A Trastevere il ricordo di padre Borrmans, l’uomo del dialogo che amava l’Islam

Padre Maurice Borrmans
Foto: PISAI
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Padre Maurice Borrmans era “l’uomo del dialogo”. Mancato a 92 anni, lo scorso 26 dicembre, il famoso islamista è stato una delle voci più autorevoli e apprezzate del dialogo fra cristiani e musulmani. Il suo amore per l’Islam, la sua missione per il dialogo verranno ricordati con vari eventi questa settimana. ACI Stampa ne ha parlato con Valentino Cottini, Preside del Pisai, Il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica.

Dottor Cottini, chi era Padre Maurice Borrmans?

Era un Missionario d’Africa (Padre Bianco) che ha speso praticamente tutta la sua lunga vita – è morto il 26 dicembre 2017 all’età di 92 anni! – per il dialogo tra cristiani e musulmani, cominciando dall’Africa del Nord e allargando progressivamente l’azione al mondo intero attraverso una rete di relazioni impressionante. La sua capacità di lavoro era proverbiale, come abbiamo potuto constatare nei lunghi anni che ha passato all’interno del PISAI, dove ha insegnato dal 1954 al 2004, scritto innumerevoli opere e dove, tra l’altro, ha fondato nel 1975 la rivista Islamochristiana, alla quale è rimasto legatissimo fino alla morte. Nel suo “pensionamento attivo” a Lione dopo il 2004 ha continuato a viaggiare, a tenere incontri e conferenze e a pubblicare instancabilmente. Possiamo dire, senza paura di esagerare, che egli è stato una delle figure più importanti del ventesimo secolo nel campo del dialogo islamo-cristiano. Personalità poliedrica, oltre all’attività propriamente scientifica, P. Maurice ha coltivato con passione di prete e di missionario relazioni spirituali e amicali con molte persone, come abbiamo constatato - e stiamo constatando - nei giorni che seguono il suo ritorno a Dio.

Perché “proteggete” dal tempo la memoria del suo messaggio?

Basterebbero le pubblicazioni di P. Borrmans a conservarne la memoria: quello che egli ha scritto e quello che la lasciato alla nostra biblioteca – ci sarà un fondo a suo nome - e al nostro archivio. Ma vorremmo conservare anche la memoria del suo stile: è stato capace di unire il rigore scientifico nell’ambito dell’analisi linguistica e contenutistica – padroneggiava magnificamente la struttura della lingua araba classica – con una passione viscerale per l’incontro nella verità con i musulmani. Carattere passionale, rigoroso, roccioso e tenero, P. Maurice era famoso per le sue solide amicizie e anche per i suoi scontri in punta di interpretazione di testi e di acuminate analisi storico-letterarie. In se stesso irripetibile, non è male cercare di indicare attraverso di lui una strada per l’autentico dialogo islamo-cristiano nella verità.

Dottor Cottini quali sono gli eventi che state preparando per celebrare il suo ricordo?

Come Istituto, rimandiamo al prossimo anno accademico un convegno sul pensiero e sull’opera scientifica di P. Borrmans, perché questo richiede ovviamente una preparazione lunga e accurata. Invece, a breve, abbiamo organizzato il sabato 17 febbraio prossimo una mezza giornata commemorativa, per ricordare l’uomo, il prete e il missionario. Tale commemorazione comprenderà due momenti: alle 9.30, nella biblioteca del PISAI, alcune persone che gli sono state particolarmente amiche e vicine presenteranno ciò che per loro è stato P. Maurice e, a seguire, scopriremo la targa di dedica a lui della nostra biblioteca. Alle 11.00, nella chiesa di S. Francesco a Ripa, celebreremo una Messa di suffragio, presieduta dal Card. Giuseppe Versaldi, Gran Cancelliere del PISAI.

Padre Maurice credeva fermamente nella realizzazione del dialogo islamo-cristiano in Europa....

Per questo non si è risparmiato. Andava spesso a tenere incontri e conferenze, soprattutto in Italia e in Francia: dalle conferenze episcopali, ai superiori e alle superiore delle congregazioni religiose, ai preti delle differenti diocesi, alle università, alle parrocchie... Egli sosteneva che occorre preparare operatori in grado di conoscere la cultura, la religione, il modo di pensare dei musulmani. Incontrava non di rado anche assemblee di musulmani, proponendo loro il rispetto della cultura e della religione europee. Tuttavia non ha mai sostenuto, a quanto mi consta, che il dialogo islamo-cristiano fosse facile in Europa come altrove. Odiando i facili compromessi e i pressappochismi, P. Borrmans era rigoroso nel sostenere anche le irriducibili diversità tra cristianesimo e islam. Accettare la differenza e conviverci, il “vivre ensemble” alla francese, non è un processo facile e scontato: richiede una pazienza infinita e tempi lunghi.

Lei è il Preside del PISAI, Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica. Quali sono le sfide che affrontate oggi?

Seguiamo, nei limiti del possibile, e impariamo da P. Borrmans. La peculiarità del PISAI – l’unica tra le istituzioni della Santa Sede esplicitamente dedicata allo studio dell’islam – è di conoscere e di comprendere l’islam come cultura e come religione attraverso lo studio accurato della lingua araba classica. Chi esce dal PISAI dovrebbe essere in grado di capire senza eccessivi sforzi i testi più importanti dell’islam nella loro formulazione linguistica araba. Si tratta quindi di una formazione di base, che consenta ai nostri studenti di parlare dell’islam in maniera non banale. E Dio solo sa quanto questo sia importante al giorno d’oggi! La prima sfida, dunque, è quella della serietà della preparazione (e purtroppo non sono molti i vescovi e i superiori di congregazioni religiose in Europa che investono su questa linea!). Una seconda sfida è data dalla storia contemporanea. Si parla dappertutto di dialogo, spesso senza conoscere le realtà che dovrebbero dialogare. Il PISAI ha la presunzione, speriamo fondata, di insegnare nella maniera più oggettiva e serena possibile la cultura e la religione islamiche, pur partendo ovviamente dalla base cristiana cattolica. Una terza sfida è collegata con la precedente. Mentre nei media trionfano soprattutto le analisi geopolitiche, noi cerchiamo di tenere fissa la barra della struttura culturale e religiosa, convinti come siamo che se c’è una via d’uscita alle difficoltà odierne, questa passa attraverso la formazione di credenti onesti alla comune ricerca di Dio e della verità. La storia sarà giudice.

 

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