Aiuto alla Chiesa che Soffre: i progetti, le iniziative, le attività

La presentazione del Rapporto Annuale 2018 di Aiuto alla Chiesa che Soffre, Palazzo San Calisto, Città del Vaticano, 20 giugno 2019
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Sotto i riflettori c’è lo Sri Lanka, dove i cristiani sono stati colpiti dagli attacchi di Pasqua. Ma Aiuto alla Chiesa che Soffre aiuta cristiani perseguitati in tutto il mondo. E non solo con campagne visibili o finanziando progetti. Ma anche inviando borse di studio per permettere ai sacerdoti di formarsi, facendo celebrare Sante Messe, editando una Bibbia del Fanciullo venduta in 51 milioni di esemplari dal 1979, Una raccolta che quest’anno ha raggiunto i 111 milioni di euro.

Ne è stata fatta di strada da quando, nel 1947, padre Werenfried von Straten aveva messo su una associazione di aiuto per i cristiani della Germania dell’Est, diventata ben presto una associazione per aiutare i cristiani oltre cortina e infine tramutatasi negli anni Settanta una agenzia mondiale per la Chiesa che Soffre in tutto il mondo, riconosciuta come fondazione di Diritto Pontifico nel 2011.

Le cifre del Rapporto annuale del 2018 aiutano a comprendere. A partire da due situazioni particolari: quelle dello Sri Lanka e quella dei donatori italiani.

Dopo l’attacco di Pasquache ha causato più di 300 morti c’era “molto shock – spiega il Cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo – perché vivevamo in una situazione in cui avevamo cercato di creare una fratellanza, un senso di comunità. Non abbiamo mai litigato per questioni religiose in Sri Lanka, anche se per 30 anni c’è stata una guerra etnica tra cingalesi e tamil”.

Per aiutare nella crisi, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha inviato in Sri Lanka aiuti per un totale di 122.753 euro, in molte regioni, per ricostruire parrocchie, comprare veicoli o fornire contributi per programmi di rinnovamento pastorale.

I donatori italiani hanno complessivamente destinato 531.300 euro alla Siria – arrivati ai bambini di Aleppo e alla ricostruzione della cattedrale, ai malati di Homs, ai cristiani rifugiati. Quindi, 486.300 euro sono stati destinati all’Iraq, con lo scopo di agevolare il rientro di famiglie cristiane nelle terre che abitavano prima dell’arrivo dell’ISIS; 345.377 euro sono stati inviati in Venezuela, specialmente ai poveri con l’iniziativa delle “Pentole solidali”; 257.029 euro sono stati inviati in Nigeria, 234.616 euro sono stati inviati in Pakistan; 445000 euro in Egitto.

Sottolinea Alessandro Monteduro, direttore della sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che “in Italia è in atto un processo di secolarizzazione che tenta di relegare il cattolicesimo in un angolo, puntando dimostrare che la comunità italiana può vivere meglio liberandosi di questo fardello religioso. In questo contesto, i nostri 17 mila donatori (6500 in più del 2015) mostra che ci sono persone che non solo pregano, ma anche che aiutano fratelli cristiani in Paesi differenti dal nostro, aiutando persone che non conosceranno mai”.

Thomas Heine-Geldern, presidente internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, spiega che il motivo per cui Aiuto alla Chiesa che Soffre fa questo lavoro è “per costruire un ponte di pace e di amore” e per ricordare che “la gente di strada non è a conoscenza del fatto che siamo di fronte alla più difficile situazione di persecuzione religiosa in secoli”.

C’è chi decide di lasciare ad ACS un patrimonio in eredità. Lo scorso anno, i lasciti hanno toccato 634.920 euro, che hanno permesso di realizzare progetti in varie parti del mondo.

Se già i dati italiani sono significativi, i numeri globali raccontano di un impegno a tutto tondo in favore delle 200 milioni di persone che in tutto il mondo non possono praticare la loro fede, specialmente negli 80 Paesi in cui non è garantito il diritti fondamentale alla libertà religiosa e nei 40 Paesi dove la persecuzione anti-cristiana si fa più forte.

Nel 2018, ACS ha ricevuto 7607 richieste di aiuto e ha finanziato iniziative per un importo pari a 110,5 milioni di euro, pari all’80, 1 per cento delle donazioni. Un terzo delle spese è stato destinato alla ricostruzione di edifici (chiese, seminari, strutture ecclesiastiche), più d un quinto è stato destinato alla formazione dei sacerdoti e delle suore e nelle istruzioni alla fede dei laici, un ottavo dei fondi è destinata a fondi di emergenza.

Le offerte per le Messe sono state pari, quest’anno, a 12,4 milioni di euro. Ne sono state celebrate nel corso dell’anno 1.421.001. La richiesta di celebrazione della Messa è anche un aiuto per i sacerdoti, che non hanno sostentamento. Quest’anno, sono stati aiutati 40.569 sacerdoti. Il 38 per cento del fondo per le Messe è stato destinato all’Africa, il 26 per cento all’Asia e al Vicino e Medio Oriente, il 15 per cento all’America Latina e il 21 per cento all’Europa occidentale e orientale.

Aiuto alla Chiesa che Soffre ha sostenuto 11,817 sacerdoti (uno su nove nel mondo), assegnando 406 borse di studio. I sacerdoti beneficiari delle borse di studio provengono per il 30 per cento dall’Asia, per il 42 per cento dall’Africa, per il 20 per cento dall’America Latina e per l’8 per cento dall’Europa Orientale.

Sono state supportate anche 11.046 suore in Africa, Asia, Europa Orientale e America Latina, mentre 14.169 laici hanno ricevuto sostegno nella loro formazione alla fede.

Non solo la formazione: Aiuto alla Chiesa che Soffre ha contribuito a costruire 991 edifici religiosi e ha finanziato l’acquisto di 373 automobili, 189 motociclette, 342 biciclette e 2 barche.

La Bibbia del Fanciullo è stata tradotta in 191 lingue e diffusa in oltre 51 milioni di copie, YOUCat, il catechismo illustrato per i giovani, è disponibile in 47 lingue, mentre è più recente il progetto DOCat sulla dottrina sociale della Chiesa.

Non ci sono finanziamenti statali che supportano Aiuto alla Chiesa che Soffre, ma fa lavoro di network tra i governi che hanno interesse per la libertà religiosa. Un lavoro di mediazione importante: gli Stati Uniti hanno messo a disposizione 197 milioni di dollari, la Germania 35 milioni di euro, l’Ungheria 15 milioni d euro, l’Italia e i Paesi Bassi 2 milioni di euro ciascuna, l’Austria 1 milione di euro. Sono fondi destinati soprattutto per alleviare le sofferenze dei cristiani in Iraq e favorirne il ritorno a casa. Dei 68,5 milioni di rifugiati nel mondo, 16 milioni provengono proprio dal Medio Oriente.

Molte le iniziative. Oltre ai monumenti in rosso (dal Colosseo al Big Ben di Londra, fino alla Russia), c’è l’iniziativa “Candele per la pace”, che ha visto la partecipazione di oltre 50 mila bambini in Siria in città duramente colpite dalla guerra come Aleppo, Damasco, Homs, Tartus, al Hasakah e Marmarita.

L’iniziativa “La notte dei testimoni” della sede nazionale francese di Aiuto alla Chiesa che Soffre ha richiamato l’attenzione. Sono dieci anni che l’iniziativa ha luogo, e quest’anno si è tenuta presso la cattedrale di Notre Dame e in altre città francesi, nonché in Lussemburgo. Nel 2019, l’iniziativa sarà replicata in Spagna, Paesi Bassi, Filippine e Corea del Sud.

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