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Dieci anni dopo Mitis Iudex Dominus Iesus. Cosa è cambiato?

Pubblicato il volume “La riforma del processo matrimoniale canonico a dieci anni dal motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus dimensione giuridica e pastorale tra bilanci e prospettive”

La copertina del volume |  | Editrice Rotas La copertina del volume | | Editrice Rotas

Pubblicato il volume “La riforma del processo matrimoniale canonico a dieci anni dal motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus dimensione giuridica e pastorale tra bilanci e prospettive”, edito da Rotas e curato da Rosario Vitale ed Emanuele Tupputi.

Il volume vuole celebrare il decimo anniversario della pubblicazione del Motu Proprio di papa Francesco Mitis Iudex Dominus Iesus. e raccoglie tutti i contributi che Vox Canonica – la rivista on line specializzata in diritto canonico – ha pubblicato sul tema nei suoi primi cinque anni di attività.

La collettanea, nell’intento degli Autori,  nasce dall’intento di offrire una riflessione organica e multidisciplinare sul significato, sull’impatto e sulle prospettive aperte dalla riforma voluta da Papa Francesco. L’obiettivo è quello di fornire non solo un approfondimento tecnico-giuridico, ma anche una lettura teologica e pastorale che aiuti a comprendere come Mitis Iudex Dominus Iesus si inserisca nel più ampio orizzonte della riforma della Chiesa.

Il volume contiene anche una introduzione fermata dal professor Luigi Sabbarese.

Aci Stampa ha incontrato gli Autori del volume, Rosario Vitale ed Emanuele Tupputi e con loro ha tracciato un bilancio di questi dieci anni.

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Sono passati 10 anni dall’entrata in vigore del Motu proprio Mitis iudex Dominus Iesus. Quale bilancio si può trarre con l’entrata a regime della riforma del processo matrimoniale canonico?

Il bilancio che si può fare a dieci anni dalla promulgazione del m. p. Mitis Iudex Dominus Iesus è alquanto positivo, anche se non si può negare che la sua ricezione è stata articolata e diversificata. Infatti, da un lato ci sono stati approcci di accoglienza e di coraggio nel compiere un ripensamento delle strutture e delle modalità con cui si esercita la giustizia ecclesiale in materia matrimoniale. Dall’altro, non sono mancate, e ancora persistono, difficoltà di natura culturale, organizzativa o formativa. Tuttavia si può dire che a un decennio dalla riforma voluta da papa Francesco emerge chiaramente, un crescente riconoscimento del valore ecclesiale e pastorale di questa riforma. Questo l’ho potuto cogliere grazie a un sondaggio pubblicato su Vox Canonica, circa la ricezione del MIDI a 10 anni dalla sua pubblicazione e rivolto a tutti i vicari giudiziali dei 49 tribunali ecclesiastici in Italia presenti nelle 16 Conferenze Episcopali Regionali. I vari vicari giudiziali che hanno dato riscontro (29 su 49 tribunali ecclesiastici attualmente presenti in Italia) hanno evidenziato come la riforma sia stata recepita come un passo significativo di prossimità tra i fedeli e i tribunali ecclesiastici, anche se molto resta da compiere. Inoltre, dalle risposte che sono giunte se da un lato si è rilevata la positività della normativa per aver apportato significativi benefici in termini di economia processuale per l’abolizione dell’obbligatorietà della doppia decisione conforme, come requisito per l’esecutività della sentenza, dall’altro lato diversi Tribunali ecclesiastici (la maggioranza) hanno cercato di accogliere la riforma favorendo un’applicazione ponderata e ragionevole tenendo in debito conto le varie conformazioni territoriali e le competenze. Dal report, tuttavia, si sono riscontrate alcune criticità da superare al fine di rendere, ad esempio, il ruolo dei Tribunali ecclesiastici una realtà attenta sempre più e meglio alle persone e alle trasformazioni del nostro tempo. Tra alcune di queste criticità si evidenza la necessità di creare una maggiore sinergia tra i tribunali ecclesiastici e la pastorale familiare al fine di realizzare in modo realistico il ponte che unisce i fedeli alle istituzioni della Chiesa, che altrimenti potrebbero rimanere cattedrali nel deserto, diminuendo non solo la distanza fisica ma anche morale, specie laddove il sacerdote o i suoi collaboratori sono chiamati a discernere situazioni in cui evidentemente la natura umana con le sue fragilità e/o immaturità può aver inciso pesantemente sul fallimento matrimoniale. Altro elemento di criticità è stata quella di incentivare una permanente e concreta formazione (speso trascurata) degli operatori della giustizia che si ponga in sinergia con quella degli operatori della pastorale, per garantire un’applicazione uniforme e corretta delle norme. Altra criticità da superare è quella di far in modo di perfezionare alcune norme per una prassi giurisprudenziale uniforme circa il processus brevior e l’interpretazione delle sue condizioni di procedibilità, onde evitare abusi illegittimi. Un’altra criticità poi, di non poco conto, che è stata evidenziata è la scomparsa degli appelli contro sentenze affermative che induce a una legittima e saggia riflessione sul se e sul come la difesa del vincolo sia in realtà assicurata e su come la figura del Difensore del vincolo debba essere sostenuta e apprezzata nel serio svolgimento del proprio ruolo processuale in difesa del vincolo. In estrema sintesi, credo che la riforma sebbene abbia innescato un cambio di paradigma (maggiore sinergia tra diritto e pastorale) ora necessiti di una seconda fase, più organizzativa, di affinamento di alcune prassi piuttosto che normativa in senso stretto, capace di assicurare stabilità, competenza e prossimità effettiva ai fedeli che chiedono alla Chiesa un giudizio sulla verità del loro vincolo matrimoniale. Il tutto deve essere compiuto, come ricordava S. Giovanni Paolo II, «nell’impegno di far osservare fedelmente la legge e i diritti di tutti nella Chiesa», fugando uno sterile pastoralismo o una falsa misericordia a scapito della verità.

Il pontificato di Papa Leone XIV si è aperto all’insegna della rivalutazione del Diritto Canonico. E' possibile pensare a nuove modifiche al processo matrimoniale canonico?

Credo che l’attenzione posta dal nuovo Pontefice sull’importanza del Diritto Canonico sia significativa e fa ben sperare che in futuro dinnanzi ad alcune criticità Leone XIV possa intervenire per migliorare alcune norme del processo matrimoniale canonico. Il Pontefice in diverse occasioni, dall’inizio del suo pontificato, ha ribadito con forza la natura pastorale del Diritto Canonico, da intendersi come una diaconia della verità e non una mera applicazione di norme. In tal senso Leone XIV ha puntualizzato come «nella potestà giudiziaria opera un aspetto fondamentale del servizio pastorale: la diaconia della verità. Ogni fedele, ogni famiglia, ogni comunità ha bisogno di verità circa la propria situazione ecclesiale, in ordine a compiere bene il cammino di fede e di carità. In questa cornice si situa la verità sui diritti personali e comunitari: la verità giuridica dichiarata nei processi ecclesiastici è un aspetto della verità esistenziale nell’ambito della Chiesa». Il mio personale auspicio, dunque, alla luce anche della mia personale esperienza di operatore della giustizia e responsabile di un servizio di accoglienza per i fedeli separati nella mia diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, è che sia dato più spazio alla fase dell’indagine pregiudiziale o pastorale andando più incontro ai fedeli feriti aiutandoli a “conoscere” la possibilità della dichiarazione di nullità, e ove possibile invitandoli a percorrerla o in caso contrario accompagnarli pastoralmente per un maggiore integrazione nella comunità ecclesiale. Ricordo che quando è stato pubblicato il MIDI su questa fase c’era grande attesa ma nella realtà a dieci anni dalla riforma resta la più disattesa e conosciuta da molte chiese locali. E questo vale sia per quelle che fanno parte di un tribunale interdiocesano sia per quelle che hanno deciso di istituite un tribunale diocesano. Ragion per cui sono convinto che vada compiuto un maggiore investimento, poiché questa fase previa rientra in uno dei fini della riforma. A tal riguardo appare opportuno ricordarci che nel proemio del MIDI si legge che la spinta riformatrice è stata alimentata da un «enorme numero di fedeli che, pur desiderando provvedere alla propria coscienza, troppo spesso sono distolti dalle strutture giuridiche della Chiesa a causa della distanza fisica o morale; la carità dunque e la misericordia esigono che la stessa Chiesa come madre si renda vicina ai figli che si considerano separati». Questo è un monito che vale ancora oggi, a dieci anni dalla promulgazione del MIDI, e che è stato ribadito da Leone XIV quando ha avuto modo di precisare lo scorso 21 novembre, dinnanzi ad un assise qualificata di operatori della giustizia e della pastorale l’importante sinergia che deve esserci tra l’attività giudiziale della Chiesa e la pastorale familiare chiedendo a questi due ambiti di dialogare di più per il bene delle famiglie. Al tempo stesso il Pontefice ha fatto intendere che ciò è possibile alimentando nelle chiese locali sempre più e meglio l’attuazione dell’indagine pregiudiziale. Insomma, c’è da ben sperare, con questo nuovo pontificato, che sempre più la verità della giustizia risplenda nella Chiesa e nella quotidianità della vita per il bene delle anime, per l’annuncio del Regno di Dio e per il bene della Chiesa che come popolo in cammino, è chiamata a crescere sempre più nell’unità in Cristo e realizzare così il fondamento della sua missione: “in illo uno unum”.

La riforma voluta da Papa Francesco quali reali benefici ha apportato al sistema?

Sicuramente il MIDI ha contribuito molto a rendere la giustizia e l’accertamento della verità più efficace e più vicino alla realtà dei fedeli. L’eliminazione della doppia conforme, l’introduzione dell’indagine pastorale o pregiudiziale e il processo più breve davanti al Vescovo diocesano quale giudice per le causa di nullità matrimoniali se da un lato è stata una scelta esatta, dall’altro ha messo in evidenza come molte diocesi non siano ancora pronte per affrontare le sfide che il MIDI ha messo in campo. C’è bisogno di una maggiore attenzione al diritto della Chiesa, di più operatori del diritto che siano preparati e quindi di investire anche e soprattutto sui laici affinché possano contribuire nell’amministrazione della giustizia a vari livelli. È difficile per un vescovo di una diocesi dove vi è carenza di sacerdoti, affidare il ruolo di vicario giudiziale ad esempio ad un prete e che questi possa dedicarsi esclusivamente a quello. Questo accade poiché nell’immaginario ecclesiale, certi uffici sembrano essere meno importanti di altri o si pensa che possano occupare meno tempo di altri. Questo ha cercato di fare MIDI: scardinare certi assunti dati ormai per assodati e cercare di far comprendere come gli uffici dove si amministra la giustizia sono altrettanto importanti e meritevoli di attenzione. Ecco perché proprio il Santo Padre ultimamente ha auspicato che sempre più seminaristi possano studiare diritto canonico.

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Qual è l'obiettivo che vi siete posti con la pubblicazione di questo volume?

Il volume intende festeggiare i 10 anni dalla promulgazione del MIDI e raccoglie tutti i contributi che Vox Canonica ha pubblicato in questi primi 5 anni di attività sull’argomento. È stato un lavoro poderoso e di squadra, che contribuisce a far conoscere sempre più e sempre meglio la riforma di papa Francesco. Lo stesso report sui Tribunali ecclesiastici italiani ha contribuito a dare uno spaccato e far comprendere meglio “a che punto siamo” con la riforma e cosa ancora si deve fare. Mi auguro che questo piccolo contributo, - che voglio sottolinearlo - è frutto di una grande squadra che è la famiglia di Vox Canonica, possa aiutare tutti i fedeli ad accostarsi con sempre maggiore consapevolezza al sacramento del matrimonio.


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