80 anni fa il martirio di Massimiliano Kolbe per salvare un padre di famiglia

Intervista a Padre Raffaele Di Muro, preside della Facoltà Teologica “San Bonaventura-Seraphicum” di Roma sul rapporto con la famiglia del santo polacco

San Massimiliano Kolbe
Foto: www.kolbemission.org
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San Massimiliano Maria Kolbe moriva ottant’anni fa ad Auschwitz, il 14 agosto 1941, alla vigilia della festa dell’Assunta. In quel campo di concentramento si offrì alla morte per prendere il posto di un padre di famiglia, Francesco Gajowniczek.

Anno 2021, indetto da Papa Francesco come anno dedicato alla Famiglia. Su questo particolare “incrocio”, sul tema della famiglia e la figura di Kolbe, AciStampa ha intervistato il più importante studioso della figura del santo polacco: padre Raffaele Di Muro, preside della Facoltà Teologica “San Bonaventura-Seraphicum” di Roma e direttore della Cattedra Kolbiana presso la stessa istituzione accademica romana. 

San Massimiliano Kolbe: un padre religioso che si sostituisce a un altro padre. Di famiglia.    Si parla spesso del martirio del frate francescano polacco, ma - poche volte - viene messo in risalto questo elemento: una paternità che si “scambia” ad altra paternità. Come possiamo analizzare questo elemento?

Ciò che mi ha sempre colpito di più del sacrificio di Padre Kolbe - sia come studioso della sua figura, sia personalmente come religioso - è questo suo sentire internamente, profondamente, il dolore di questo padre di famiglia. Kolbe avverte nel suo cuore la tristezza che prova Francesco Gajowniczek nel dover perdere la propria famiglia. Di lasciare soli moglie e figli.  Questo dolore sconvolge Kolbe! Le grida di questo padre straziano il cuore di Kolbe che pensa subito all’altro dolore che ci sarebbe stato se fosse morto Francesco: la sofferenza dei propri familiari.  Padre Kolbe, allora, si sostituisce a lui, e generosamente offre la vita per amore verso questa famiglia. Il desiderio che la famiglia si riunisca, una volta salvato Francesco, diventa per padre Kolbe una consolazione del Cielo. Vuole che la famiglia si riunisca, perché lui stesso - da giovane, prima di diventare frate - aveva vissuto l’importantanza  dell’istituzione familiare. 

E’ più che famosa l’espressione “Kolbe, martire per amore”. Ma, in fondo, possiamo anche coniarne una nuova, se vogliamo: “Kolbe, martire per la famiglia”. Nella sua vita, prima del suo martirio, padre Kolbe è mai stato legato a qualche famiglia, in particolare?

Nei suoi scritti ciò che è possibile ben comprende è che la sua vita si è spesa completamente dentro “le cose del Cielo”. Quindi, per evitare distrazioni, cercava sempre di mantenersi in completa ascesi. Il suo sguardo era rivolto sempre a Maria e a Gesù. Per fare ciò, era inevitabile che non si legasse a nessuno, in maniera stretta, particolare. Sarebbe stato fonte di distrazione.  Comunque - e questo è importante ricordarlo - sono molte le famiglie a cui faceva visita. Specialmente nella sua missione in Giappone.  Non aveva una famiglia in particolare a cui indirizzare le sue attenzione. Tutte le famiglie per lui, rappresentavano lo specchio della Sacra Famiglia, quindi - in una certa misura - possiamo quasi dire che fossero, per lui, tutte uguali. La sua paternità di religioso era vissuta con la consapevolezza di essere padre di tutti, senza una particolare predilezione. A loro si donava totalmente e tante famiglie si sentivano legate a lui. A questo frate che rendeva ogni luogo, modo di evangelizzazione. E, ovviamente, anche nelle case delle famiglie dove entrava. In merito, tanti sono i documenti che attestano i battesimi che Kolbe stesso celebrava. 

Siamo nell’anno di riflessione sul ruolo della famiglia nella nostra società. Un anno che vede al centro la riflessione della Chiesa sull’Enciclica “ Amoris laetitia”. E poi, altro documento importante, quello della “Patris corde” sulla figura di San Giuseppe, padre di famiglia. quale riflessione ci donerebbe San Massimiliano Kolbe, oggi? 

Sicuramente ripeterebbe la frase simbolo di tutto il suo percorso spirituale e umano: “Solo l'amore crea”. E’ l’amore che deve regnare al centro delle famiglia. Oggi,  le famiglie affrontano tante situazioni difficili: economiche soprattutto, anche dovute a questa pandemia che ha cambiato molte sicurezze. Kolbe si impegnerebbe a non spegnere la speranza nel matrimonio, nella famiglia.  In fondo, si potrebbe anche pensare a un San Massimiliano Kolbe come patrono delle famiglie. Lui stesso ha sperimentato cosa voglia dire stare in famiglia. Quanta importanza ricopra simile istituzione per la costruzione di una civiltà dell’Amore, per citare Paolo VI. E questa civiltà non può non costituirsi se non con il contributo prezioso delle famiglie. Mettiamo sotto il manto di Maria, sotto l’intercessione di Massimiliano Kolbe tutte le famiglie del mondo!  

 

 

 

 

  

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