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La simbologia dei personaggi del Presepe

Dalle osterie al forno alle lavandaie e naturalmente alla Sacra Famiglia

Un presepe napoletano |  | wikimedia commons Un presepe napoletano | | wikimedia commons

Piccolo o grande che sia è immancabile in questo periodo natalizio, presente in molte case italiane soprattutto, è il Presepe, ossia la rappresentazione della Natività del Gesù Bambino. Montagne, ruscelli artificiali e piccoli laghetti (fatti di carta stagnola o addirittura, in alcuni casi, riprodotti grazie a piccole tecnologie idrauliche), capanne e grotte, statuine di terracotta o di plastica: una scenografia che ha tutto il calore del Natale; un “magico” scenario che ci invita a ritornare bambini, a provare stupore di fronte all’avvenimento che ha cambiato la Storia. Acistampa propone ai suoi lettori un viaggio all’interno di questo fiabesco paesaggio, alla scoperta dei vari significati (anche teologici) che si celano dietro ai personaggi che animano questo fantastico mondo fatto di silenziose presenze.

Immerso tra ruderi e capanne, tra oche e pecore, vi è un personaggio importantissimo che non deve mancare nel popoloso mondo dei personaggi del Presepe. E’ il pastore Benino, il pastorello che dorme, posizionato - di solito - sotto un pagliaio. Il suo volto è immerso nel sonno; sta sognando; i suoi occhi sono chiusi a gustare il meritato riposo dopo aver chissà quanto tempo camminato, lavorato. Ci sono molte tradizioni e leggende su di lui. Alcune raccontano che il Presepe stesso nasca proprio da un suo sogno e che cesserebbe di esistere nel momento in cui si dovesse destare dal sonno. Benino simboleggia l’attesa del Natale.

Continuiamo, in maniera immaginaria, a camminare all’interno del Presepe. Durante la strada incontriamo il cacciatore, armato di fucile. Non possiamo che provare timore per questo personaggio: il fucile puntato verso di noi, incute paura, ma sappiamo bene che non potrà farci del male. La figura del cacciatore racchiude una forte simbologia: rappresenta, infatti, la morte. E non è un caso che venga posizionato vicino al fiume, simbolo dei cicli dell'esistenza umana: vita-morte; giorno–notte; estate–inverno;  la dualità del mondo celeste e di quello dell’ade.

E sempre vicino al fiume, troviamo un altro personaggio-chiave: il pescatore che ci ricorda San Pietro, “il pescatore di uomini”. Rimaniamo ancora vicino al fiume che scorre leggero, lento, di un azzurro adamantino. Si intravedono i pesci che nuotano felici. In questo caso abbiamo due simboli importantissimi: l’acqua, segno del Battesimo; e poi ci sono i pesci che ci riconducono alla simbologia dell’IXTHYC (ichtùs, in latino; pesce in italiano). Disposte verticalmente, le lettere di questa parola formano un acròstico: Iesùs Christòs Theòu Uiòs Sotèr,  Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.

Sulla riva del fiume troviamo una lavandaia intenta a lavare i panni. E’ in ginocchio. Rappresenta le levatrici che hanno assistito alla nascita di Gesù e che hanno prestato aiuto alla Vergine Maria durante il parto. Quei panni non sono altro che i teli che sono stati utilizzati per pulire il Bambino Gesù appena nato: bianchi, immacolati, miracolosamente puliti, rappresentano la verginità di Maria.

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Spostiamoci, ora, dal fiume. Ci viene incontro uno strano personaggio dal buffo nome:                            è Ciccibacco. Si trova vicino a una delle due grotte poste a lato della Natività. Guida un carretto trainato da due buoi e carico di botti di vino. Ciccibacco è la personificazione del dio pagano Bacco. E’ spesso circondato da zampognari e suonatori di flauto che richiamano a loro volta i riti dionisiaci in cui ci si abbandonava all’ebrezza, all’eccesso. Ciccibacco ci ricorda quanto sia sottile il confine tra sacro e profano, come quello tra il bene e il male. E’ un personaggio “da osteria” Ciccibacco. L’osteria ha un significato ben preciso posta lì vicino alla grotta-capanna del Salvatore: posizionata in quel determinato luogo, in prossimità dello spazio che vede la nascita del Bambino Gesù, simboleggia  l’eterna lotta tra il bene e il male. E’ l’incarnazione stessa del peccato e del diavolo che si presenta agli uomini sotto false spoglie: il piacere, l'ebbrezza, futili piaceri che ci dividono dall’unica e grande gioia della Luce del Salvatore.  Il diavolo-oste attira gli avventori nell’osteria e lì, tra l’ebbrezza del vino e del cibo, impedisce agli uomini di accorgersi che poco lontano sta nascendo ciò che rappresenta la vera Gioia del Mondo, il Bambino Gesù.

Nel panorama delle piccole botteghe c’è spazio anche per un forno. Il pane che viene sfornato è un chiaro riferimento a Cristo-Eucaristia, il pane della vita. Ma prima di arrivare a questo elemento - il forno - merita attenzione l’immancabile mulino che, con il suo eterno girare delle pale, raffigura il tempo che scorre. E’ anche simbolo del nuovo anno raffigurato come una ruota che riprende a girare. Riguardo la scenografia che delinea l’ambientazione, meritano attenzione le innumerevoli palme che animano di verdeggiante vegetazione tutto il Presepe: la palma, tipica del paesaggio mediorientale, è l’immagine dell’ “albero della Vta”: l’albero della pace, dell’abbondanza e della vittoria della vita contro la morte.

Il popolo che anima il Presepe è vario: i mendicanti, i zoppi e i ciechi rappresentano le anime del Purgatorio che chiedono preghiere ai vivi. Fra gli animali, fanno la loro comparsa  le pecore che simboleggiano il “gregge” dei fedeli che incontrano Dio grazie alla guida dei pastori-sacerdoti.

Ma il nucleo principale non può che essere rappresentato dalla Natività: una madre, un padre e il loro figlio; la Vergine Maria con accanto San Giuseppe che vegliano il Bambino Gesù. La capanna (o grotta) e i tre personaggi sono la meta che il Presepe vuole farci raggiungere, in cammino come i pastori, come i re Magi, verso la Famiglia di Nazareth. Maria incarna la verginità, l’innocenza e la purezza; quasi sempre veste una mantella celeste, colore della fede e della lealtà. San Giuseppe lo si trova in piedi, accanto alla sua famiglia; ha in mano una lanterna accesa che illumina il mondo con la nascita di Gesù; il bastone che tiene con l’altra mano è la saggezza ma diviene anche simbolo dell’essere il custode di Maria e di Gesù. Dietro loro, sono presenti il bue e l’asino. In merito ai due animali troviamo diverse interpretazioni. Fra queste, due in particolare. La prima, di natura prevalentemente storica, interpreta la loro presenza con la seguente lettura: gli animali erano in viaggio con Giuseppe e Maria; l’asino serviva per non far stancare troppo Maria durante il viaggio verso Betlemme; il bue, invece, serviva a San Giuseppe come merce per pagare le tasse. L’interpretazione teologica sottolinea invece che i due animali rappresenterebbero le nazioni pagane (il bue cui gli idolatri tributano un culto specifico) e il popolo ebraico (testardo nel non voler riconoscere il Messia).

Al centro di tutto, eccolo, il grande protagonista: il Bambino Gesù, il Salvatore, che con le braccia aperte abbraccia il mondo con la semplicità di un bambino, con gli occhi sorridenti di amore e di pace. E a noi non rimane altro che contemplarlo. In silenzio.