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Chi è malato guarisce solo se qualcuno lo abbraccia’, la Giornata per i Malati di Lebbra

Un colloquio con Federica Dona coordinatrice dell’Ufficio Raccolta Fondi e Comunicazione di AIFO

L'azione dell' AIFO |  | AIFO L'azione dell' AIFO | | AIFO

Domenica si celebra la 73^ edizione della Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, simboleggiata da un abbraccio che unisce e guarisce (‘Chi è malato guarisce solo se qualcuno lo abbraccia’) ed è un momento fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul diritto alla salute di miliardi di persone, sulla lebbra e le altre malattie tropicali neglette. La Giornata Mondiale dei malati di Lebbra e, dopo qualche giorno di distanza, la Giornata internazionale delle malattie tropicali neglette, ricordano che queste patologie riguardano tutti, in quanto il diritto alla salute diventa concreto solo se tutte le persone possono ricevere cure e attenzioni.

Due elementi che contraddistinguono la campagna: l’abbraccio e una sola salute pongono l’attenzione sulla centralità della persona e non della malattia, sottolineando l’importanza dell’inclusione, della cura e del sostegno per chi è malato, a partire dalle persone colpite dalla lebbra e per tutti coloro che vivono ai margini della società.

Una sola salute è il concetto che ha ispirato la scelta dei prodotti solidali che verranno distribuiti nei banchetti delle città italiane: nei progetti di cooperazione internazionale AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau Ets che da oltre 60 anni è in prima linea nel mondo per la lotta alla lebbra e per garantire il diritto alla cura e all’inclusione per tutti) lavora con un approccio ‘One Health-una sola salute’, che riconosce l’interdipendenza tra salute umana, animale e ambientale. In quest’ottica, anche la scelta dei prodotti solidali della campagna di quest’anno assume un significato simbolico.

Infatti il miele, frutto della collaborazione tra ecosistemi e lavoro umano, è protagonista grazie alla collaborazione con l’Osservatorio Nazionale del Miele. L’azienda apistica ‘Luca Finocchio’ fornirà il Millefiori della campagna, mentre la bolognese ‘BeeBo’ realizzerà i saponi al miele e lavanda. La cooperativa CIM confezionerà grazie al lavoro di persone in fragilità i sacchetti di semi melliferi a sostegno della biodiversità ed Equo Mercato fornirà caramelle al miele, rafforzando il legame tra i valori dell’associazione quelli del commercio equo e solidale.

A Federica Dona, coordinatrice dell’Ufficio Raccolta Fondi e Comunicazione di AIFO, chiediamo di spiegarci il motivo per cui chi è malato guarisce con un abbraccio: “La guarigione non è solo un fatto clinico. Come ricorda lo slogan della Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra (‘Chi è malato guarisce solo se qualcuno lo abbraccia’) la cura passa anche dal riconoscimento della persona, dalla vicinanza, dal sentirsi accolti e non ridotti alla propria malattia. L’abbraccio è il simbolo di una relazione che restituisce dignità, combatte l’isolamento e rimette la persona al centro, non la patologia”.

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E’ ancora difficile abbracciare un malato di lebbra?

‘Sì, spesso lo è. Non tanto per motivi sanitari. L’abbraccio va letto come un segno potente e universale. Non è solo un gesto fisico, ma un atto simbolico che dice: ‘tu conti, tu fai parte del mio mondo, la tua vita ha valore’. Quando ci prendiamo cura di chi è ai margini, non stiamo facendo un gesto ‘per qualcuno’, ma stiamo riaffermando un’idea di umanità che non esclude, che non scarta, che non ha paura della fragilità”.

Esiste una relazione tra abbraccio e cura?

“Esiste una relazione profonda. La cura efficace della lebbra richiede farmaci, diagnosi precoce e servizi sanitari di qualità, ma senza inclusione e sostegno umano il percorso resta incompleto. L’abbraccio rappresenta quella dimensione relazionale che permette alla cura di funzionare davvero, perché favorisce l’accesso ai servizi, riduce l’abbandono terapeutico e restituisce fiducia alla persona malata”.

Quanto è importante l’inclusione del malato di lebbra nella società?

“E’ fondamentale. AIFO ribadisce che l’inclusione è un elemento imprescindibile per superare stigma ed esclusione sociale. Senza inclusione non si raggiunge l’obiettivo ‘zero discriminazione’, uno dei tre pilastri del cammino verso un mondo senza lebbra, insieme a zero trasmissione e zero disabilità”.

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“In quale modo l’inclusione può dare libertà al malato?

“L’inclusione libera dalla paura, dalla vergogna e dall’isolamento. Permette alla persona di curarsi senza nascondersi, di mantenere relazioni familiari e sociali, di lavorare e partecipare alla vita della comunità. In questo senso l’inclusione non è solo un valore etico, ma una condizione concreta per prevenire disabilità, povertà e marginalizzazione”.

A san Francesco l’incontro con il lebbroso cambiò la vita: anche oggi è possibile?

“Sì, è possibile anche oggi dal momento in cui ci mettiamo in discussione, abbandoniamo il nostro egoismo occidentale. Abbracciare chi è malato di lebbra significa abbracciare l’umanità ferita, quella che spesso preferiamo non vedere. Significa riconoscere che la dignità non si perde con la malattia, con la disabilità o con la povertà. Anzi, è proprio lì che va difesa con più forza. L’abbraccio rompe il muro dell’isolamento, restituisce identità, ricuce legami spezzati dallo stigma e dalla discriminazione.

In questo senso, prendersi cura è un atto profondamente politico e umano insieme: vuol dire scegliere da che parte stare. Vuol dire costruire una società in cui nessuno è definito solo dalla propria malattia e in cui la guarigione non è solo l’assenza di un batterio, ma la possibilità di vivere pienamente, con diritti, relazioni e futuro.

E’ questo il cuore del messaggio di AIFO e della Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra: senza abbraccio non c’è cura completa, senza inclusione non c’è vera guarigione. Ed ogni volta che scegliamo di ‘abbracciare’, stiamo contribuendo a quella ‘Civiltà dell’Amore’ che non è un’utopia del passato, ma una responsabilità molto concreta del presente”.

Allora è ancora attuale la ‘Civiltà dell’Amore’ di Raoul Follereau?

“E’ più che mai attuale. La ‘Civiltà dell’Amore’ si fonda sulla solidarietà, sulla dignità di ogni persona e sull’inclusione degli ultimi. Gli obiettivi che AIFO porta avanti da 65 anni (diritto alla cura, inclusione, lotta alla discriminazione) sono la traduzione concreta e contemporanea di quella visione, oggi necessaria quanto ieri. In queste settimane saremo nelle piazze e nelle parrocchie d’Italia con i prodotti solidali AIFO, le donazioni contribuiranno al sostegno dei progetti sociosanitari nel mondo. E’ anche possibile ordinare i prodotti online per chi non può recarsi ai banchetti (www.aifo.it/kit-salute)”.

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