Affermare il primato di Dio non umilia l’uomo. XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Cristo Pantocratore
Foto: pubblico dominio
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Domenica scorsa abbiamo lasciato Gesù a Gerico. Ora si trova a Gerusalemme e un maestro della legge si avvicina per sottoporgli una questione: “Qual è il primo di tutti i comandamenti’”. La domanda si comprende se si tiene in considerazione che gli studiosi del tempo avevano individuato nell’Antico Testamento ben 613 precetti, di cui 365 erano divieti e 248 precetti positivi, giungendo a distinguere tra precetti grandi e piccoli, difficili e facili. Era, dunque, necessario conoscere quali tra di questi comandamenti dovesse avere la priorità.

Per Gesù la vera priorità della vita è Dio. E per fondare la sua affermazione Egli cita la preghiera che gli ebrei recitavano e recitano più volte al giorno: “Dio è l’unico Signore”. Cioè, non esiste altro Dio che Lui e tutto esiste per Lui. Dio, dunque, si attende che l’uomo non si limiti a riconoscere la sua esistenza, ma entri in un dialogo d’amore con Lui. L’amore che Dio richiede all’uomo non è generico, superficiale, banale, ma deve assumere le caratteristiche dell’intensità e della totalità e in quanto tale coinvolge tutte le facoltà e le energie dell’uomo: il cuore, l’anima, la mente.

Questa priorità dell’amore nasce dal fatto che Dio ci ha creati per amore e per amore nostro ha creato l’universo. E quando l’uomo ha preteso di sostituirsi al suo Creatore, ci ha donato suo Figlio Unigenito, il quale si è consegnato volontariamente alla morte per liberarci dal peccato, cioè dall’alienazione da noi stessi e dalla mutevolezza e contingenza dell’esistenza.

Il primato di Dio, è nello stesso tempo affermazione di libertà e di dipendenza dell’uomo. Libertà perchè l’uomo non potrà mai avere altro Signore all’infuori dell’unico Dio e quindi non può accettare che la sua dignità sia calpestata da poteri o ideologie umane. Dipendenza perchè l’uomo non può erigere se stesso a signore di tutto, ma deve accettare di dipendere dall’unico che gli ha dimostrato di amarlo veramente, Dio. La vera libertà, dunque, sta nell’obbedienza all’unico vero Dio.

Lo scriba chiede qual è il primo comandamento e Gesù, come sempre, va oltre. Egli dichiara che l’amore, per essere vero, non può escludere nessuno. Infatti, un amore per Dio senza l’ amore per il prossimo rischia “un verticalismo intimistico”; e un amore per il prossimo senza radicamento in Dio rischia “un orizzontalismo debole”. Debole perchè è difficile amare gli altri come Gesù ci ha insegnato, ponendo cioè al centro dell’amore il perdono, la gratuità e la fedeltà. Gesù utilizza il futuro: “Tu amerai” perché nella vita non si finisce mai di amare.

Concludiamo questa nostra riflessione  ricordando alcune voci di innamorati di Dio: “Alla fine della vita saremo giudicati sull’ amore” ( S. Giovanni della croce);” Tardi ti ho amato, Bellezza sempre nuova” (sant’ Agostino). “Non abbiate paura di Cristo (san Giovanni Paolo II). Affermare il primato di Dio non umilia l’uomo, non schiaccia la dignità della persona umana né tantomeno rende indifferenti alle necessità dei fratelli. I santi ci testimoniano che quando l’uomo vive una profonda intimità con il Signore, quando il suo cuore è pieno dell’amore di Dio e questi occupa il primo posto nella vita, è nello stesso tempo tutto proteso e aperto verso il prossimo e le sue necessità morali, spirituali e materiali.

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