Betlemme , giovedì, 29. gennaio, 2026 18:00 (ACI Stampa).
Un annuncio che unisce il Patriarcato Greco-Ortodosso di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa per "l’imminente avvio dei lavori di restauro nella Grotta della Natività, il luogo santissimo venerato in tutta la cristianità come sede dell’Incarnazione", una "iniziativa congiunta, con la fraterna cooperazione del Patriarcato Apostolico Armeno Ortodosso, si svolge sotto gli auspici della Presidenza dello Stato di Palestina, in conformità al Decreto Presidenziale sul Restauro della Grotta della Basilica della Natività per l’anno 2024 e nel rispetto dello storico Status Quo che regola i Luoghi Santi".
La firma dell'accordo porta la data del 23 gennaio 2026 e coinvolge l' Autorità nazionale palestinese perché la basilica della Natività fa parte di un sito inserito nella lista dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco dal 2012, la prima iscrizione portata dalla Palestina dopo la sua ammissione all’Unesco nel 2011.
In attesa dei lavori veri e propri la curiosità maggiore è lo smatentellamento di drappi e orpelli che per secoli hanno coperto la grotta che ora si vede come usurato dal tempo e annerito dal fumo di lampade e candele.
Un restauro delicato perché non si può certo cancellare la storia della devozione. L’impresa responsabile del progetto è l’azienda italiana Piacenti s.p.a., che si è già occupata del programma di restauro della basilica. Questo dovrebbe garantire continuità di metodo e competenza.
Interessante potrebbe essere lo studio del pavimento di marmo che potrebbe risalire al VI secolo. Si dovranno ricostruire anche le scale di accesso per motivi di sicurezza. E poi c'è l'arazzo donato nel 1874 dall’allora presidente francese Patrice de Mac Mahon, ignifugo si dice, che ora appare nel suo pallore, più minaccioso che protettivo?








