Per esempio, sottolinea Cassani Pironti, “il Papa è il capo della Chiesa cattolica e il sovrano dello Stato di città del Vaticano”, e questo doppio ruolo viene costituito nei tre simboli dell’emblema della Santa Sede, l’emblema dello Stato della Città del Vaticano e lo stemma personale del Papa a cui si aggiunge la bandiera dello Stato.
Lo stemma del Papa, nota l’esperto, ha il “bend sinistro d’azzurro e di argento. Nel primo, un giglio d'argento, nel secondo, un cuore infiammato trafitto da una freccia bendato sinistro, tutto di rosso, sopra un libro proprio”.
Cassani Pironti sottolinea anche che “lo stemma comprende i simboli papali tradizionali: la mitra tribanda, il copricapo liturgico e le due chiavi incrociate, d'oro e d'argento, dietro lo scudo”.
Come si caratterizza, allora, lo stemma di Leone XIV? Si “erge in campo azzurro, che richiama l’altezza del cielo” e contiene il giglio riferito alla Beata Vergine Maria, mentre nel campo bianco “spicca l'emblema dell'Ordine Agostiniano, un cuore ardente trafitto da una freccia”, che ricorda le Confessioni di Sant’Agostino, il passo che dice: “Sagittaveras tu cor meum charitate tua”, “Hai ferito il mio cuore con amore”. Dal XVI secolo, gli agostiniani inseriscono questo elemento nel loro emblema, con diverse varianti.
Si è detto del motto, anche questo proveniente dai testi di Sant’Agostino, che riflettono – nota Cassani Pironti – “un ideale di Chiesa unita, nonostante le differenze e le tensioni che inevitabilmente la attraversano”.
Nello stemma papale si trova poi la tiara con le due chiavi incrociate e in forma di croce di Sant’Andrea, una d’oro e una d’argento, dalle cui impugnature pendono due cordoni solitamente rossi. “Il simbolismo – dice Cassani Pironti - è tratto dal Vangelo ed è rappresentato dalle chiavi consegnate da Cristo all'apostolo Pietro. Trova riferimento anche in Matteo 19:16: ‘A te darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli’.”
Le due chiavi incrociate sono l’insegna ufficiale della Santa Sede fin dal XIV secolo. Quella d’oro allude al potere nel regno dei cieli, quella d’argento indica l’autorità spirituale del Papato sulla terra.
C’è poi lo stemma dello Stato di Città del Vaticano, che fu creato nel 1929. Il blasone dello Stato di Città del Vaticano vede le chiavi in croce di Sant’Andrea in argento ed oro, sotto una tiara di argento coronata d’oro, poste su uno scudo russo. Cassani Pironti sottolinea che “le chiavi sono invertite rispetto allo stemma della Santa Sede. Quella d'argento si trova sulla destra araldica e quella d'oro sulla sinistra. Questa inversione può essere interpretata in relazione al potere terreno, nel caso dello Stato, rispetto a quello spirituale della Santa Sede”.
La bandiera vaticana è invece uno stendardo diviso in giallo verso l’asta i bianco, con la parte bianca centrata dalle chiavi incrociate sormontate dalla tiara, invertite come negli stemmi vaticani. L’esperto mette in luce come “nel caso della bandiera, il problema sorge quando le chiavi non vengono riprodotte su entrambi i lati della partizione bianca”. Le chiavi appariranno in una posizione sul lato principale e poi invertite sull'altro lato”.
Cassani Pironti passa anche in rassegna una serie di stemmi attuali di prelati e istituzioni ecclesiastiche. Non c’è un ufficio che controlli l’assunzione del proprio stemma, e così succede anche che in alcuni Paesi, lontani dalla tradizione araldica europea, viene creata un'immagine anziché uno stemma.
Un prelato, ricorda Cassani Pironti, assume uno stemma al momento della sua elevazione all’episcopato, mentre gli stemmi scelti dai prelati minori non hanno alcun valore formale, secondo le norme del 1969 ( Ut sive sollicite , Acta Apostolicae Sedis n. 61).
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