Ai giovani del Cile il Papa ripete la “password di Hurtado”: cosa farebbe Cristo?

Il Papa com i giovani cileni
Foto: Aci Group/ David Ramos
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Essere protagonisti del cambiamento, certo ma come? Il Papa incontra i giovani cileni in un luogo che ha segnato il legame con Maria: il Santuario di Maipú, dove il 3 aprile 1987 Giovanni Paolo II affidò il Cile alla Vergine.

Un luogo storico per guardare avanti, al Sinodo di ottobre e al futuro del Cile con un linguaggio rubato a quello dei più giovani,  “inquieti, cercatori, idealisti” come li definisce Francesco.

Quanto ha bisogno la Chiesa cilena di voi, per “scuoterci” e aiutarci ad essere più vicini a Gesù!”. E il Papa parla dell'amore per la Patria, che è una madre, e se non siete patrioti, dice, non farete nulla nella vita, perchè i figli devono amare il loro Chile, "fate qualcosa per il vostro Cile". 

Maturare significa fa creescere i sogni e non abbassare la guardia e vendersi per due soldi, dice il Papa scuotendo i ragazzi presenti che, dice, sono scesi dal divano e hanno messo le scarpe".

Mai mentire sulle illusioni, mai cedere alla corruzione dell'accontentarsi ripete Francesco e i ragazzi lo applaudono. Parla del Sinodo, dice Francesco di aver paura dei filtri e che vuole sentire i giovani direttamente. Giovani cattolici e non, di altre religioni, che non sanno se credono o no. " E' importante che non vi lasciate tacitare". E ripete: la Chiesa deve avere un volto giovane e reale. E la " Santa madre Chiesa ha bisogno che la interpelliate" e abbiate il coraggio di "dire quello che sentite e pesate". E tutto essendo più vicni a Gesù. 

Vicini, connessi come con il wi-fi, così con la fede: se si perde la connessione si perde il contatto con il mondo. Nella fede “dopo un primo tempo di cammino e di slancio iniziale, - dic eil Papa- ci sono dei momenti in cui, senza accorgerci, comincia a calare la nostra “larghezza di banda” e iniziamo a restare senza connessione, senza batteria, e allora ci prende il cattivo umore, diventiamo sfiduciati, tristi, senza forza, e incominciamo a vedere tutto negativo. Quando rimaniamo senza questa “connessione” che dà vita ai nostri sogni, il cuore inizia a perdere forza, a restare anch’esso senza carica “. 

E’ preoccupato Francesco: “quando, perdendo il “segnale”, molti pensano di non avere niente da dare e rimangono come persi. Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno, no molta gente ha bisogno di te!".

La soluzione è pronta, è la password di Hurtado: “«Cosa farebbe Cristo al mio posto?». A scuola, all’università, per strada, a casa, cogli amici, al lavoro; davanti a quelli che fanno i bulli: “Cosa farebbe Cristo al mio posto?”. Quando andate a ballare, quando fate sport o andate allo stadio: “Cosa farebbe Cristo al mio posto?”. È la password, la carica per accendere il nostro cuore, accendere la fede e la scintilla nei nostri occhi. Questo è essere protagonisti della storia”. Anche perché “l’unico modo per non dimenticare una password è usarla. Tutti i giorni. Verrà il momento in cui la saprete a memoria; e verrà il giorno in cui, senza che ve ne rendiate conto, il vostro cuore batterà come quello di Gesù”.

E allora strada aperta alle sfide, andando “in mezzo al deserto, alla strada, all’avventura, ci sarà sempre la “connessione”, esisterà un “caricabatterie”. Non saremo soli. Sempre godremo della compagnia di Gesù, di sua Madre e di una comunità. Certamente una comunità che non è perfetta, ma ciò non significa che non abbia molto da amare e da offrire agli altri”.

Francesco si interrompe spesso notando che ci sono molti che si sentomo male per il caldo e ringrazia chi ha aspettato per ore per l'incontro e saluta i giovani chiedendo di essere solidali e di non lasciare mai nessuno abbandonato nel cammino. 

Nel santuario è venerata la Vergine del Carmine, ed è stato costruito come voto per l’indipendenza nel 1818. La promessa dei fedeli avvenne il 14 marzo 1818 e quindi quest’anno il Santuario celebra il suo 200.mo anniversario, sul tema “Vergine del Carmine, il tuo Santuario, la nostra promessa”. L’edificio attuale è del 1974,  alto 89 metri, ha una navata centrale di 4.500 mq ed un atrio monumentale, circondato da colonne, largo 30 mila mq. La cura pastorale è affidata alla comunità dei Padri di Schönstatt.

Il ragazzo che ha salutato il Papa a nome di tutti ha detto che il Cile che il Papa vede oggi è molto diverso da quello che visitò Giovanni Paolo II, ma c'è qualcosa che è sempe uguale, l'affetto per il Papa. Poi il dono dei ragazzi, la Croce del Cile, azzurra, rossa con la stella che rappresenta Maria del Carmelo.

La mattina del Papa a Temuco è stata purtroppo funestata dalla morte di una fedele che tornava dalla messa ed è stata colpita da un attacco di cuore tra la folla.

 

 

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