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Papa Francesco, “non possiamo risanare il caos esterno senza risanare quello interno”

Papa Francesco inizia un nuovo ciclo di catechesi sullo Spirito Santo come guida verso Gesù Nostra Speranza

Papa Francesco, udienza generale | Papa Francesco arriva per l'udienza generale, Piazza San Pietro, 28 maggio 2024 | Daniel Ibanez / ACI Group Papa Francesco, udienza generale | Papa Francesco arriva per l'udienza generale, Piazza San Pietro, 28 maggio 2024 | Daniel Ibanez / ACI Group

“C’è un caos esterno – sociale e politico – e un caos interno ad ognuno di noi. Non si può sanare il primo, se non si comincia a risanare il secondo”. Papa Francesco lo sottolinea al termine della catechesi dell’udienza generale, la prima di un nuovo ciclo che Papa Francesco definisce come “un percorso dall’alba fino al meriggio”, e che toccherà “le tre grandi tappe della storia della Salvezza” (Antico Testamento, Nuovo Testamento, Tempo della Chiesa). Titolo della serie è: “Lo Spirito e la Sposa. Lo Spirito Santo guida il popolo di Dio incontro a Gesù nostra speranza”.

Si comincia, insomma, con l’Antico Testamento, che non è “archeologia biblica”, spiega Papa Francesco in una assolata piazza San Pietro, anzi serve a capire che “quanto è donato come promessa nell’Antico Testamento si è realizzato pienamente in Cristo”.

Papa Francesco comincia proprio con i primi versetti della Bibbia, dove lo Spirito di Dio appare “come la potenza misteriosa che fa passare il mondo dal suo iniziale stato informe, deserto e tenebroso, al suo stato ordinato e armonioso. In altre parole, è Colui che fa passare dal caos al cosmo, cioè dalla confusione a qualcosa di bello e di ordinato”, perché questo significa cosmo.

Nel Nuovo Testamento, aggiunge il Papa, viene poi descritto “l’intervento dello Spirito Santo nella nuova creazione, servendosi proprio delle immagini che si leggono a proposito dell’origine del mondo”, dalla colomba che aleggia sul Giordano nel Battesimo Gesù, al soffio sui discepoli di Gesù nel cenacolo, e poi nella novità introdotta da Paolo, che nella lettera ai Romani parla di un universo che “geme e soffre come nelle doglie del parto”.  

E la sofferenza è causata dall’uomo, dato che “l’Apostolo vede la causa della sofferenza del creato nella corruzione e nel peccato dell’umanità che lo ha trascinato nella sua alienazione da Dio. Questo resta vero oggi come allora”.

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Osserva Papa Francesco: “Vediamo lo scempio che del creato ha fatto e continua a fare l’umanità, soprattutto quella parte di essa che ha maggiori capacità di sfruttamento delle sue risorse”. Il Papa indica in San Francesco d’Assisi un esempio con la sua via della contemplazione e della lode, e in fondo – dice Papa Francesco, citando San Paolo – nel Gloria si dice “i cieli e la terra sono pieni della tua gloria”, ne sono “gravidi” ma hanno “bisogno delle mani di una buona levatrice”, cosa che significa che si deve “anteporre la gioia del contemplare a quella del possedere”.

Papa Francesco sottolinea che “il nostro cuore assomiglia a quell’abisso deserto e tenebroso dei primi versetti della Genesi”, in cui “si agitano sentimenti e desideri opposti: quelli della carne e quelli dello spirito”.

Conclude dunque Papa Francesco: “C’è un caos esterno – sociale e politico – e un caos interno ad ognuno di noi. Non si può sanare il primo, se non si comincia a risanare il secondo! Facciamo un bel lavoro per fare chiarezza interiore, è la potenza di Dio che fa questo, apriamo il cuore perché possa farlo. Che questa riflessione susciti in noi il desiderio di fare esperienza dello Spirito Santo creatore”.