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Il nuovo tempio. III Domenica di Quaresima

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù caccia i mercanti dal tempio |  | pubblico dominio Gesù caccia i mercanti dal tempio | | pubblico dominio

Gesù si reca al tempio di Gerusalemme e trova che è stato trasformato in un “luogo di mercato” e “perde la pazienza”. La ragione profonda di questa ira che si accende nel cuore di Cristo va ricercata nel fatto che Egli riconosce nel tempio la casa del “Padre suo”. Chiamando Dio suo Padre rivela, ancora una volta, la sua identità di Figlio di Dio. Già all’età di dodici anni egli aveva dichiarato a Giuseppe e Maria: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma nessuno, allora, aveva compreso il significato di quelle parole (Lc 2, 49-50).

Gesù, assumendo questo comportamento, porta a compimento la parola del salmo: Lo zelo per la tua casa mi divora. San Tommaso d’Aquino precisa che la parola zelo viene utilizzata per indicare un amore intenso, per cui chi ama intensamente non tollera nulla che contrasti con il suo amore”.  Questo termine applicato a Cristo serve per porre in evidenza il suo amore per il Padre. Esso è simile ad un fuoco che arde nel suo cuore e che divampa quando è messo in discussione l’onore dovuto al Padre.

I giudei considerano il gesto di Gesù e la sua rivendicazione di essere Figlio di Dio inconcepibile e dunque gli chiedono altre “prove”. La prova che offre li scandalizza ancor di più: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Queste parole suonano alle orecchie dei suoi ascoltatori come una bestemmia. Il tempio era l’orgoglio della Nazione, un luogo di preghiera e meta di pellegrinaggio di migliaia di persone ogni anno. Era l’unico luogo di culto di Israele. Pertanto, l’affermazione di Gesù ha dell’incredibile. Per comprendere l’impatto emotivo che le parole di Gesù dovevano avere avuto sulle persone, proviamo ad immaginare la reazione che susciterebbe se qualcuno in Piazza San Pietro dicesse: “Distruggerò la Basilica di San Pietro, o il Santuario di Lourdes…”.

Gesù in realtà parlava del suo corpo perché esso è il luogo della presenza di Dio. Anzi è il suo corpo il nuovo tempio.  Dio si rende presente non più in un luogo e neppure in un edificio, per quanto solenne e grandioso possa essere, ma in una persona, la persona di Cristo. Commenta, ancora, san Tommaso: “Nel Corpo di Cristo inabita la Divinità, il Corpo di Cristo è tempio di Dio”. Il tempio di cui parla Gesù, dunque, è il suo corpo che, distrutto dalla morte in croce, verrà  ricostruito glorioso nella resurrezione.

Pertanto, non è possibile conoscere Dio se non si accoglie la parola e l’insegnamento di Gesù e non si accetta di fare parte, con il sacramento del Battesimo, della Chiesa che, come insegna san Paolo è il Corpo di Cristo nel tempo e nella storia. Egli, infatti, scrive ai cristiani di Corinto: “Voi siete il corpo di Cristo” (ICor. 12.27). Così non solo il corpo di Cristo è il “nuovo Tempio” ma lo è anche ogni battezzato. Scrive l’Apostolo Paolo: “Santo è il tempio di Dio, che siete voi” (1Cor 3,16.17). S. Agostino commenta questa affermazione legandola al momento della comunione eucaristica: “Quando il sacerdote vi dice: ‘il Corpo di Cristo’, voi rispondete Amen a ciò che voi siete nel Cristo”. Da questa consapevolezza sgorga l’impegno del cristiano di glorificare Dio nella propria vita (1Cor 6,20) con una condotta degna della propria dignità di figlio di Dio.

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