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Papa Leone XIV: il Vangelo, non messaggio filantropico o sociale ma annuncio gioioso della vita piena ed eterna

L'udienza del mercoledì in aula Paolo VI

Udienza del mercoledì in aula Paolo VI | Udienza del mercoledì in aula Paolo VI | Credit Vatican Media Udienza del mercoledì in aula Paolo VI | Udienza del mercoledì in aula Paolo VI | Credit Vatican Media

L'aula Paolo VI è gremita anche in questo mercoledì, giorno di udienza generale. Il papa continua il ciclo di catechesi su “I Documenti del Concilio Vaticano II”, concentrando la sua meditazione sulla Costituzione dogmatica Dei Verbum, una Costituzione conciliare che ancora “continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo”, così papa Leone XIV. 

 

"I testi biblici non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano. Come ci insegna anche la realtà quotidiana, infatti, due persone che parlano lingue differenti non s'intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione. In alcuni casi, farsi comprendere dall'altro è un primo atto di amore. Per questo Dio sceglie di parlare servendosi di linguaggi umani e, così, diversi autori, ispirati dallo Spirito Santo, hanno redatto i testi della Sacra Scrittura" commenta il pontefice. 

 

Parla di Sacra Scrittura, papa Leone XIV: in questa, si “rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di farsi loro vicino”. Si addentra poi nel tema del rapporto tra testi e “Autore divino e gli autori umani”. Per diversi secoli, molti teologi "si sono preoccupati di difendere l'ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo. In tempi più recenti, la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi nella stesura dei testi sacri, al punto che il documento conciliare parla di Dio come «autore» principale della Sacra Scrittura, ma chiama anche gli agiografi «veri autori» dei libri sacri", spiega il papa. 

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Dunque, “una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall'ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischiando di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato”. Lo stesso vale per l'annuncio della Parola di Dio che deve essere sempre conforme alla realtà a cui si rivolge: infatti - precisa il pontefice - se l'annuncio “perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico, esso risulta inefficace”. 

 

Per questi motivi, in ogni epoca, la Chiesa è chiamata a riproporre la Parola di Dio con “un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori” ricorda papa Leone XIV. Ma, allo stesso tempo, altrettanto “riduttiva è una lettura della Scrittura che ne trascuri l'origine divina, e finisca per intenderla come un mero insegnamento umano, come qualcosa da studiare semplicemente dal punto di vista tecnico oppure come un testo solo del passato”.  La Scrittura - precisa il pontefice - “serve ad alimentare la vita e la carità dei credenti”. E cita in merito sant'Agostino: «Chiunque crede di aver capito le divine Scritture, se mediante tale comprensione non riesce a innalzare l'edificio di questa duplice carità, di Dio e del prossimo, non le ha ancora capite».  E concludono: il Messaggio del Vangelo non può essere ridotto “a mero messaggio filantropico o sociale, ma è l'annuncio gioioso della vita piena ed eterna, che Dio ci ha donato in Gesù”.

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