A Roma un ciclo pittorico su migrazione e speranza

La locandina dell'evento
Foto: pubblico dominio
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Mercoledi 20 febbraio 2019 nella Chiesa di San Francesco al Caravita a Roma si è inaugurato il ciclo pittorico di Safet Zec dal titolo Exodus.

L'evento di particolare interesse e pregio è stato inaugurato dal rettore della Chiesa, padre Massimo Nevola, dal Vescovo ausiliare di Roma Guerino Di Tora, Presidente della fondazione Migrantes, da Gianluca Romanelli e dall'artista Safet Zec.

La mostra prende spunto dalla delicata e tragica realtà di quanto sta accadendo nel Mediterraneo in relazione alle conseguenze negative che legano la vita di tanti uomini alla ricerca di un paese ospitale e lontano dalla guerra.

L'artista, con particolare realismo, ha messo su tela tante scene che rappresentano i differenti episodi che, quotidianamente, si svolgono sulle coste italiane. Volti, luoghi e dinamiche evocano la tragicità di quanto molto spesso si apprende dai media.

L'esposizione, in collaborazione con la Caritas Italiana, ha lo scopo di aiutare a riflettere sul tema non con l'abilità della parola, ma con la accoglienza che il Vangelo chiede e non comanda al cuore della nostra società.

Mostra ed eventi saranno un percorso che si snoderà nel centro di Roma dalla sua inaugurazione fino al 31 luglio 2019.

La peculiarità dell'evento è evidenziata anche, dal fatto che tale luogo è dedicato alla luminosa testimonianza di San Francesco Saverio. Questo splendido missionario gesuita, uno dei primi compagni di Sant'Ignazio di Loyola, ha speso la sua esistenza per diffondere il Vangelo, morendo nel 1552, mentre contemplava le coste del Giappone. Fede, coraggio e disponibilità rappresentano quelle virtù che legano quella storia alla nostra attualità.

Ed oggi come ieri il bisogno di guardare alle necessità di tante fratelli, in difficoltà, ha il volto di quel Samaritano che il Cristo ha citato nella sua predicazione chiedendo di aprire le braccia ed il cuore all’altro. E’ peculiare come nel luogo dove si ricorda la grande opera missionaria della Compagnia di Gesù, si ricordano le necessità dell'uomo di oggi, sempre più bisognoso di ascoltare quella parola, confortante e dolce, che ha il nome di accoglienza.

Ti potrebbe interessare