Questo libro è un cammino alla scoperta della preghiera. Come un sentiero di montagna che, irto di difficoltà e inciampi, alla fine ci conduce alla meta, allo stesso modo possiamo paragonare l’ascolto della Parola e del volere di Dio. È questo l’intento del nuovo testo di Don Ricardo Reyes Castillo, edito da Cantagalli. Dopo il libro su “Cosa è la Messa?”, l’autore riflette ora su un’altra domanda (con altrettante risposte): “Cosa è la preghiera?”. Al giorno d’oggi è fondamentale comprendere l’importanza della preghiera. Perché pregare è relazionarsi con Dio. Tuttavia il tempo e lo spazio in cui viviamo non ci permettono di comprenderne appieno il significato. ACI Stampa ha parlato di questo con l’autore del volume “Cosa è la preghiera?” di Cantagalli, don Ricardo Reyes Castillo, presbitero della diocesi di Roma.

Come è nata l’idea di questo libro?

Cito Sant’Agostino, “ci hai fatti per te o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”. Il libro nasce da un grande desiderio, cioè quello di trasmettere ciò che io per primo sto sperimentando. Sono delle note personali, un taccuino sulla mia ricerca di senso nella vita, sul mio desiderio di incontrarmi con Dio, con quell’amore che tutto copre e tutto perdona. Un progetto guidato dallo Spirito Santo, in cui non c’è stata una vera e propria strutturazione perché tutto nasce dalla preghiera, dal desiderio.

Pregare. Come si può spiegare ai fedeli e ad ognuno di noi l’importanza della preghiera e il suo immenso valore per un cristiano?

Pregare non è ripetere formule o compiere doveri, è innanzitutto dialogare. Noi abbiamo bisogno di essere ascoltati. Dio è una relazione perfetta d'amore. Dio ci ha creato per restare in relazione e sperimentare la bellezza di quella relazione con Lui, che è ciò che ci permette anche una relazione autentica con gli altri. Noi abbiamo bisogno di parlare, ascoltare. Siamo cristiani perché in relazione con gli altri e Dio. I fedeli devono capire che è fondamentale pregare, non solo necessario. Mentre noi riempiamo la nostra vita di vuoto ci sentiamo ancora di più nel vuoto, solo quando noi sperimentiamo Dio sentiamo che siamo finalmente qualcosa.

La preghiera è anche ascolto di Dio. Come ci si riesce? Cosa consigli?

Questo è difficile. Perché noi ascoltiamo mille voci, mille pensieri, siamo distratti, siamo trascinati dal cellulare, dai rumori, dalle tante cose da fare. Dobbiamo imparare a fare silenzio. La vita spirituale è come la vita sportiva, non è facile. Ci vuole allenamento, un allenamento dello Spirito. La preghiera è una salita, un percorso intervallato da inciampi, ma che alla fine conduce alla vita finale che desideriamo: riuscire ad ascoltare la vita di Dio.

La domanda che più mi ha colpito nel tuo libro è stata “come faccio ad avvertire la presenza di Dio nella preghiera?”

Pregare è qualcosa di più profondo, non è una formula magica, è dialogare, è relazione, tutta la mia vita è una relazione con Dio e il Creato. Come vivo il lavoro, le relazioni, come vivo una bella cena? Se io vivo tutto questo nella consapevolezza del dono di Dio, vivo veramente questo istante. Sperimentare che tutto può diventare preghiera. La preghiera ci deve portare alla libertà. Tutto può diventare preghiera. Rompiamo i nostri schemi, lasciamoci illuminare dalla Parola, ci sono tanti strumenti che ci aiutano in questo percorso, nel libro li illustro e ci possono aiutare.

Nel libro precedente hai spiegato il valore della Messa, questa volta della preghiera. Hai in mente altri progetti e altre pubblicazioni?

Io mi lascio molto guidare dallo Spirito Santo. Il Signore ci conduce in tutto. Nella preghiera il Signore mi ha suggerito di disegnare queste tracce verso di Lui. Mi piacerebbe continuare, cercare un linguaggio semplice per le persone di oggi, per spiegare le cose basilari della nostra fede... Per esempio sull’Anno Liturgico. Come è diviso? Cosa significa concretamente per noi? A volte non sappiamo nemmeno come vivere il Tempo di Avvento e Quaresima.

Anche questa volta nel libro ci sono illustrazioni bellissime di Suor Eleonora Maria Calvo...

Sì, perché c’è il desiderio di veicolare un significato più profondo attraverso il linguaggio delle immagini. Abbiamo bisogno di risposte alle domande più comuni. Nei testi ci sono più di 60 domande e risposte, che sono le domande tipiche che un ragazzo o una persona curiosa potrebbe fare. Le immagini addolciscono la nostra fragilità e ci aiutano ad approfondire e comprendere l’argomento trattato.