili… La vita purtroppo è anche questo”.

Nel pensiero del Papa Ischia: "esprimo affettuosa vicinanza a quanti soffrono a causa del terremoto che lunedì sera ha colpito l’Isola di Ischia. Preghiamo per i morti, per i feriti, per i rispettivi familiari e per le persone che hanno perso la casa".

Papa Francesco nella catechesi udienza generale legge la consolazione divina come “novità e sorpresa. Non è cristiano camminare con lo sguardo rivolto verso il basso, senza alzare gli occhi all’orizzonte. Come se tutto il nostro cammino si spegnesse qui, nel palmo di pochi metri di viaggio; come se nella nostra vita non ci fosse nessuna meta e nessun approdo, e noi fossimo costretti ad un eterno girovagare, senza alcuna ragione per tante nostre fatiche”.

Il cristiano vede oltre il dolore del mondo perché “c’è un Padre che piange lacrime di infinta pietà nei confronti dei suoi figli, noi abbiamo un Padre che sa piangere.Un Padre che ci aspetta per consolarci, perché conosce le nostre sofferenze e ha preparato per noi un futuro diverso. Questa è la grande visione della speranza cristiana, che si dilata su tutti i giorni della nostra esistenza, e ci vuole risollevare. Dio non ha voluto le nostre vite per sbaglio, costringendo Sé stesso e noi a dure notti di angoscia. Ci ha invece creati perché ci vuole felici”.

Per noi cristiani, dice il Papa non cè una vita del non senso, ma crediamo “che nell’orizzonte dell’uomo c’è un sole che illumina per sempre. Crediamo che i nostri giorni più belli devono ancora venire. Siamo gente più di primavera che d’autunno..."e aggiunge il Papa: domandiamoci se la nostra anima è di primavera o d'autunno. "Scorgiamo i germogli di un mondo nuovo piuttosto che le foglie ingiallite sui rami. Non ci culliamo in nostalgie, rimpianti e lamenti: sappiamo che Dio ci vuole eredi di una promessa e instancabili coltivatori di sogni”. Primavera, che aspetta il sole che è Gesù, o d'autunno con lo sgurado in basso e amareggiato "come i maiali" e come " i peperoncini all'aceto". 

Ci sono sempre chiacchiere, guerre, malattie e probelemi, ma il grano cresce. Ecco allora che è chiaro quel è la più grande grazia della vita: “è l’abbraccio di Dio che ci attende alla fine, ma che già ora ci accompagna e ci consola nel cammino” e  “la creazione non si è arrestata al sesto giorno della Genesi, ma ha proseguito instancabile, perché Dio si è sempre preoccupato di noi”. Alla fine niente è andato perduto, neppure una lacrima.

L’udienza si è svolta in un clima festoso e tra i tanti bambini presenti anche uno vestito “da papa” che Francesco ha lungamente baciato e abbracciato.

 

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