Limburg , giovedì, 8. gennaio, 2026 16:00 (ACI Stampa).
La Diocesi di Limburgo in Germania chiede un feedback ai propri fedeli sulla ”qualità” delle proprie celebrazioni eucaristiche , sul gradimento delle attività parrocchiali e sull’aderenza dei fedeli stessi ai caposaldi della fede. Lo fa con un sondaggio intitolato “Qualità attraverso il feedback”. Per realizzarlo sono stati intervistati 2.226 cattolici di sette parrocchie della Diocesi.
Da quanto spiega Hildegard Wustmans, teologa pastorale che gestisce l’amministrazione della Diocesi insieme al vicario generale, l’obiettivo era soprattutto mostrare ai propri fedeli che la Chiesa non si trincera su posizioni clericali, di superiorità, ma è interessata ad ascoltare le impressioni dei cattolici sul proprio operato. «Una Chiesa clericale non ha bisogno di feedback», ha commentato Wustmans. «Infatti gli intervistati si sono mostrati positivamente sorpresi dal fatto che ci si interessasse alle loro percezioni», ha aggiunto.
Uno studio della Chiesa tedesca sugli abusi sui minori nel periodo dal 1946 al 2014 – intitolato Abuso sessuale di minori da parte di sacerdoti cattolici, diaconi e religiosi maschi nel settore di competenza della Conferenza episcopale tedesca, condotto dalle Università di Mannheim, Heidelberg e Gießen e presentato nel 2018 - mostrava infatti come il clericalismo della Chiesa fosse proprio uno dei principali terreni di coltura della violenza.
Ecco alcune delle domande che il sondaggio ha posto ai fedeli: «Cosa si aspetta dalle funzioni religiose? Cosa è importante per lei in termini di contenuto e di predica? Qual è il ruolo della persona che celebra la funzione? Quali forme e quale contesto sono utili per le celebrazioni religiose?»
San Pietro e Paolo a Bad Camberg, cittadina di 14 mila abitanti ad una ventina di chilometri a sud di Limburgo, sede della Diocesi, è una delle parrocchie dove è stato condotto il sondaggio. Il 78% degli intervistati ha promosso la “qualità” delle celebrazioni liturgiche, solo il 7% si è dichiarato insoddisfatto. Il sondaggio ha aiutato a chiarire che non sempre i giovani si aspettano messe “innovative” e i cattolici più maturi liturgie più “tradizionali”. Yvonne Kissel, responsabile della digitalizzazione nella parrocchia, fa tesoro dei risultati acquisiti: «Aiutano a combattere i pregiudizi: non è vero che tutti i giovani che frequentano la Chiesa desiderano forme moderne e abbandonare quelle tradizionali, la realtà è molto più variegata e mista».




