Ai Musei Capitolini l’arte negata dal terremoto e dalle guerre, ma riconquistata

Giuseppe Ghezzi, La Sacra Famiglia
Foto: ufficio stampa
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L’Arte è un bene che appartiene a tutti perché il suo valore è universale. Per questo ogni offesa arrecatale attraverso il furto, il danneggiamento o la distruzione delle opere che la compongono dovrebbe riguardare e scuotere ognuno di noi. Si basa su questo particolare spunto di riflessione la nuova mostra ai Musei Capitolini dal 1 giugno al 22 novembre “La bellezza ritrovata. Arte negata e riconquistata in mostra”.

Opere salvate perché distrutte dal terremoto, capolavori recuperati dopo un furto, ma anche un focus sui danni provocati dalle guerre: c’è tutto questo nell’esposizione in Campidoglio, che più di tutte sottolinea la caparbietà dell’uomo e delle istituzioni nei confronti dell’arte.

La mostra è per questo propriamente divisa in tre diverse sezioni.

La prima sezione è costituita da opere recuperate in seguito a furti, come l’Addolorata di Quentin Metsys. Il dipinto, inizialmente finito tra le mani di un restauratore toscano, poi presso un antiquario di Lucca e in una società Svizzera, dopo essere stato acquistato da un collezionista straniero è stato, infine, intercettato in Grecia all’interno di un deposito di stoccaggio.

La seconda sezione invece riguarda le opere salvate dalla furia del terremoto, in particolare quello che ha distrutto case, scuole, chiese, musei dell’Italia Centrale, in particolare nelle Marche. Si tratta di testimonianze appartenenti alla rete museale dei Musei Sistini del Piceno e della commovente Sacra Famiglia firmata da Giuseppe Ghezzi, un dipinto della Chiesa di Sant’Angelo Magno di Ascoli custodito nel deposito del Forte Malatesta.

La terza sezione pone l’obiettivo su un tema purtroppo di grande attualità,i danni provocati  dalle  guerre, partendo dall’esempio  di  quanto  accaduto  al  patrimonio  della cattedrale  di  Benevento,  colpita  dalle  bombe  degli  alleati  nel  settembre  del  1943,  il  cui aspetto  non  doveva  essere  tanto  diverso  da  quello  delle  tante  chiese  distrutte  dai terremoti.  All’epoca, i preziosi arredi liturgici e i paramenti sacri – parte del cosiddetto Tesoro del Cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento poi divenuto Benedetto XIII – furono immediatamente tratti in salvo ma gran parte del materiale superstite fu accatastato ed, evidentemente, dimenticato fino al 1980. Fino ad allora, infatti, si credeva che dei due splendidi amboni del duomo fosse rimasto solo ciò che veniva esposto presso il Museo del Sannio o il Museo Diocesano, entrambi a Benevento. In realtà, grazie ai lavori di scavo archeologico i marmi depositati in uno dei locali adiacenti alla cripta sono stati ritrovati: la riscoperta di tutti i leoni facenti parte dei due pergami o della base con figure di mostruose cariatidi del cero pasquale è stata, dunque, una vera e propria sorpresa.

L’esposizione è promossa dall’assessorato capitolino alla Crescita culturale e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la collaborazione dei servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

 

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