6 giugno 1944, lo sbarco in Normandia. Dialogo antidoto contro la guerra

Il cimitero militare americano di Omaha Beach, Normandia
Foto: MM ACI Stampa
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Il mondo intero ricorda oggi l'evento che cambiò definitivamente il corso della Seconda Guerra Mondiale: lo sbarco delle truppe Alleate sulle coste francesi della Normandia, il D-Day. Era il 6 giugno 1944. A 75 anni di distanza, per ricordare questa pagina di storia, ieri è intervenuto il Cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, durante una conferenza in Normandia.

Fare memoria della fine dell’ultimo grande conflitto – ha osservato il porporato - è un dovere di rispetto nei confronti delle troppo numerose vittime di queste tragedie e una permanente esigenza di riflessione e di impegno per evitare che simili catastrofi abbiano a ripetersi in avvenire”.

“La geografia politica del mondo – ha aggiunto il Cardinale Ouellet - è assai mutata negli ultimi 75 anni, ma l’uomo non pare abbia molto imparato dalle sue trascorse sofferenze: si vive una mondializzazione dell’oblio e dell’indifferenza verso le vittime attuali, e i conflitti non hanno cessato di accrescersi e di frammentarsi su tutti i continenti, al punto che Papa Francesco è giunto al punto di parlare di terza guerra mondiale a pezzi”.

“La memoria delle vittime di questa ecatombe – ha proseguito il Prefetto della Congregazione per i Vescovi - ci impone un omaggio di rispetto e un dovere di prevenzione dei conflitti con ogni mezzo. La salvaguardia della pace è responsabilità di tutti, una responsabilità delle donne e degli uomini del nostro mondo globalizzato, lacerato e sovra armato, così come delle nostre società multiculturali sottoposte alle sfide dell’ospitalità, della coabitazione e dell’integrazione. La Chiesa Cattolica offre la testimonianza della sua fede in Cristo, Principe della pace, che sostiene il suo impegno per la pace nel mondo così com’è, ma teso verso un orizzonte di fratellanza umana universale possibile come anticipazione e profezia del Regno di Dio. Di qui la sua promozione d’una cultura dell’incontro, del dialogo e dell’integrazione che invita ad operare in sinergia con lo Spirito di Dio affinché prevalgano la giustizia, la solidarietà, la compassione e l’amore che liberano l’umanità dal flagello della guerra”.

Nel suo lungo intervento il Cardinale Ouellet ha ricordato le parole pronunciate in Normandia – nel giugno 2004, in occasione del 60/mo del D-Day – dal Cardinale Joseph Ratzinger, che meno di un anno dopo sarebbe stato eletto Papa con il nome di Benedetto XVI.

Con coraggio il Cardinale Ratzinger parlava così in Normandia: “Se mai si è verificato nella storia un bellum justum è qui che lo troviamo, nell’impegno degli Alleati, perché il loro intervento operava nei suoi esiti anche per il bene di coloro contro il cui Paese era condotta la guerra. Questa constatazione mi pare importante perché mostra, sulla base di un evento storico, l’insostenibilità di un pacifismo assoluto. Il che non ci esenta in alcun modo dal porci con molto rigore la domanda se oggi sia ancora possibile, e a quali condizioni, qualcosa di simile a una guerra giusta, vale a dire un intervento militare, posto al servizio della pace e guidato dai suoi criteri morali, contro i regimi ingiusti. Soprattutto, si spera che quel che abbiamo fin qui detto aiuti a comprendere meglio che la pace e il diritto, la pace e la giustizia sono inseparabilmente interconnessi. Quando il diritto è distrutto, quando l’ingiustizia prende il potere, la pace è sempre minacciata ed è già, almeno in parte, compromessa”.

La Seconda Guerra Mondiale – aggiungeva il futuro Benedetto XVI – fu provocata da “un criminale” che “con i suoi accoliti era riuscito a impadronirsi del potere in Germania. Sotto il dominio del Partito, il diritto e l’ingiustizia si erano intricati tra loro in maniera pressoché indissolubile, tanto da travasarsi spesso l’uno nell’altra e viceversa".

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