Ambasciatore Attanasio, il nunzio a Kinshasa: “La sua morte non sia vana”

Messa in suffragio dell’ambasciatore Luca Attanasio e del Carabiniere Vittorio Iacovacci nella cattedrale di Kinshasa. L’appello del nunzio alle forze internazionali: “Costruite la pace”

Le immagini dell'ambasciatore Attanasio e del Carabiniere Iacovacci durante la celebrazione di suffragio nella cattedrale di Kinshasa
Foto: Vatican News
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La morte dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi in un agguato nei pressi di Goma lo scorso 22 febbraio insieme al congolese Mustapha Milambo, “deve costituire un appello a non abituarsi, a non rassegnarsi al male e al dolore, tanto meno laddove sembrano essere di casa, perché esso continua a mietere vittime, tra le quali un giorno potrebbe esserci chiunque di noi”.

Le parole dell’arcivescovo Ettore Balestrero, nunzio apostolico in Repubblica Democratica del Congo, risuonano nella cattedrale di Notre Dame du Congo di Kinshasa. È lì che è stata celebrata una messa in suffragio dell’ambasciatore Attanasio e del Carabiniere Iacovacci, ma si è anche pregato per Mustapha Milambo, il Congolese che faceva parte del convoglio del World Food Program (Programma Alimentare Mondiale) attaccato nei pressi di Goma. “L’attacco ad un convoglio del PAM, agenzia che soltanto pochi mesi or sono è stata insignita del Premio Nobel per la Pace, diventa un simbolo, lugubre, ma purtroppo eloquente, di un attacco alla pace”, sottolinea il nunzio Balestrero.

La Messa è stata celebrata dal Cardinale Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, i membri del Corpo Diplomatico e anche il presidente della Repubblica Felix Antoine Tshisekedi Tshilombo.

L’arcivescovo Balestrero sottolinea a tutti presenti che “stasera ci siamo riuniti per un motivo, per il quale non avremmo mai voluto incontrarci. Soltanto dieci giorni fa, non avremmo mai pensato che sarebbe potuto succedere”. Eppure, è la fede nel Cristo risorto che “getta un raggio di luce e di speranza nelle tenebre e nel dolore di questa tragedia”, e che ci spinge alla preghiera.

Una preghiera che va anche al console italiano Alfredo Russo, che era andato a Goma con Attanasio e Iacovacci, ma che quella mattina non viaggiava con loro, e questo gli ha risparmiato la vita.

Balestrero si rivolge agli attentatori con le parole del profeta Isaia: “Cessate di fare il male, imparate a fare il bene”, “purificatevi”. Perché solo così i peccati potranno essere rimessi, mentre “se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada”, persino della giustizia divina.

Sottolinea il nunzio: “Ogni vita merita rispetto, sempre e comunque. Ancora di più, come è avvenuto per Luca e per Vittorio, quando è impegnata per aiutare la popolazione locale in una missione umanitaria”.

Nessuno deve cedere alla logica dell’attacco – sottolinea il nunzio – perché questa “si espone a cadere sotto la stessa logica, quando è abbracciata da chi è ancora più forte. E sempre si trova qualcuno più forte”.

Non era la logica di Attanasio e Iacovacci. Il nunzio ricorda

“le qualità umane e professionali, la disponibilità e la generosità dell’Ambasciatore Attanasio”, che amava moltissimo la sua famiglia. E sottolinea che Iacovacci era “professionale ed esperto, oltre che attento e generoso nel suo servizio a Kinshasa. Soprattutto, prossimo a formare una nuova famiglia”.

“La morte di Luca e di Vittorio – rimarca il nunzio - ci testimonia che la diplomazia è anche impegno a sostegno dei più svantaggiati e in un contesto di rischio”.

La loro morte porta anche a pensare ai tanti loro connazionali, religiosi e laici, impegnati nel Paese, così come “a tutto il personale internazionale, come pure a quello nazionale, che mette a rischio la propria sicurezza personale per servire la popolazione”. Perché è “della popolazione che non ci dobbiamo dimenticare”, una “popolazione che, soprattutto all’est, da decenni soffre e subisce un conflitto che non vuol finire”.

L’arcivescovo Balestrero prega anche per tutte le autorità, internazionali e nazionali, “perché riescano ad instaurare le ragioni della pace, che sono quelle della verità e della giustizia, del progresso e dello sviluppo, ma anche della riconciliazione e del perdono. Ragioni tanto più difficili da comprendere in un contesto di conflitto, quanto più necessarie ed urgenti”.

E il nunzio sottolinea che la morte dell’ambasciatore e il carabiniere confermano le parole del Vangelo che “non sappiamo né il giorno né l’ora”, e che dunque dobbiamo essere pronti, perché “a ciascuno di noi il Signore chiederà che cosa abbiamo fatto per tutti quelli che soffrono e che muoiono. Ognuno di noi, secondo la responsabilità che occupa, è chiamato a vigilare, perché le situazioni di precarietà e di vulnerabilità non precipitino e i fattori latenti o sopiti di conflitto non esplodano, provocando danni difficilmente riparabili”.

Rispondendo indirettamente a delle rivendicazioni islamiche che hanno definito l’ambasciatore Attanasio un convertito e un martire dell’Islam, l’arcivescovo Balestrero ricorda che “spesso la domenica partecipavano alla Messa in nunziatura”, e che l’ambasciatore riceveva da lui ogni domenica l’omelia.

Conclude il nunzio: “Chiedo al Signore misericordioso, per intercessione della comune Madre Maria, di purificare ogni peccato e di asciugare ogni lacrima di Luca e di Vittorio, perché possano vedere il volto di Dio e divenire simili a Lui”.

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