A 90 anni dai Patti Lateranensi cosa resta nella cultura giuridica?

Foto ricordo della firma dei Patti lateranesi
Foto: Wikipedia
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Lo Stato della Città del Vaticano compie 90 e da 90 si è conclusa la “ Questione romana”.

Convegni e incontri di studiosi si intrecciano, ma forse quello più interessante si svolgerà in Vaticano il prossimo 12 febbraio.

“I Patti Lateranensi” semplicemente, una Tavola Rotonda organizzata dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche.

A presentarlo alla stampa P. Bernard Ardura, O. Praem., Presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, e Matteo Nacci, della Pontificia Università Lateranense.

La questione di fondo è l’indipendenza del Papa e di fatto lo è ancora.

“I Patti Lateranensi - spiega padre Ardura- intervennero dopo dieci anni dall’ultimo “smacco” istituzionale subito dalla Santa Sede, vale a dire l’opposizione dell’Italia alla partecipazione della Santa Sede ai negoziati di pace del 1919, per concludere la I Guerra mondiale”.

Una delle difficoltà per la Conciliazione nei fatti era la scelta del cammino da seguire: “creare uno Stato indipendente sembrava, infatti, necessario, ma si pose la questione di Roma: il nuovo Stato, per alcuni, avrebbe dovuto inglobare almeno una parte della città.

La situazione anteriore appariva agli osservatori esteri come una garanzia di indipendenza del Papa dall’Italia, in quanto soggetti in conflitto”.

C’era poi la questione del rapporto con il fascismo, ma, spiega Ardura si deve “ricordare che i trattati vengono firmati con uno Stato e non con un regime politico particolare. Ciò che è fondamentale è la continuità dello Stato attraverso la variabilità dei regimi politici. Così, i Patti Lateranensi furono firmati tra la Santa Sede e lo Stato italiano ed essi furono inseriti nella Costituzione italiana del 1948, quando l’Italia scelse di passare dalla monarchia alla Repubblica”.

La saggezza di Pio XI si vede nella scelta “minimalista” che dopo 90 anni permette la “cooperazione fattiva tra la Santa Sede e lo Stato italiano ancora oggi, soprattutto in questi anni di precarietà economica e sociale e più recentemente di crisi umanitaria, dimostra la bontà dei Patti Lateranensi”.

I patti saranno esaminati nel dettaglio con lo sguardo al diritto concordatario, internazionale, ecclesiastico e alla storia dei rapporti fra la Chiesa e le comunità politiche.

Due le sezioni, un excursus storico-politico con la fase della cosiddetta “preconciliazione”, tra il 1869-1870 e il 1929. Poi l’importanza dei Patti Lateranensi dal punto di vista della cultura giuridica.

Come ricorda il professor Matteo Nacci, della Pontificia Università Lateranense ha detto che “i Patti Lateranensi del 1929, parzialmente modificati dall’Accordo di Villa Madama del 1984,  siano un valido esempio di elevata “cultura giuridica”: una cultura giuridica che si pone al di sopra del seppur grande valore che essi assumono come ‘prodotto’ di diritto internazionale, ecclesiastico e concordatario poiché esprimente l’altissimo merito della Chiesa di saper scrutare, da sempre, i ‘segni dei tempi’ interpretandoli con prudenza e saggezza alla luce del Vangelo”.

La chiesa ha diritto ad avere una sussistenza non è possibile cambiare lo stato in qualche altre cosa dice Nacci e aggiunge Ardura e ricorda come Papa Francesco ripete che la Chiesa nello svolgimento della sua missione è del tutto particolare cioè non è una Ong.

Nella seconda Guerra Mondiale avere una extra territorialità ha permesso di dare rifugi anche a tanti ebrei, ha spiegato Ardura.

L’appuntamento è per martedì 12 febbraio alle 16 presso il Pontificio Collegio Teutonico.

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