Advertisement

Leone XIV, la sinodalità per l'ecumenismo, il pensiero a Nicea e il grazie ai cristiani in Armenia

Il Papa celebra i Secondi Vespri della festa della Conversione di San Paolo

Papa Leone XIV e i rappresentati delle altre confessioni cristiane alla Tomba di San Paolo |  | Vatican Media Papa Leone XIV e i rappresentati delle altre confessioni cristiane alla Tomba di San Paolo | | Vatican Media

La missione dell' Apostolo Paolo "è anche la missione di tutti i cristiani di oggi: annunciare Cristo e invitare tutti ad avere fiducia in Lui". E' la riflessione di Papa Leone XIV che oggi ha celebrato i Secondi Vespri nella festa della Conversione di San Paolo nella basilica che ne custodisce la tomba.

Vespri ecumenici come è tradizione che chiudono la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Con il Papa i rappresentanti delle altre confessioni cristiane.

Il Papa ha richiamato il Concilio Vaticano II, e "l’ardente desiderio di annunciare il Vangelo ad ogni creatura" e questo è il "compito comune di tutti i cristiani dire al mondo, con umiltà e gioia: «Guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua parola che illumina e consola!»" .

Il Papa rende grazie a Dio "per il fatto che tante tradizioni cristiane siano state rappresentate in quella commemorazione, due mesi fa" a Nicea: "Recitare insieme il Credo niceno nel luogo stesso della sua redazione è stata una testimonianza preziosa e indimenticabile della nostra unità in Cristo" e chiede che "lo Spirito Santo possa trovare in noi l’intelligenza docile per comunicare a una voce sola la fede agli uomini e alle donne del nostro tempo!".

Un riferimento anche alla sinodalità indicata come "strada per crescere insieme nella reciproca conoscenza delle rispettive strutture e tradizioni sinodali" tra Chiese Cristiane.

Advertisement

Poi lo sguardo al futuro "al 2000° anniversario della Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù nel 2033" con un impegno "a sviluppare ulteriormente le pratiche sinodali ecumeniche e a comunicare reciprocamente ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò che insegniamo".

Il Papa ringrazia per la presenza oltre al Cardinale Kurt Koch, il Metropolita Polykarpos, per il Patriarcato Ecumenico, l’Arcivescovo Khajag Barsamian, per la Chiesa Apostolica Armena, e il Vescovo Anthony Ball, per la Comunione Anglicana, e gli studenti borsisti del Comitato per la collaborazione culturale con le Chiese ortodosse e ortodosse orientali del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, gli studenti dell’Istituto ecumenico di Bossey del Consiglio Ecumenico delle Chiese".

Ma il grazie del Papa va alle Chiese in Armenia che hanno preparato i sussidi del 2026 e alla "coraggiosa testimonianza cristiana del popolo armeno nel corso della storia, una storia in cui il martirio è stato una caratteristica costante". Leone XIV ricorda il santo Catholicos San Nersès Šnorhali “il Grazioso”, che lavorò per l’unità della Chiesa nel XII secolo e aggiunge: "la tradizione ci consegna la testimonianza dell’Armenia quale prima nazione cristiana, con il battesimo del Re Tiridate nel 301 da parte di San Gregorio l’Illuminatore. Rendiamo grazie per come, ad opera di intrepidi annunciatori della Parola che salva, i popoli dell’Europa orientale e occidentale accolsero la fede in Gesù Cristo; e preghiamo affinché i semi del Vangelo continuino a produrre in questo Continente frutti di unità, di giustizia e di santità, anche a beneficio della pace fra i popoli e le nazioni del mondo intero".

White Logo