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Il giudizio di Dio sovvertirà le situazioni umane. XXVI Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale a cura di S. E. Monsignor Francesco Cavina

La parola del povero e del ricco |  | pubblico dominio Wikicommons La parola del povero e del ricco | | pubblico dominio Wikicommons

Gesù, in questa domenica, racconta una parabola che ha come protagonisti un uomo ricco - la cui unica occupazione sembra essere quella di festeggiare, divertirsi e godere - e un uomo povero, affamato e ammalato. Si tratta, però, di due situazioni che non durano per sempre perché sopraggiunge la morte che pone fine alla vita di entrambi. Dopo la morte la loro condizione cambia radicalmente, viene capovolta: il povero viene portato “dagli angeli nel seno di Abramo” cioè vive eternamente nella consolazione e nella gioia frutto dell’abbraccio amoroso della Santissima Trinità, mentre il ricco viene gettato nell’inferno dove subisce terribili patimenti e tormenti.

Con questa parabola il Signore, ancora una volta, si rivolge a coloro che si affidano alla ricchezza e pongono in essa la propria sicurezza credendo di trovare felicità e tranquillità in una vita dedita al divertimento fine a se stesso, senza preoccuparsi degli altri. Ebbene, a queste persone Gesù ricorda che ci sarà un giudizio di Dio che sovvertirà le situazioni umane. Vivere nel lusso, nella ricerca ossessiva del piacere senza alcuna attenzione e uno sguardo d’amore verso i fratelli sono tentativi illusori di fuggire all’angoscia della morte, la quale è un’altra protagonista della parabola.

La certezza della morte dovrebbe portarci ad interrogarci sul senso della vita: “Per che cosa vale la pena vivere? Che cosa dà significato all’esistenza? Come praticare la giustizia e la condivisione, l’amore e la compassione?”. Il Gesù dei Vangeli non è certamente comodo per noi, ma proprio per questo può rispondere alle attese più profonde della nostra esistenza perché è venuto a mostrarci quale miracolo sia la Vita nel mondo di Dio e come possiamo raggiungerla. Accogliendo e seguendo il Signore Gesù significa incamminarsi verso una pienezza senza limiti, verso l’infinito, nel grembo della Trinità dove la vita è tutto un fervore e uno scambio.

L’uomo ricco, al contrario, ha vissuto la sua vita senza tenere in alcuna considerazione i richiami alla conversione presenti nella Parola di Dio. Ammonisce, ad esempio, il profeta Amos: Guai agli spensierati, a quelli che si considerano sicuri, che su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani banchettano indifferenti alle sofferenze dei poveri. I cinque fratelli del ricco possono evitare il tormento solo se si pongono in ascolto di Mosè e dei profeti e accettano di cambiare la loro vita.

La condizione di queste due personaggi dopo la morte non può mutare. E’ irreversibile.

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Con la parabola, il Signore ci invita a prendere sul serio il momento presente e a lasciarci prendere da Gesù Cristo una volta per sempre, a legarci a Lui con una scelta totale e libera. La prospettiva della vita eterna deve diventare uno stimolo a rimanere fedeli al cammino intrapreso e a fondare la nostra vita sulla Parola di Dio e sulla partecipazione ai sacramenti, in particolare la Confessione e l’Eucarestia. Strumenti ordinari su cui si gioca il giudizio finale. La fede, la vita cristiana, infatti, non si fonda sui miracoli o su eventi straordinari: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se risorgessero dai morti.