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Papa Francesco e la Diocesi di Roma, dalle visite in parrocchia alla riforma del Vicariato

Nel suo primo discorso dalla Loggia delle Benedizioni, il 13 marzo 2013, Francesco si presentò sempre come Vescovo di Roma, senza mai usare i termini “Papa” o “Pontefice”

Il Papa con il Cardinale Agostino Vallini subito dopo l'elezione  |  | Vatican Media Il Papa con il Cardinale Agostino Vallini subito dopo l'elezione | | Vatican Media

Fin dal momento della sua elezione Papa Francesco ha voluto ribadire il suo stretto legame con la Diocesi di Roma. Nel suo primo discorso dalla Loggia delle Benedizioni, il 13 marzo 2013, Francesco si presentò sempre come Vescovo di Roma, senza mai usare i termini “Papa” o “Pontefice”. E per confermare il suo legame con la Diocesi ebbe accanto a lui il Vicario di allora, il Cardinale Agostino Vallini, nominato da Benedetto XVI nel 2008 al posto del dimissionario Cardinale Camillo Ruini.

Durante i primi anni di pontificato il legame tra Papa Francesco e Roma non si è affievolito, ma rafforzato. Il 26 maggio 2013 la prima visita ad una parrocchia romana, quella dei Santi Elisabetta e Zaccaria. 18 in totale le parrocchie romane visitate, l’ultima – quella di San Giulio Papa – il 7 aprile 2019. Poi la pandemia di Covid e anche – e forse soprattutto - l’avanzare dell’età e i problemi al ginocchio hanno evidentemente reso quasi impossibile o almeno molto difficile proseguire le visite parrocchiali.

L’attenzione del Papa verso Roma non si è comunque scemata, tutt’altro. Tant’è che il 6 gennaio scorso ha pubblicato una Costituzione Apostolica, intitolata In Ecclesiarum Communione, che riordina – o meglio riforma - il Vicariato di Roma, così come accaduto con la Preaedicate Evangelium che un anno fa ha riformato la struttura della Curia Romana. E’ un testo quello che riguarda il Vicariato che di fatto rende maggiormente presente – in ogni ambito – la presenza del Vescovo di Roma. Al Cardinale Vicario il Papa affianca poi – cosa peraltro già prevista - un Vescovo Vicegerente, che assume quasi un importanza pari a quella del Vicario stesso.

Lo scorso 2 marzo il testo è stato illustrato al clero romano dal Vicegerente Monsignor Baldassarre Reina e dal Cardinale Gianfranco Ghirlanda, canonista gesuita esperto di costituzioni.

Particolare il fatto che Francesco abbia voluto coprire, durante i suoi anni di pontificato, la casella del vicegerente della Diocesi di Roma a periodi alterni. Dopo la promozione dell’Arcivescovo Filippo Iannone a Segretario aggiunto del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi nel 2017, la carica è rimasta vacante fino alla nomina dell’Arcivescovo Gianpiero Palmieri nel settembre 2020. Palmieri è rimasto in carica per circa un anno. Ci sono voluti altri 18 mesi per la nomina del successore di Palmieri, il Vescovo ausiliare Baldassarre Reina, nominato con la promulgazione della Costituzione Apostolica che riforma il Vicariato lo scorso 6 gennaio e ausiliare dalla primavera precedente.

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Finora Papa Francesco si è avvalso della collaborazione di due Cardinali Vicari: Agostino Vallini, rimasto in carica fino al 2017 ed Angelo De Donatis, che è succeduto allo stesso Vallini, ricevendo la porpora nel 2018.

Tre dei Vescovi ausiliari di Roma durante il pontificato di Francesco sono stati poi promossi e creati dallo stesso Pontefice Cardinali di Santa Romana Chiesa. Il primo a ricevere la porpora è stato il già citato Vicario di Roma De Donatis nel 2018. Prima di essere nominato Vicario, De Donatis ricopriva l’incarico di Vescovo ausiliare delegato per il clero. L’anno successivo è stata la volta di Matteo Maria Zuppi, inviato precedentemente a Bologna quale Arcivescovo metropolita. Infine è toccato ad Augusto Paolo Lojudice, ausiliare dal 2015 al 2019 e da allora Arcivescovo metropolita di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino e Cardinale dal novembre 2020.