A San Gioacchino l'Adorazione Eucaristica va avanti anche a porte chiuse

Il Parroco, P. Sulkowski, ha deciso di continuare ad esporre il Santissimo Sacramento in comunione di preghiera con i fedeli

L'esposizione del Santissimo Sacramento a porte chiuse
Foto: PS
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Anche nella Parrocchia Pontificia di San Gioacchino ai Prati di Castello, in via Pompeo Magno, è giunto l'ordine del Cardinale Vicario di Roma De Donatis di chiudere la chiesa di fronte all'emergenza coronavirus. Il Parroco però, P. Piotr Sulkowski, non si è arreso e ha deciso di continuare - anche a porte chiuse - l'esposizione del Santissimo Sacramento in comunione di preghiera con i suoi parrocchiani. Aci Stampa lo ha intervistato.

Ho appreso con grande dolore questa notizia, ma sono consapevole della difficile situazione sanitaria non solo a Roma, ma in tutto il paese. Noi siamo abituati ad aver la chiesa aperta dalla mattina alla tarda serata per cui negli ultimi giorni non immaginavo l’altro tipo di proposta e cioè l’apertura prolungata della chiesa e l’adorazione eucaristica per tutto il tempo. L’iniziativa è stata accolta con grande gioia e anche con le lacrime, perché tante persone avevano paura di trovare la chiesa chiusa. Già il fatto di non poter celebrare la Santa Messa con i fedeli è stato per loro un motivo di grande dispiacere e di dolore. A dire il vero sono stati gli adoratori dell’Eucarestia e i fedeli a propormi l’esposizione del Santissimo Sacramento. In questi giorni mi sono reso conto quanto la gente sia innamorata di Gesù nel Santissimo Sacramento e mi ha tanto commosso la loro lunga e raccolta preghiera.  Con il nuovo decreto le nostre case diventano ancora di più “chiese domestiche”, luoghi di preghiera e di adorazione. Ho pensato di continuare ad esporre il Santissimo Sacramento per tutta la giornata. Voglio che ogni parrocchiano sappia che Gesù, anche se a porte chiuse, continua a vegliare sulla nostre vite e aspetta il nostro ritorno. Così, quando superermo questa prova, sarà Lui a riabbracciarci nel dono dell’Eucarestia. Sicuramente farò qualche momento di trasmissione in streaming con le preghiere della liturgia delle ore e la benedizione eucaristica. Informerò attraverso i social sugli orari della preghiera.

La chiesa di San Gioacchino nasce con la peculiarità dell’Adorazione Eucaristica, è corretto?

Sì. Nella nostra chiesa tutto parla dell’Eucarestia. Ancora prima della costruzione della Chiesa il Papa Leone XIII ha deciso di stabilire che la nuova chiesa fosse sede primaria del Pio Sodalizio dell’Adorazione Riparatrice o, in parole semplici, sede permanente dell’Adorazione Eucaristica Internazionale. Nel nostro archivio parrocchiale sono conservati i registri degli adoratori di tutto il mondo, ma anche preziosi stendardi appartenenti alle confraternite eucaristiche. Chi guarda la nostra chiesa nota un particolare che non sfugge: sulla cupola, in cima alla lanterna, a quasi 60 metri dal suolo, svetta il grande ostensorio per ricordare la specifica finalità della chiesa, l’adorazione eucaristica nelle nazioni cattoliche. Da notare anche l’ingresso: sopra il portico si trova il preziosissimo mosaico disegnato dal Monti che rappresenta i Pontefici Clemente VIII e Leone XIII ad adorare in ginocchio l’Eucarestia insieme ai fedeli delle cinque parti del mondo.

Sono ore difficili per i credenti, ai suoi parrocchiani cosa si sente di dire?

Dall’adorazione giunge un messaggio di speranza e di consolazione. Adorare il Signore significa incontrare l’Amore. Mentre comunicavo la notizia sulla chiusura della chiesa ho visto i volti addolorati delle persone. Ho ricordato ai presenti le parole del profeta Geremia della prima lettura di oggi che l’uomo fiducioso anche “nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti”. Ho invitato tutti a pregare a casa, ho regalato i libretti della liturgia delle ore e ho ricordato che ogni giorno porterò ciascuno di loro davanti al Santissimo e nel dono stesso dell’Eucaristia. Ho detto che sollevare l’ostensorio così pesante e fare con esso il segno della croce mi farà ricordare il peso della sofferenza di tutti i parrocchiani, della città e del mondo interno. L’ostensorio fu il dono degli adoratori eucaristici di tutto il mondo per cui ho la consapevolezza che la mia benedizione raggiungerà davvero il mondo intero. Ai miei parrocchiani giunga la certezza della mia preghiera, il mio più grande affetto. Mi manca tanto l’assemblea, le celebrazioni liturgiche, ma sono sicuro che usciremo da questo periodo più forti e forse anche più credenti.   

Lei è un sacerdote redentorista. Il suo fondatore, Sant’Alfonso de Liguori, era particolarmente legato all’Adorazione Eucaristica. E’ nel vostro dna di missionari redentoristi…

Grazie di cuore per questa domanda. Parlare di Sant’Alfonso e dell’Eucarestia è parlare del suo amore per il dono dell’Eucarestia. L’Eucaristia è il mistero che ha impegnato la sua fede, ha conquistato il suo amore, ha stimolato la sua riflessione. La meditazione sull’Eucarestia non ha tenuto per sé. La voleva condividere con tutti. Alfonso voleva che tutti potessero amare Cristo, scoprire il suo amore per noi nell’Eucarestia. Ogni cosa, ogni gesto, ogni sentimento deve condurci alla comunione con Lui e il dono della Messa è il dono più bello che il Signore ci ha lasciato. Per questo motivo invitava i fedeli alla comunione frequente e all’adorazione eucaristica. All’ingesso della nostra cappella comunitaria c’è la frase di Alfonso: “Sappiate che il tempo, che spenderete a trattenervi con devozione davanti a questo divinissimo Sacramento sarà il tempo che vi frutterà di più in terra”. Chi entra nella nostra chiesa in questi giorni può quindi adorare il Santissimo Sacramento, pregare con i libri di S. Alfonso, ricevere la comunione eucaristica, confessarsi e prendere come dono “Meditazioni sulla Passione “ di Sant’Alfonso per riflettere in Quaresima sull’amore di Gesù per noi.

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