Città del Vaticano , mercoledì, 21. gennaio, 2026 10:20 (ACI Stampa).
Anche questo mercoledì un po' grigio a Roma, il Papa riprende il ciclo di catechesi che racconta “I Documenti del Concilio Vaticano II” e oggi incentra la sua meditazione sul tema: “Costituzione dogmatica Dei Verbum. Gesù Cristo rivelatore del Padre”. Dall’Aula Paolo VI il Pontefice spiega subito: “Abbiamo visto che Dio si rivela in un dialogo di alleanza, nel quale si rivolge a noi come ad amici. Si tratta dunque di una conoscenza relazionale, che non comunica solo idee, ma condivide una storia e chiama alla comunione nella reciprocità. Il compimento di questa rivelazione si realizza in un incontro storico e personale nel quale Dio stesso si dona a noi, rendendosi presente, e noi ci scopriamo conosciuti nella nostra verità più profonda. È ciò che è accaduto in Gesù Cristo”.
La Dei Verbum (in lingua italiana Parola di Dio) è una costituzione dogmatica emanata dal Concilio Vaticano II riguardante la «Divina Rivelazione» e la Sacra Scrittura. È uno dei principali documenti del Concilio Vaticano II; La costituzione fu promulgata da papa Paolo VI il 18 novembre 1965, in seguito all'approvazione dei vescovi riuniti in assemblea con 2.344 voti favorevoli e 6 contrari.
“Grazie a Gesù conosciamo Dio come siamo da Lui conosciuti. Infatti, in Cristo, Dio ci ha comunicato sé stesso e, allo stesso tempo, ci ha manifestato la nostra vera identità di figli, creati a immagine del Verbo… Gesù Cristo è il luogo in cui riconosciamo la verità di Dio Padre mentre ci scopriamo conosciuti da Lui come figli nel Figlio, chiamati allo stesso destino di vita piena”, spiega ancora il Papa nella sua catechesi.
"Infine, Gesù Cristo è rivelatore del Padre con la propria umanità. Per conoscere Dio in Cristo dobbiamo accogliere la sua umanità integrale: la verità di Dio non si rivela pienamente dove si toglie qualcosa all’umano, così come l’integrità dell’umanità di Gesù non diminuisce la pienezza del dono divino. È l’umano integrale di Gesù che ci racconta la verità del Padre", dice ancora il Pontefice.
“A salvarci e a convocarci non sono soltanto la morte e la risurrezione di Gesù, ma la sua persona stessa: il Signore che s’incarna, nasce, cura, insegna, soffre, muore, risorge e rimane fra noi. Perciò, per onorare la grandezza dell’Incarnazione, non è sufficiente considerare Gesù come il canale di trasmissione di verità intellettuali. Se Gesù ha un corpo reale, la comunicazione della verità di Dio si realizza in quel corpo, col suo modo proprio di percepire e sentire la realtà, col suo modo di abitare il mondo e di attraversarlo. Grazie a Gesù, il cristiano conosce Dio Padre e si abbandona con fiducia a Lui”, conclude infine Papa Leone.




